La storia della Regia Nave Puglia è a suo modo uno spaccato di storia d’Italia del suo tempo, specchio di una giovane nazione che cercava un posto nel mondo, fra ambizioni coloniali ed emigrazione verso terre in cui i tanti braccianti, pressati dalla miseria, cercavano miglior fortuna. Ma anche e soprattutto un frammento della storia militare del Belpaese, che vide il Regno scontrarsi prima con l’antico impero turco e quindi affrontare anche per mare – l’Adriatico in primis – la sfibrante prova della Prima guerra mondiale.
Nave Puglia e l’Adriatico
E se è vero che l’ariete torpediniere Puglia – poi tramutato in incrociatore protetto e infine in posamine – solcò più mari, dall’Oceano Indiano al Mar Cinese, dal Pacifico al Mar Rosso (dove rimediò l’affondamento di una cannoniera turca nelle acque della mitica Aqaba, che sarebbe stata espugnata dal leggendario Lawrence d’Arabia), è proprio nell’Adriatico caro al Vate che va ricercato il legame fra il Poeta e la nave.

D’Annunzio, infatti, in cielo e per mare, si rese protagonista di imprese nelle acque di quel cortile d’acqua della Serenissima che fu l’Adriatico: a Buccari, in Dalmazia, si spinse con il Motoscafo armato silurante (quel «Mas» poi tramutato in acronimo di «Memento audere semper», «ricorda di osare sempre», pure conservato al Vittoriale) che lo vide con Luigi Rizzo e Costanzo Ciano - padre di Galeazzo, futuro genero di Mussolini e ministro degli Esteri fascista -, protagonista della celebre «beffa» di cui fecero le spese i piroscafi asburgici sorpresi alla fonda; a Fiume, invece, distante solo una decina di chilometri, il poeta abruzzese diede vita alla clamorosa impresa della Reggenza del Carnaro.

E non è un caso che la prua della nave, immersa nel verde del parco del Vittoriale, guardi proprio in direzione dell’amato Adriatico.
Dal varo agli oceani più remoti: la storia
Quanto alla storia d’acciaio e d’acqua della Puglia (cui è dedicato il volume di Bruno Cianci «Arma la prora. La Regia Nave Puglia intorno al mondo», Mattioli 1885 Editore), l’imbarcazione viene impostata assieme alle consorelle della classe delle Regioni (capofila la Lombardia), per volere della giovane Regia Marina e su progetto del generale del Genio Navale Edoardo Masdea. Derivato dall'unità Dogali, era stato concepito soprattutto per il servizio nelle colonie e nei mari lontani, più che per operare in squadra. Per questo lo scafo era rivestito in legno e protetto da lastre di zinco, una soluzione che garantiva una maggiore resistenza durante le lunghe navigazioni nei climi tropicali.
La costruzione iniziò nell'ottobre del 1893 presso l'Arsenale di Taranto. Varato il 22 settembre 1898, il Puglia entrò in servizio il 26 maggio 1901. Pochi giorni dopo salpò da La Spezia per una lunga missione diretta in Australia e in Estremo Oriente. Dopo aver fatto scalo nei principali porti australiani, raggiunse la Cina, dove si unì alla squadra navale italiana operante in quell'area. Per circa un anno svolse attività lungo le coste cinesi, coreane e giapponesi, rientrando in Italia all'inizio del 1903.

Nel luglio dello stesso anno riprese il mare per una nuova campagna oltreoceano. Attraversò il Centro America, le Antille e le coste del Brasile, raggiunse il Río de la Plata, doppiò lo Stretto di Magellano e risalì il Pacifico fino a San Francisco. Da lì proseguì verso il Giappone e la Corea, per poi fare ritorno a Taranto nel giugno 1905, al termine di quasi due anni di navigazione.
Conclusi alcuni lavori di manutenzione, nel dicembre 1907 ripartì per ulteriori missioni, operando nuovamente tra le Americhe e l'Estremo Oriente. Rimase di base a Shanghai – dove l’Italia possedeva la concessione di Tientsin – fino alla fine del 1909.
Durante la guerra italo-turca prese parte alle operazioni nel Mar Rosso, dove si trovava «la colonia primigenia» di Eritrea. Impiegato in missioni di sorveglianza contro il contrabbando e in azioni offensive, contribuì ad Aqaba all'affondamento della cannoniera ottomana Alish, e interruppe il collegamento telegrafico tra Gedda e Suakin tagliando i cavi sottomarini (antesignani dei moderni e pur vulnerabili cavi internet subacquei, tornati alla ribalta nei conflitti più recenti).
Nel 1914 il Puglia fu sottoposto a un ammodernamento dell'armamento e riclassificato come incrociatore protetto di terza classe. Con lo scoppio della Prima guerra mondiale operò prevalentemente nell'Adriatico, partecipando alla posa di sbarramenti minati e svolgendo missioni di presidio nei porti della Dalmazia. Tra il gennaio e l'ottobre 1917 fu trasferito in Libia, per poi tornare nel Canale d'Otranto, dove riprese le operazioni di minamento.
Al termine del conflitto venne destinato a Spalato, città teatro di tensioni tra italiani e slavi che costarono la vita l'11 luglio 1920 al comandante Tommaso Gulli, per questo insignito della Medaglia d'oro al valor militare.

Rientrato in Italia nel 1921, il Puglia fu trasformato in posamine mediante un nuovo intervento di modifica dell'armamento. Solo due anni più tardi, all’atto della radiazione dal servizio, Nave Puglia venne donata dalla Regia Marina a Gabriele D'Annunzio. La prua e gran parte delle sovrastrutture – compreso l’albero che solo il maltempo delle scorse ore ha potuto fiaccare - furono ricollocate nel parco del Vittoriale degli Italiani, dove giunse dopo un lunghissimo viaggio e dove ancora oggi sono orientate simbolicamente verso l'Adriatico.




