Dopo ventuno anni trascorsi in solitudine all’eremo di San Giorgio di Niardo, suor Laura Guariento si prepara a lasciare la Vallecamonica per rientrare nella sua comunità, le Serve di Maria riparatrici, nella diocesi di Rovigo. Una partenza dolce-amara, che segna la fine di una lunga presenza spirituale e umana, diventata nel tempo parte della vita del paese.
Ma prima della partenza per il nuovo incarico, il Comune ha deciso di conferirle la cittadinanza onoraria, riconoscendo così il legame costruito con la comunità. La cerimonia è in programma nel Consiglio comunale di domani alle 18. Un riconoscimento che l’Amministrazione comunale, guidata dal sindaco Ivan Markus, ha legato al suo impegno sociale, umano e spirituale svolto in questi anni e alla traccia lasciata tra la gente.
Nei giorni scorsi è stata anche celebrata una messa di ringraziamento nella chiesa parrocchiale di Niardo, presieduta dal vescovo Pierantonio Tremolada, organizzata «per un saluto amicale sigillato dalla preghiera». Suor Laura era arrivata a Niardo in una fredda mattina di gennaio di 21 anni fa, per vivere un’esperienza eremitica nella chiesetta di San Giorgio, luogo che nei secoli aveva già accolto altri eremiti.
Quella che avrebbe dovuto essere una permanenza di pochi anni si è trasformata invece in un lungo cammino condiviso con il paese. Nel tempo suor Laura ha accolto quanti salivano all’eremo in cerca di ascolto, conforto e preghiera, contribuendo anche a mantenere viva e accogliente la chiesetta. La sua porta aperta, la semplicità e la disponibilità l’hanno resa un punto di riferimento per famiglie, anziani, giovani e per chiunque cercasse un momento di raccoglimento.
Ringraziamento
È stata la stessa religiosa ad annunciare la sua partenza, confermando però che «continuerà in forma diversa la spiritualità eremitica» anche nella sua nuova presenza a Rovigo.
Per i niardesi, si tratta di due momenti utili per stringersi attorno a suor Laura prima del suo nuovo cammino, in un congedo per dire grazie per 21 anni di presenza discreta e costante, che hanno lasciato «un segno profondo nella storia recente della comunità e nella vita di tante persone che, negli anni, hanno trovato a San Giorgio un luogo di pace e ascolto».



