Umanizzazione delle cure: i mille progetti del modello bresciano

In ogni percorso di cura arriva un momento in cui la sola competenza clinica non basta. È quando gli occhi cercano rassicurazione, quando il silenzio condiviso diventa conforto, quando una mano che si posa sulla spalla rompe la solitudine. L’umanizzazione delle cure nasce da qui: dall’idea che il paziente non sia un numero di cartella clinica, ma una persona con paure, domande, fragilità.
Significa ambienti più accoglienti, tempi di ascolto congrui, informazioni spiegate con chiarezza, servizi pensati per soddisfare le reali esigenze della persona. Significa, in due parole, prendersi cura. In una Sanità chiamata ogni giorno a misurarsi con emergenze e grandi carichi di lavoro, restituire centralità alla persona è la sfida più importante.
In Lombardia
La Lombardia ne è consapevole: nelle scorse settimane il Consiglio regionale ha approvato un ordine del giorno promosso dalla consigliera Claudia Carzeri che, portando l’esempio virtuoso della nostra provincia, definisce la direttrice lungo cui si sta ridisegnando il rapporto tra strutture sanitarie e cittadini.
«L’umanizzazione delle cure non è un concetto astratto, è un atto concreto da sostenere per implementare l’operato già eccezionale degli operatori del comparto sanitario. Ritengo che modelli assistenziali centrati sulla persona, fondati sull’ascolto, sulla comunicazione empatica e sul coinvolgimento congiunto di professionisti e pazienti, contribuiscano al miglioramento dei percorsi diagnostico-terapeutici e riabilitativi. Noi per scrivere il documento ci siamo basati sull’esempio di Brescia».
L’ordine del giorno impegna la Giunta regionale a incentivare progetti innovativi nati dal basso, promossi da professionisti della Sanità e associazioni di pazienti. Il tutto con l’obiettivo di rafforzare il benessere di chi cura e di chi è curato. Brescia, come sottolinea Carzeri, è già avanti.
Negli ultimi anni in provincia, anche grazie alla lungimiranza di realtà come «Dall’altra parte» e «Aprire network», sono stati organizzati convegni e concorsi dedicati alla necessità di coniugare umanità e scienza, superando una visione che si limita alla patologia per abbracciare la persona nella sua interezza.
Una sensibilità che non resta confinata ai principi, ma si traduce in iniziative concrete. Per questo abbiamo chiesto agli ospedali bresciani di raccontare progetti e percorsi avviati per rendere la cura sempre più vicina, e attenta ai bisogni di chi la vive ogni giorno.
Il modello Brescia
La Asst Spedali Civili ha istituito un board aziendale ad hoc coordinato dalla direttrice sanitaria, Frida Fagandini. Ha il compito di sviluppare nuovi progetti legati al miglioramento della qualità organizzativa e assistenziale nel rispetto dei principi di umanizzazione delle cure e di assicurare, in materia, la copertura del fabbisogno formativo di tutti gli operatori addetti sulla base delle esigenze specifiche degli utenti.
«Siamo guidati da un principio fondamentale - spiega Fagandini -: la persona deve essere al centro dell’assistenza sanitaria. In un contesto in cui la tecnologia e la scienza hanno fatto enormi progressi in tempi rapidi, è fondamentale non perdere di vista l’importanza degli aspetti umani e relazionali nella cura».
In questo senso, aggiunge Enrico Burato, direttore socio sanitario della Asst, «abbiamo previsto una partecipazione attiva degli enti del Terzo Settore. Agli Spedali Civili sono 60 le associazioni impegnate in altrettanti progetti di umanizzazione tra reparti pediatrici e adulti».
Dal percorso Dama al trucco
Un progetto concreto in quest’ottica è il Dama, che offre un percorso facilitato di assistenza sanitaria nei confronti di minori e adulti con disabilità.
L’Associazione oncologica bresciana (Aob) offre un servizio di accoglienza in day hospital e ascolto in Oncologia e nella Breast Unit per garantire al paziente un ambiente accogliente e umano, in cui la sala d’aspetto diventi una vera e propria «Sala d’affetto», ovvero un luogo nel quale un saluto, un sorriso e un atteggiamento di generosità e disponibilità possano offrire il supporto di cui il paziente ha spesso bisogno.
Aob offre, inoltre, ai pazienti oncologici un servizio di nutrizione grazie alla collaborazione con una dietista, che riceve direttamente in ospedale. L’Associazione donne operate al seno (Ados) coinvolge invece le donne in attività sportive come l’acquagym o iniziative come la «Corsa rosa».

