Ignudo o riccamente vestito, come un piccolo Re. In piedi o seduto. In legno intagliato o in cera, cartapesta o terracotta. Posto in teche sontuose o in umili scatole utilizzate per il trasporto, o per custodirlo nella stanza di preghiera che si trovava nelle case dei nobili. Sono numerosissime e varie le rappresentazioni del Bambin Gesù, il cui culto trova a Gardone Riviera una delle espressioni più complete e singolari nel Museo del Divino Infante, straordinaria raccolta di opere sacre ideata a curata dalla collezionista di origini tedesche Hiky Mayr. L’abbiamo intervistata.
Signora Mayr, questo museo è considerato un unicum. Come nasce?
Mi dicono sia la più grande collezione, la più completa di questo genere, che esiste al mondo. Ci sono circa 250 bambini: quattro secoli di arte e antiquariato. È un museo nato un po’ per volta. Vedevo nei mercatini queste statuine malridotte, alcune in pessime condizioni di conservazione, senza mani le une, senza gambe le altre, con pezzi e vestiti mancanti. Le compravo per dar loro una nuova vita.

Quindi ogni pezzo è stato restaurato da lei?
Esattamente. È un’arte che ho imparato a Monaco di Baviera, in sei anni di scuola. Ho eliminato vernici posticce, riparato vestiti, ricreato parti mancanti. In questo senso è una collezione tipicamente femminile: il desiderio di salvare questi bambini è probabilmente molto legato all’istinto materno.
Quanti pezzi ci sono complessivamente nel museo?
Oltre ai 250 Bambin Gesù, c’è la sezione dedicata al presepe, in cui troviamo circa 200 pezzi. Esponiamo poi statue di Maria Bambina e quadri a tema. C’è anche una sala dedicata al restauro.
I Bambin Gesù da dove arrivano?
Sono tutti, senza alcuna eccezione, di produzione italiana, alcuni molto antichi, del 1300 e 1400. Vengono dalle bancarelle: da Brescia, da Trento, da Napoli naturalmente. Per decenni sono andata alla ricerca di questi tesori nascosti. Un tempo non suscitavano grande interesse, si mercanteggiava e spesso si spuntava un buon affare. Oggi non è più così, hanno prezzi decisamente elevati.

Quali sono i materiali più frequenti?
Molti sono in cera, un materiale disponibile negli ambienti religiosi, grazie alle candele. Ma ci sono anche sculture in legno intagliato e policromo, terracotta e cartapesta.
C’è un pezzo a cui è particolarmente legata?
Tra quelli più significativi ce n’è uno appartenuto a Gabriele d’Annunzio, che abbiamo ricevuto in prestito dal Vittoriale. È un putto d’altare in legno, arricchito con collane in varia fattura. Una curiosità: a prima vista pare abbia una sola gamba, ma c’è anche l’altra, accavallata e nascosta sotto il vestito.
Come avviene il suo approccio al restauro?
Ho praticato sempre un restauro rispettoso. Alcuni bambini li ho trovati letteralmente a pezzi, me li consegnavano in un sacchetto di plastica. Molti erano coperti da più strati di pitture postume: quando arrivava Natale, prima di esporli, gli si dava una mano di vernice. Eppure, rimossi tutti gli strati, spesso appariva una perfetta policromia originale. Anche dei vestiti originali spesso rimaneva poco, però anche quel poco è stato utile per ricreare un modello con materiali adeguati all’epoca, con tessuti preziosi, sete, broccati, velluti e pizzi finissimi, indispensabili per un buon restauro.
Oltre ai bambinelli, cosa conserva il museo?
Ci sono anche tutti gli arredi: letti, sedie, troni. C’è tutto quello che era intorno al Bambino Gesù. A volte ho trovato soltanto le scarpine, oppure i sandali, senza il bambino. Chissà che fine avrà fatto...
Un’ampia sezione del museo è dedicata ai presepi, segno di una marginalizzazione del culto del bambino isolato a favore degli allestimenti scenografici.
Il visitatore rimane incantato di fronte a un favoloso presepe napoletano che copre circa venticinque metri quadrati, con tutta la teatralità partenopea tipica del presepio del Settecento. È composto da 135 figure, per la maggior parte intagliate nel legno, con teste, mani e piedi in terracotta, animali e una varietà di suppellettili, vestiti, gioielli, arredi e finimenti, in una creazione scenica caratterizzata dalla felice convivenza dell’elemento profano accanto a quello sacro. Sono pezzi attualmente introvabili, quello che c’era sul mercato è già tutto in mano ai collezionisti, non si trova più nulla. Per vedere un presepe di questa qualità, occorre venire qui. Nel periodo natalizio - conclude Hiky Mayr - siamo presi d’assalto e l’atmosfera è davvero magica.
Ma, aggiungiamo noi, la visita è suggestiva in ogni stagione.



