Sui muri per le strade, nelle storie di Instagram, nelle aule scolastiche: dovunque ci si giri ci sono pubblicità, annunci, libri e cartelli informativi creati con l’Ai. E la «mano» è spesso identificabile senza grandi sforzi dato che la grafica, i colori e l’impostazione si somigliano. Ma c’è anche chi sa dialogare molto bene con lo strumento e, quindi, a fargli creare composizioni più difficilmente identificabili.
Luca Zizioli e Valentina Jacotti, dell’agenzia di comunicazione e branding marketing «Jaguares», hanno creato un bollino inamovibile antifrode, con ologramma argentato (come quello dei cd e delle vhs), che certifica la «creazione umana» di un’opera. Sull’esterno si legge «Jaguares defend real human brains + emotions (Jaguares difende i veri cervelli umani e le emozioni)» e all’interno «100% Ai free». Ne abbiamo parlato con Luca Zizioli, affiancato dal grafico Adrien Civettini, nello studio di via Sant'Orsola a Caionvico.

Luca, come nasce l’esigenza di questo bollino?
Dal senso di responsabilità e dalla necessità di far cultura. Il bollino vuole essere uno strumento di comunicazione.
Perché?
Al di là del fatto che per alcuni clienti è un valore aggiunto il fatto che, dal progetto alla realizzazione, intervenga solo l’ingegno umano, credo sia giusto sapere se un brano musicale o un’opera d’arte siano stati creati con l’Ai oppure no. È come il bollino apposto ai prodotti biologici, oltre al certificare un metodo di coltivazione, negli anni ha fatto conoscere il prodotto. Oggi tutti sanno cosa vuol dire agricoltura bio. Poi si è liberi di acquistare o no.
Nel mondo della comunicazione digitale manca il racconto del lavoro per chi non lo fa, noi andiamo in quella direzione.
Come vedete l’Ai?
Jaguares non è contro l’Intelligenza artificiale perché è inevitabile e indiscutibilmente uno strumento incredibile che facilita anche il lavoro, ma difendiamo la creatività umana: per noi c’è sempre prima la matita e si parte sempre dal bozzetto. Non a caso abbiamo scelto di investire su un illustratore e grafic designer come Adrien Civettini quando, invece, molte agenzie scelgono di tagliare le collaborazioni di questo tipo.
Una scelta che possiamo definire etica?
La scelta di prendersi questa responsabilità: per noi è importante che qualcuno inizi a sensibilizzare in tal senso. Per questo abbiamo creato anche una versione open source, ovviamente diversa dalla nostra, accessibile gratuitamente a tutti e personalizzabile. È stata avvallata dal nostro fornitore, Etabeta, ma può essere stampata da chiunque crei etichette: ha un perimetro nel quale è certificato il non utilizzo dell’Ai e al centro c’è uno spazio vuoto per inserire un logo o il proprio nome.
Secondo noi è auspicabile che scrittori, grafici, pittori inizino a segnalare che le loro opere sono frutto solo della loro creatività.
Dove apponete il bollino?
Sulle nostre fotografie, le stampe di fine art, sulle edizioni, cataloghi e libri, ma anche sui progetti che consegniamo ai clienti.
La vostra sensibilità ha origine dall’amore per l’artigianato?
Nasciamo come studio ed esposizione-vendita di nostre foto, quando ci è venuta l’idea di portare oggetti artigianali dal mondo dai nostri viaggi abbiamo iniziato a vendere anche le foto. L’artigianato crea un «link»: si compra un oggetto dal Marocco e ci si porta a casa anche una fotografia scattata in quel luogo. Ho sempre avuto l’interesse per l’artigianato e la matericità, ma vedo che si sta perdendo l’interesse a riconoscere la qualità di un prodotto. Quindi vogliamo fare cultura in questo senso.
Adrien Civettini, cosa dà più l’umano nel campo del graphic designer secondo lei?
Nel mio campo il dialogo con il cliente per capire cosa vuole è molto stimolante e gratificante. È nostro compito «educare» il cliente al gusto progettuale spiegando che ogni scelta ha una ragion d’essere. L’Ai ha creato una velocità di risultato che non fa riflettere su come vien fatto il lavoro.
Interviene Luca Zizioli: È la chiacchierata con l’imprenditore, cosa vuol trasmettere al cliente che fa la differenza: tutte queste cose l’Ai non le può dare. Non solo: in maniera provocatoria possiamo proporre soluzioni in controtendenza o distanti da quanto fatto fino a lì. E non è raro vengano scelte queste. È il fascino del nostro lavoro.




