Il lascito d’amore di Laura: due microscopi per l’ospedale di Manerbio

Dicono che dare la vita per gli altri sia la più grande prova d’amore. Vero. Forse, però, non è da meno chi, cosciente di dover morire, cerca di evitare ad altri il suo stesso destino.

Laura Spinelli è una di queste splendide persone: sapendo di essere alla fine dei suoi giorni, ha chiesto al marito di fare una donazione in favore dei malati oncologici. Aggiungiamo l’amicizia e la stima che Laura aveva per l’associazione «Paolo Degiacomi Il Pro» ed ecco il miracolo: al laboratorio di anatomia patologica dell’Ospedale di Manerbio sono arrivati 2 microscopi di ultima generazione, capaci di rendere molto più efficaci le analisi. Costo: 30.000 euro.
L’impegno
Dotati di visione ad alta definizione e camera integrata, consentono l’osservazione simultanea di due operatori, così da ottimizzare il confronto tra medici esperti e neo specialisti. I nuovi microscopi, insomma, permettono una maggior accuratezza e sicurezza nell’analisi dei campioni pervenuti dall’area chirurgica-oncologica.
Nel 2024, quando se n’è andata, Laura aveva 59 anni. La conoscevano tutti non solo perché, come ricorda il marito Claudio, «amava la vita e tra mille difficoltà ha fatto di tutto per tenersela stretta», ma anche perché era socia e figlia del fondatore dello storico caseificio Spinelli. Un’istituzione.
Il destino di Laura è quello di molte altre persone: un paio d’anni di cure, poi, in pochi giorni, la fine. Prima dell’oblio, l’animo buono e l’altruismo che albergavano in lei si sono sostanziati in una richiesta che la donna ha fatto al marito: farsi carico del suo desiderio di aiutare i malati oncologici.
Lui, che è della stessa pasta della moglie, non ha esitato e si è affidato ai volontari della De Giacomi, che hanno fatto da collettore tra la famiglia e l’Ospedale di Manerbio. «Laura era molto legata alla nostra associazione - ricorda il presidente Bruno Sudati -. In modo discreto ci ha sempre aiutato. Il suo altruismo lo si vede anche da questa importante donazione frutto del desiderio, espresso quand’era in vita, di voler essere d’aiuto ai malati oncologici».
Il risultato è quello che il marito definisce «un atto d’amore voluto da Laura per dare speranza a chi ne ha più bisogno. Lei stessa ha affrontato la malattia con umiltà, dignità e determinazione».
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