Storie

The Floating Piers: a 10 anni resta il ponte tra lago d’Iseo e il mondo

Da Sulzano a Montisola, il ricordo delle sedici giornate storiche dell’opera di Christo: «Indimenticabile, ci ha fatto conoscere a livello globale»
Alessandro Carini

Alessandro Carini

Vicecaposervizio

Folla sul ponte galleggiante nel giugno del 2016
Folla sul ponte galleggiante nel giugno del 2016

Basta socchiudere gli occhi. E poi riaprili. E quindi lasciare che il cervello suggestioni le retine. La passerella di Christo è ancora qui, a dieci anni di distanza. Pare di vederla quella distesa di stoffa giallo dalia che attraversa il lago da Sulzano a Peschiera Maraglio e poi va ad abbracciare l’isoletta di San Paolo. Era il 18 luglio del 2016 quando The Floating Piers aprì le porte – e le danze: un po’, là sopra, si ballava – e cominciò a farsi calpestare: da quel giorno al 3 luglio ci misero sopra i piedi un milione e duecentomila persone, a passeggio sulle acque. Numeri monstre per un evento globale che fece conoscere in tutto il mondo il lago d’Iseo.

Le tracce

 «Indimenticabile». L’aggettivo è sulla bocca di tutti, di qua e di là del braccio di lago che separa il continente da Montisola. Indimenticabile la passerella, impossibile da scordare l’eccezionalità di quei sedici giorni di vita di un’opera d’arte effimera fino a pagina 2: subito dopo venne smantellata, come voleva l’autore, ma ha lasciato tracce indelebili. Quelle fisiche le trovi a Sulzano, a pochi metri dall’imbarcadero: dove c’era l’accesso al molo galleggiante ora c’è una grande scritta in rilievo (#The Floating Piers Sulzano). E le trovi pure a Montisola, ancora con la scritta tridimensionale sulla passeggiata a lago tra Peschiera e Sensole (#The Foating Piers Monteisola) e con una serie di pannelli fotografici che ripercorrono la preparazione dell’opera fino alla sua apertura.

Quel che resta di Floating Piers
Quel che resta di Floating Piers

Li osservano da vicino i visitatori che in una calda mattinata di fine primavera sbarcano a Peschiera, traghettati dal battello e dal desiderio di andare a scoprire l’isola. Gli stessi che, dopo aver chiesto informazioni nelle lingue di mezzo mondo, non resistono alla tentazione di un selfie davanti alla scritta, il lago a fare da sfondo. Sono loro le tracce fisiche permanenti di quel che resta di The Floating Piers, l’eredità durevole dell’opera che durò poco più di due settimane. Anche se qualcuno, soltanto un anno fa, pensava che il ponte ci fosse, fisicamente, ancora: «Ce lo chiese una coppia venuta dal Canada, a noi toccò spiegargli che era stato smantellato da un po’...».

A parlare sono Veruska e Roberto del chiosco «Le Ere». Lo gestiscono da qualche anno, mentre ai tempi di Christo re di Montisola facevano altro. Segno che avere un bar qui lungo la passeggiata tra Peschiera e Sensole, con vista privilegiata sull’isoletta di San Paolo, ha un senso anche dopo l’evento. Quell’evento che nei loro ricordi è «qualcosa di bellissimo, impossibile da dimenticare. Al di là dell’aspetto economico, al di là di qualche disagio alla vita di tutti i giorni, per i montisolani è stato ed è ancora motivo di orgoglio e di grande soddisfazione aver ospitato quella straordinaria opera d’arte».

La scossa

Qui c’era una vera e propria invasione, ma il fastidio provato da chi dovette subirla fu ampiamente superato. Ne sono convinti anche alla Forneria Ziliani, che apre i battenti proprio di fronte al punto in cui, dieci anni fa, il pontile galleggiante toccava il suolo montisolano. Qui sono passati proprio tutti e moltissimi sono entrati nel negozio. «Si lavorava senza sosta – ricorda Marino Ziliani – dal mattino presto a sera. In un giorno facevamo fino a quattrocento spongade...».

