Come innamorarsi dei rapaci. Un amore che giustifica disagi, sacrifici, giornate di attesa vissute con ostinata pazienza. Perché ciò che si riceve in cambio è qualcosa di unico e speciale.
La passione
Riccardo Podavini, muscolinese con la passione per la fotografia, che pratica con spiccato talento e tecnica sopraffina, da anni ha deciso di dedicarsi al racconto per immagini della fauna selvatica e, in particolare, dei rapaci diurni.
«I miei luoghi del cuore - spiega - sono quelli dell’alto Garda bresciano. È qui, infatti, nei cieli che sovrastano le montagne di Gargnano, che si trova la rotta principale del flusso migratorio di questi uccelli. Qui, nel periodo tra febbraio e maggio, transitano i rapaci che, dopo aver trascorso l’inverno in Paesi più caldi, risalgono verso il nord per nidificare».

Le migrazioni
Un lungo viaggio, che dall’Africa li conduce, attraverso Gibilterra, la Costa Brava, i Pirenei, la Costa Azzurra e l’Appennino fino al Benaco, tappa di un itinerario che in molti casi non si concluderà se non nell’Europa settentrionale, fino in Scandinavia.
«L’istinto li spinge infallibilmente a valicare i monti dell’alto Garda - sottolinea Podavini -. Una scelta che, come sempre in natura, ha una precisa ragione: le pareti rocciose verticali di questo territorio determinano correnti d’aria ascensionali assai favorevoli ai migratori, che le sfruttano per volare con minor fatica e a grandi velocità».
L’osservatorio
È proprio sulle alture gargnanesi, e per l’esattezza sulla cima Comer, che il fotografo di Muscoline ha trovato il punto ideale di osservazione. Non da solo: con lui vi è un gruppo di appassionati che condividono tale esperienza.
«Gli appostamenti possono durare fino a otto ore al giorno - fa sapere Riccardo -. Il mese nel quale si contano i passaggi più numerosi e la più ampia varietà di specie è aprile. Anche negli altri periodi di flusso non mancano però le occasioni per rilevazioni significative: nella prima metà di maggio, ad esempio, a sorvolare l’alto Garda arriva il falco pecchiaiolo, il… ritardatario che chiude di fatto la stagione delle migrazioni».
Il censimento
Podavini non si limita a documentare con i propri splendidi scatti i rapaci che solcano il cielo a portata di teleobiettivo. Come i suoi compagni di avventura, egli si presta, infatti, pure a un prezioso lavoro scientifico, registrando ogni volta il numero di uccelli in transito suddivisi per specie e in relazione alle condizioni meteorologiche, che incidono sensibilmente sulla frequenza. I dati vengono inoltrati a Infomigrans, un centro ornitologico che li mette poi a disposizione degli studiosi.
«Quest’anno gli esemplari censiti sono stati duemilaquattrocento - riferisce Riccardo -. Una ventina le specie, dal gheppio alla poiana, dal nibbio allo sparviero, alle diverse varietà di falco. Ho avuto anche la fortuna di fotografare, in qualche frangente, l’aquila reale».
Gli incontri, s’intende, avvengono a debita distanza. È ben difficile che un rapace scenda a terra quando vi sono esseri umani nei paraggi. «Una volta, tuttavia, mi è capitato - ricorda Podavini -. Una giovane poiana si è posata a meno di due metri da me. Evidentemente era molto stanca, e non si era accorta della mia presenza. Se ne è rimasta lì per un poco, poi è volata via. Confesso di essermi emozionato».


