Storie

Dall’inclusione sboccia l’autonomia: «21 grammi» festeggia 10 anni

Il ristorante che dà occupazione a persone con sindrome di Down celebrato oggi in Loggia con la ministra per le Disabilità Alessandra Locatelli
Il team del «21 grammi» - © www.giornaledibrescia.it
Il team del «21 grammi» - © www.giornaledibrescia.it
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C’è stato un tempo in cui immaginare un futuro diverso appariva quasi un azzardo: «Volevamo che i nostri figli non fossero utenti di un servizio, ma protagonisti della propria vita. Non cercavamo assistenza: eravamo determinati a creare opportunità».

A raccontarlo, ripercorrendo un cammino fatto di paure e coraggio, è Claudia Rossi, presidente del Centro bresciano Down. Dietro quel sogno di un gruppo di genitori c’era una domanda che non dava tregua: cosa succederà dopo la scuola? Che ne sarà dei nostri figli quando le aule si svuoteranno e il futuro busserà alla porta?

La celebrazione in Loggia - © www.giornaledibrescia.it
La celebrazione in Loggia - © www.giornaledibrescia.it

La risposta è arrivata da un progetto concreto: una cucina che si accende, un bancone da cui servire un aperitivo, un cliente da accogliere con il sorriso. È così che, dalla convinzione che il lavoro sia il ponte più solido tra la famiglia e l’età adulta, è nato, dieci anni fa, il «21 grammi». «Non un locale speciale - precisa -, ma un ristorante eccellente, dove la diversità è un ingrediente, non un limite». L’occasione per parlarne a microfoni accesi si è presentata questa mattina in Loggia, durante l’incontro con il ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, che ha dato il via ai festeggiamenti per il decennale.

La storia

«Abbiamo dimostrato che il nostro sogno è possibile. Non facile, ma possibile», sottolinea Giovanni Maggiori, presidente della cooperativa Big Bang, nata in seno al Centro bresciano Down per dare concretezza a un progetto che chiedeva visione e impegno. Attorno a quell’intuizione si è costruita una rete. Fondazione Casa di Dio ha messo a disposizione l’immobile di viale Italia dove il ristorante ha trovato casa. La cooperativa La Mongolfiera ha affiancato le famiglie con competenze tecniche e supporto organizzativo.

Un’alleanza che ha trasformato una scommessa educativa in un’impresa capace di stare sul mercato. «Non è stato facile, ma ne è valsa la pena», aggiunge Maggiori. In questi anni, tra colazioni, pranzi, cene e banchetti, «abbiamo contribuito ad abbattere stereotipi e a dimostrare alle aziende che l’inclusione della disabilità non è un onere, ma può generare valore anche in termini competitivi».

Il risultato più significativo, però, è un altro: venti persone con sindrome di Down passate dal «21 grammi» oggi lavorano in altre realtà, come negozi, fast food e aziende metalmeccaniche. «E sono felici», evidenzia Maggiori. È questa, più di ogni bilancio, la misura di un progetto che si è rivelato una palestra di vita. Tanto che alcune di queste persone hanno espresso il desiderio di vivere da sole. Per accompagnare questo passaggio verso l’autonomia è nata, nell’ultimo anno, la Fondazione Nuovi Orizzonti, guidata dal presidente Paolo Frassine, con il compito di gestire il «Dopo di noi».

Il modello è già realtà in un appartamento di via Somalia, dove vivono tre ragazzi e una ragazza. Ed è in fase di sperimentazione in altri alloggi, nei quali alcune persone con sindrome di Down si misurano con l’autonomia per un fine settimana oppure per sette o quindici giorni al mese. È questa, quindi, la nuova sfida: «A chi ci chiede di cosa abbiamo bisogno – conclude Frassine – rispondiamo: appartamenti, 5 per mille e nuove idee». Perché, come dimostrano questi dieci anni, anche ciò che sembra un azzardo può diventare realtà.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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