Tutto andò bene, anche se non si poteva essere preparati del tutto a quell’assalto. Certo nei giorni precedenti l’apertura l’attesa era grande: «Vedevamo sempre Christo – continua Marino, affiancato dal fratello Carlo e dalla madre Giulia –, teneva d’occhio lo svolgimento dei lavori. Poi, ad allestimento concluso, passava sul gommone ad osservare l’opera compiuta, si percepiva quanto fosse orgoglioso per quello che aveva ideato e realizzato». Felice lui, felicissimi i montisolani: «Credo che Floating Piers – conclude Ziliani – sia stata una bella scossa per l’isola e per tutto il lago d’Iseo, una scossa che ci ha fatto bene».

I fratelli Carlo e Marino Ziliani con un poster
I fratelli Carlo e Marino Ziliani con un poster

La nuova dimensione

Una scossa che non ha tuttavia snaturato l’isola. I numeri delle presenze sono aumentati, ma qui non si respira certo un’atmosfera da turismo di massa. E meno male. Chi viene qui cerca tranquillità, passi o pedalate rilassati alla scoperta dei borghi e dei sentieri che salgono verso la Ceriola, guardando il lago placido, nel quale ammirare le immersioni di anatre, svassi e cormorani a caccia di prede. La frenesia, quella sì, è confinata in quei sedici giorni del 2016: «C’era da impazzire – racconta Luisa dal suo negozio di souvenir –, aprivo alle 6 del mattino e chiudevo alle 2 o 3 di notte. Eravamo in sette o otto, a fine giornata eravamo stracotti. Ma è stata una cosa bellissima, unica, che non dimenticheremo mai. Io sono qui da 53 anni e penso che The Floating Piers abbia davvero aperto le porte del mondo al lago d’Iseo».

Luisa con la pubblicazione ricordo
Luisa con la pubblicazione ricordo

E attraverso quelle porte arrivano in tanti, soprattutto dall’estero. Inglese e tedesco sono le lingue più parlate sul traghetto che ci riporta sul continente. A Sulzano il piazzale dell’imbarcadero a differenza di dieci anni or sono non serve più ad ammassare i visitatori, il parcheggio a fianco del municipio è tornato ad ospitare le auto e non più le persone che aspettano di incanalarsi verso la passerella, fa caldo ma nessuno pensa ad attivare idranti per rendere più sopportabile l’attesa. Non serve fare la coda per andare a bere un caffè al Bar Enoteca. Ce lo prepara Nati, che dieci anni fa lavorava alla «Pinetina», a Peschiera Maraglio: «Sai che Christo si fermava al bar a prendere il caffè?». Abitudini da comune mortale per un artista che con il suo genio ha scritto una pagina della storia di questo lago. E a dieci anni di distanza continuiamo a leggerla, prima di chiudere gli occhi, riaprirli e rivedere quella passerella di stoffa giallo dalia che per sedici indimenticabili giorni trasformò il lago.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Buongiorno Brescia

La newsletter del mattino, per iniziare la giornata sapendo che aria tira in città, provincia e non solo.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...
SponsorizzatoBlefaroplastica: tutto quello che c’è da sapere prima di sottoporsi all’interventoBlefaroplastica: tutto quello che c’è da sapere prima di sottoporsi all’intervento

Indicazioni, benefici, rischi e recupero: il dottor Alessandro Bordato risponde alle domande più comuni sull’operazione

Aree naturali protette del bresciano - Ambienti e percorsiAree naturali protette del bresciano - Ambienti e percorsi

La seconda guida Grafo è dedicata al Parco Alto Garda Bresciano, ai parchi dell’hinterland e della pianura orientale.

SCOPRI DI PIÙ
Leadership e strategiaLeadership e strategia

Il libro di Shai Misan, che applica i principi del gioco degli scacchi alla leadership e alla gestione del cambiamento.

SCOPRI DI PIÙ