Sempre ai Civili c’è poi Esa che, tra le tante cose, organizza laboratori di trucco per le pazienti in terapia e propone esperienze di realtà virtuale per il benessere psicologico e il cambiamento positivo.
Tra fumetti e castelli
In Asst Valcamonica la parola umanizzazione evoca nel direttore generale Corrado Scolari tre progetti: la scuola per i bambini ricoverati (attiva anche ai Civili), il coinvolgimento delle associazioni nei percorsi di cura e il recente allestimento della Pediatria con fumetti alle pareti che richiamano i castelli della Valle. A proposito di spazi anche la Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza e Disabilità di Chiari è stata progettata per favorire accoglienza, comfort sensoriale, accessibilità e piena fruibilità dei servizi.
«Alcuni elementi architettonici come luce, colore e musica contribuiscono al benessere dell’utenza» spiega Andrea Ghedi, che nella sua doppia veste di ingegnere e direttore socio sanitario dell’Asst Franciacorta, in collaborazione con il personale medico e sanitario, ha curato la nuova sede: «L’umanizzazione delle cure è una componente fondamentale di questo processo: significa attenzione agli spazi, alle relazioni, al contesto familiare e alla qualità della vita, accanto alla qualità clinica».
Importante, anche qui, è la collaborazione delle associazioni di volontariato: ne è un esempio l’attività dell’ambulatorio dedicato agli stomizzati. E ancora: Asst Franciacorta ha attivato un servizio psicologico dedicato alle cure domiciliari.
Asst Garda non è da meno: tra i progetti che vengono proposti Manerbio per coinvolgere i pazienti del polo oncologico ci sono, ad esempio, quello del gruppo di lettura o il corso di trucco. Occasioni semplici, ma significative, che favoriscono la socialità, rafforzano l’autostima e aiutano a costruire relazioni positive trasformando il tempo della cura in uno spazio di partecipazione.
Dai concerti allo yoga
La lista delle iniziative, insomma, è davvero lungo: si vai dai concerti per pazienti e familiari organizzati alla Domus Salutis ai progetti «Quattro zampe in corsia» (in collaborazione con la Fondazione Prossimo Mio) e «Yoga in ospedale» (pratica utile per favorire il processo di ripresa e miglioramento fisico dei pazienti) proposti negli ospedali bresciani del Gruppo San Donato «per regalare un momento di spensieratezza e, al contempo, promuovere i valori di partecipazione e del benessere generale della persona».

Senza dimenticare i concerti di musica classica per i degenti (con la Fondazione del Teatro Grande) e la collaborazione con l’associazione Priamo, che nasce dalla volontà di diffondere la cultura e l’informazione in ambito psiconcologico.
Quanto alla Poliambulanza, l’umanizzazione delle cure passa dai «Giovedì dei libri» ai concerti col Grande, ma è anche nelle nuove sedute della Medina nucleare pensate per accogliere anche chi, nell’attesa, sta al pc (perché il paziente non è solo un malato, ma può essere una persona che lavora), nei percorsi di counseling nutrizionale, nelle dimissioni protette, nelle cure domiciliari e nei servizi di supporto psicologico e psico-oncologico per accompagnare in modo articolato le diverse fasi della malattia sostenendo la sfera emotiva.
Associazioni in prima linea
Per sensibilizzare su queste tematiche, dicevamo, svolgono un’azione mirata «Dall’altra parte» e «Aprire network». Nato dall’esperienza di medici che, per un tratto della loro vita, si sono ritrovati «Dall’altra parte» (non più camici, ma pazienti o familiari di pazienti), il gruppo è guidato da Gianfranco Massarelli e mira a diffondere un approccio centrato sulla persona e a promuovere, non solo in ambito sanitario, una cultura della cura e del servizio capace di coniugare competenza e umanità.
Come spiega la referente Alessandra Ramera, «per migliorare le cose si può agire su più fronti: adeguamento degli ambienti, servizi più agiati, modo di rapportarsi, gestualità. Sembrano aspetti banali, ma non lo sono. Hanno un’importanza notevole, soprattutto in tempi di carenza di personale. Servono al paziente, ma anche a chi si prende cura di lui. Aiutano a recuperare lo spirito di squadra».
Il sodalizio collabora con «Aprire network»: «Per anni - spiega il presidente dell’associazione Fulvio Lonati - abbiamo indetto premi di laurea e concorsi su queste tematiche coinvolgendo i giovani e le organizzazioni. Siamo convinti che i servizi del territorio, non solo quelli sanitari, siano la base sulla quale si costruisce il Sistema. E crediamo nell’importanza di un approccio che renda l’assistito e il suo contesto di vita davvero protagonisti delle cure».
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