Trucioli sul bancone, al centro di un negozio con volte in mattoni rossi. Scaffali ordinati con il legno a maturare e un armadio antico senza ante, dove sono appesi al posto degli abiti i violini da riparare. Ben ordinati sui muri, morsetti, forme, sgorbie e raschietti. Nell’aria nessun odore di colle, solo un leggero sentore di legno.
Siamo in via Pozzo dell’Olmo 15 nel laboratorio della liutaia Chiara Lancellotti. Classe 1987, originaria del Villaggio Prealpino, studia al liceo Classico Arnaldo e contemporaneamente violino al Conservatorio.
Dopo la maturità si trasferisce a Parma dove frequenta Scienze per il restauro: «Avevo pensato di fare la scuola di liuteria, ma alla fine ho scelto una facoltà che unisse la parte teorica con quella laboratoriale e scientifica – racconta –. Mentre ero lì, però, ho scoperto che c’era una scuola di liuteria anche a Parma e ho voluto provare. Alla fine ho frequentato entrambe, la scuola di liuteria con Renato Scrollavezza uno dei maestri più importanti della liuteria del Novecento».
Come spesso succede i «giri immensi» della vita portano a quello che molti chiamano destino: «L’arte mi ha sempre appassionato – ricorda la liutaia –, al liceo avevo seguito le lezioni del mio professore di lettere dell’Arnaldo, Enzo Gazich, che era anche pittore: fare cose con le mani mi è sempre piaciuto, ma non avevo mai fatto niente di specifico». Ecco che invece è passata ad un lavoro molto pratico e anche fisico: «A parte usare la sega elettrica per tagliare il tronco, o il trapano, faccio tutto a mano, anche la sgrossatura». E mostra la scultura del legno che sta modellando con le sgorbie.
Il ritorno
Dopo gli studi lavora per qualche anno in una bottega di Cremona, ma lì non riesce a trovare ciò che cerca e così, dopo un anno in Turchia dove si sposa, torna a Brescia nel 2019: «I miei avevano un negozio di arredamento e ho aperto l’attività lì. Poi loro sono andati in pensione e mi sono trasferita al Carmine. La cosa interessante è che i liutai bresciani in passato operavano proprio qui».

Il lavoro
«Io faccio costruzione e riparazione, quest’ultima è l’attività quotidiana essendo materia vivente che necessita almeno della manutenzione. Parallelamente porto avanti la costruzione, ne faccio uno, massimo due. Per realizzare un violino, se ci si dedica completamente, 8 ore al giorno, si impiegano 2-3 mesi, per un violoncello di più, ma costruisco più violini e violoncelli».
Ma chi sono i clienti? «Per le riparazioni sia studenti che musicisti, per acquistare invece è più difficile, bisogna che abbiano fiducia e ti conoscano, quindi molto spesso vengono a provare uno strumento e se piace come suona lo acquistano».
Legno e mano fanno la differenza quando si parla di uno strumento musicale e un liutaio dà la sua impronta: «In liuteria ci sono diverse scuole, io mi ispiro e studio alla scuola Bresciana, all’inizio, quando ho cominciato a costruire mi sono ispirata più a Stradivari, Amati e Guarneri, ma da quando sono tornata sto iniziando a dare un’impronta più bresciana. Studio diversi modelli, ne prendo uno a ispirazione: da lì parto e lo rendo più mio».
Il cartamodello
Ecco che Chiara Lancellotti apre un «cartamodello», come quello che si utilizza in sartoria: «Ci sono misure standard da rispettare, ma nello stile si può variare; dal punto di vista sonoro cerco equilibrio, sonorità e che abbia tanti armonici. Ogni fase della costruzione incide sul suono e dare risultati diversi. A me piace un suono più caldo e con equilibrio tra le corde».
Anche per la materia prima, il legno, c’è una ricerca: per la tavola sopra, si usa l’abete rosso che solitamente arriva dalla Val di Fiemme, poi c’è l’acero dai Balcani, ma si possono trovare anche altre essenze come il pero o il pioppo, però sono più rari. La tastiera, poi, è in ebano. Deve essere stagionato, se no si deforma: lo si compra e poi quando arriva si capisce se la stagionatura è adatta, quindi solitamente si acquista il legno e lo si tiene in laboratorio».
Tutto perché il suono vibri nel profondo, esattamente come Chiara Lancellotti si emoziona quando apre uno strumento costruito due secoli fa: «Ogni strumento che arriva in bottega ha dentro una storia: capita di aprire e di notare la lavorazione interna, i segni del tempo. Ed è bello che riparandoli tornino a suonare, se restano lì servono a poco».
Saper suonare
Entrare nel laboratorio di Chiara Lancellotti è un viaggio in un mondo e nel tempo: prende in mano i modelli di legno e, con la sua voce calma, spiega come usa il ferro caldo per piegare il legno, mostra come modella il legno indirizzando la sgorbia, apre un cartamodello e con un vecchio compasso prende le misure dello strumento. Come cambiare il ponticello, i piroli e l’anima (che non è incollata). Il fatto di saper suonare sicuramente la aiuta: «Sai cosa muovere e quanto. Agevola. Poi non è necessario, ci sono liutai che non suonano e si basano sull’esperienza e su quanto dice il musicista».
Spiegato da lei pare semplice, ma non lo è. Tanto chiara nello spiegare che ogni tanto accoglie in laboratorio anche scolaresche, curiosi o turisti (anche americani).
La liuteria bresciana
E conclude: «Questo era il quartiere dei liutai bresciani e per caso mi sono trovata qui – racconta –. E qui a due passi c’è San Giuseppe, dove c’è la tomba di Gasparo da Salò». Anche se oggi, quando si parla di liuteria, si pensa subito a Cremona, bisogna riconoscere a Brescia una posizione da protagonista in questo campo: la scuola bresciana ha gettato le basi della liuteria moderna con maestri quali Gasparo da Salò e Giovanni Paolo Maggini e, come ricorda l’Enciclopedia bresciana, i liutai bresciani furono i primi a costruire magnifici strumenti per l'eleganza di forme e dal suono melodioso. «La scuola bresciana fu per oltre due secoli – continua – un autentico vivaio di grandi liutai dai più antichi costruttori di liuti e di viole da gamba e da braccio a tutti quelli che citeremo in seguito».




