«Un agosto degli anni Novanta mi viene detto: proviamo ad andare in diretta. Accettai la sfida, anche se avevo poca fiducia. In poche ore vendetti diamanti per centinaia di milioni di lire. La potenza di Telemarket era incredibile».
Edi Di Prizio (vero nome Adimero), quasi 80 anni splendidamente portati, è seduto in un bar di Iseo vista lago mentre ripercorre (con gli occhi che luccicano di entusiasmo) l’epopea mitica, mitologica e irripetibile di Telemarket e quindi delle vendite in televisione.
Quelle televendite che trovarono terreno fertile negli anni della Milano da bere, e non è certo un caso che il successo dell’emittente coincise proprio con l’arrivo delle frequenze nella città meneghina.
Un successo che conquistò la ribalta nazionale, memorabile l’imitazione che Corrado Guzzanti faceva del televenditore Franco Boni, calcando la mano caricaturale sulla sua erre moscia. «Franco è un grandissimo professionista, ricordo che una volta ci misero in coppia per vendere vassoi in argento: mi sembra ancora di vedere quei tavoli uno accanto all’altro. Ebbene, ne vendemmo a centinaia: centinaia di vassoi in argento. Incredibile».
Lei nasce antiquario?
Macché, io ho la quinta elementare e certo mai avrei immaginato di diventare un televenditore.
Eppure, lei è il primo televenditore di gioielli d’Italia, com’è accaduto?
Sul finire degli anni Settanta, qui a Iseo c’era una galleria d’arte, d’estate il proprietario andava in Sardegna e me la lasciava in gestione. Un anno mi inventai le aste dei quadri. Fu una folgorazione e l’inizio di tutto.

E la televisione?
Nel 1980 mi chiama un amico e mi propone di andare a vendere a Telegarda. Mi dico: proviamoci. Arrivo con 25 lotti e poca fiducia. In un’ora li vendo tutti. Da lì passo a Rtb e Teleboario. Nel frattempo, allargo il mio campo d’azione a quadri e pellicce.
E Telemarket?
Sempre a inizio anni Ottanta mi chiama un altro amico, che lavorava a TvShop, e mi chiede se posso sostituire un televenditore bloccato dalla nebbia. Salgo in macchina e vado; in due ho avuto prenotazioni per cinque milioni di lire. Poi arriva Giorgio Corbelli e da lì non ci siamo più fermati.
Qual era il segreto di Telemarket?
Vuole la verità?
Ovviamente.
Il pagamento a rate.
Il pagamento a rate?
Esatto. Oggi è scontato, ma a quel tempo quale commerciante di gioielli ti vendeva un anello di diamanti a rate? Nessuno.
In effetti fu una rivoluzione.
A parte i benestanti, chi poteva prendere un Rolex da sei milioni di lire? Noi quei sei milioni li dilazionavamo in 72 rate. E così il Rolex potevano permetterselo (quasi) tutti.
Oltre alle rate c’era anche il fatto che trasmettevate praticamente in tutta Italia.
La prima esplosione di successo fu l’allargamento a Milano, un po’ alla volta arrivammo fino all’80% del territorio nazionale.
La sua vendita più clamorosa?
Beh, tante. Ricordo un avorio antico a 80 milioni di lire o una lampada di Èmile Gallé a 120 milioni di lire.
Oggi le lampade di Gallé si trovano a cento euro sui mercatini della domenica.
Ma quelle sono false, senza certificato di autenticità.
Se ne mettessimo due a confronto (una con certificato e una senza) dubito che vedremmo differenze.
Mettiamola così: Gallé è morto nel 1904, poi la produzione non si è certo fermata. E sa invece perché si è fermata oggi? Perché i vasi di Gallé non li vuole più nessuno. Noi andavamo a Londra e tornavamo con quelli, con argenti e altre cose per miliardi di lire ogni volta.
Oggi non si vendono i Gallé, ma non si vendono nemmeno i quadri e i mobili antichi, per non parlare dei tappeti.
Esatto. A inizio anni Duemila potevo vendere una ribalta inglese del Settecento a 35mila euro, oggi dovrei proporla a 10mila e non li prenderei mai. È cambiato il mondo.
Quanti servizi di posate in argento ha venduto?
(ride) Lei non ci crederà: presentavo un servizio e veniva prenotato da 150/200 persone. Finita la trasmissione dovevamo corre a fare rifornimento per soddisfare tutte le prenotazioni.

Silvio Berlusconi acquistava anche da lei?
Berlusconi acquistava da tutti. Tir interi di merce (quadri, tappeti, mobili) che poi andavano ad arredare i suoi appartamenti di Milano 2 a disposizione di dipendenti e collaboratori.
La storia di Telemarket è poi definitivamente finita, quali sono state le cause?
Sono state molte. Non c’è stato un ricambio generazionale, negli anni Ottanta l’italiano medio si metteva poteva finalmente permettersi oggetti di antiquariato che aveva visto solo nelle case dei ricchi. Poi è svanito questo riscatto sociale e anche… i soldi. Oggi i giovani non ne vogliono più sapere di quelle cose. E poi l’online ci ha messo la pietra tombale.
Non le hanno più chiesto di tornare a fare il televenditore?
Mille volte. Ma come faccio ad andare in onda sperando che venga prenotato almeno un lotto? E probabilmente non vendo nemmeno quello. Una tristezza che non voglio vivere.



