«Quello là è il Pizzo Badile, visto che panorama? Di là c’è la Concarena». Panorama fantastico, del resto siamo letteralmente tra i monti, a poche centinaia di metri dal centro di Niardo. «Ora venga a vedere la chiesetta di San Giorgio, la curo personalmente». Belle anche le tante icone. «Le faccio io, guardi i dettagli: ho seguito un corso per realizzarle». Complimenti. «Venga in casa che le offro un caffè».
Eccola suor Laura, l’eremita. Eppure, è quanto di più lontano ci possa essere dall’immagine dell’eremita.

L’Eremo Myriam non è propriamente una grotta, ma anzi un luogo accogliente.
Quando sono arrivata molti anni fa, non era come lei lo vede ora, così pure il parco e la chiesa di San Giorgio. Sono stati gli alpini che hanno dato un contributo determinante perché tutto risultasse come nuovo. All’interno dell’eremo non c’era neppure il pavimento, c’era terra battuta. Quei ripiani di legno che lei vede, li ho composti io. Questi, invece, sono tutti mobili riciclati. È un luogo accogliente anche per l’ospite. Posso rassicurare che non manca nulla.
Non vedo la televisione.
Non la vede perché non c’è. Non l’ho mai avuta pur avendo avuto la possibilità di averla regalata. Ho fatto una scelta ben precisa e motivata.
Completamente isolata dal mondo quindi.
Io non sono isolata. La mia è solitudine positiva ed è plurale perché virtualmente e spiritualmente sono in comunione con i fratelli e sorelle di ogni luogo che abita questo pianeta. Non sono fuori dal mondo. Raccolgo le notizie principali grazie alla connessione internet. Preghiera e giornali devono andare insieme altrimenti come potrei tradurre in compassione e offerta le varie situazioni che succedono ovunque?

Non sarà isolata, ma vive in solitudine. Come resiste?
Ci tengo a precisare; io non sono isolata, all’isolano manca sempre qualcosa. Io vivo in solitudine perché non mi manca nulla. Ho trovato la pienezza della mia esistenza in Cristo e nel vangelo. Non fuga dal mondo, ma nel mondo pur non essendo del mondo, direbbe San Paolo.
E allora perché una persona diventa eremita?
Simone Weil, la filosofa e mistica francese, invitava a svuotare la propria vita dall’effimero per fare spazio alla perla preziosa che ciascuno ha per grazia, ma che purtroppo la teniamo incapsulata impedendole di produrre il frutto desiderato. È ciò che ho fatto io. Vendere tutto per accogliere la «perla» che tutti noi vorremmo avere ma che non la cerchiamo.
Lei è arrivata dopo diversi anni di pastorale a scegliere l’eremo, se così possiamo dire.
Dopo diversi anni di pastorale sono arrivata a questa decisione. I pensieri e le vie di Dio, tante volte non sono le nostre ma sono proposte per il nostro bene. Non mi manca proprio nulla: sono sola ma con la pienezza della mia vita.
Non soffre di solitudine?
Per niente! L’ eremita è la persona che ha trovato la giusta consistenza dentro di sé. Ha trovato l’unificazione interiore che nulla può scalfire.
Affascinante, ma non certo facile. Come ci è arrivata?
Non è facile, è un lungo percorso. Ma se credi alla meta che sai, da risposta al tuo credo religioso, non rallenti il cammino, anzi! Desideri un eremo per cercare la pura semplicità della vita. Durante il periodo di discernimento ho provato anche la vita di clausura, ma quella non faceva per me. Ho vissuto anche per un periodo nelle baraccopoli con i terremotati in Sicilia e così via. Un giorno leggo un articolo che parla della vita eremitica, mi confronto, faccio discernimento ed eccomi qua.

Una grande forza interiore, e una grande fede. Non ha mai avuto dubbi o tentennamenti?
No, affatto, neppure quando alcune difficoltà impegnative potevano essere di ostacolo al cammino. Sono arrivata nel mese di gennaio dell’anno 2005. Faceva freddissimo, in eremo c’era solo una vecchia e piccola stufa a legna, quella che uso ancora oggi. Devo essere sincera però, ammetto che nel primo periodo non è stato facile, ma non mi sono certo scoraggiata.
Chissà che freddo.
I primi anni nevicava moltissimo, spesso sono rimasta totalmente isolata e bloccata per giorni interi rimanendo senza provviste necessarie. Ma la Provvidenza si è fatta viva con qualche niardese, che salendo al colle ha pensato a me.
E l’acqua calda?
Ho un boiler. Me lo regalò mia mamma, ma poi si ruppe e fu un problema sostituirlo: con che soldi lo compravo? La Provvidenza anche qui non si è lasciata vincere in generosità. Contatto due operai della ditta che, un pomeriggio con fatica, causa la strada stretta e sterrata, salgono per allacciare il boiler. E nel frattempo che lavorano sono preoccupata per come li pago.
E come li ha pagati?
Per fortuna tutto si è sciolto come una bolla di sapone. Al termine del lavoro chiedo il conto e, a sorpresa, mi rispondono: basta che preghi cinque Ave Maria per noi. Me lo avevano regalato! Ho ringraziato loro naturalmente, ma soprattutto il Signore che ancora una volta è presente e operante.
Facciamo un passo indietro, come si è mantenuta in questi anni?
Oggi, con 73 anni compiuti, con il sussidio pensionistico riesco rispondere alle necessità del vivere. Qualche soldo lo ricevo anche dalla vendita delle icone. La Provvidenza ha il volto della gente di Niardo e della Valcamonica, che non mi ha mai fatto mancare il necessario fin da quella fredda mattina quando sono arrivata.
Qui c’è molto da fare, c’è anche l’erba da tagliare. Chi l’aiuta?
Faccio quasi tutto da sola, un po’ alla volta. Qualche volta si presta un volontario molto legato all’eremo e mi solleva un po’. Ha visto il parco con la Via Lucis? È curato bene come vede. Questa è la Via Lucis, mi raccomando, non Via Crucis.
Per l’eremita, quindi, non c’è solo la preghiera.
L'eremita, inoltre, deve conciliare preghiera e lavoro, deve anche sudare: è un equilibrio delicato tra il «cercate prima il Regno di Dio» e il realismo della vita quotidiana. Curare il verde, raccogliere la legna o pulire i gradini della chiesa San Giorgio è per me un modo di pregare con il corpo.
Se ci sediamo sulla panchina qui fuori sentiamo soltanto la voce della natura. Non si sente mai sopraffatta da tanto silenzio?
Il silenzio non è assenza di comunicazione, ma la condizione necessaria perché essa sia autentica. Oggi siamo sommersi da parole «usa e getta». L’eremitaggio crea un vuoto in cui la Parola di Dio possa finalmente risuonare. Quando propongo i Corsi biblici nel periodo estivo, non faccio altro che condividere i frutti di questo silenzio. La profondità del mio eremitaggio sta nel non chiudere la porta a nessuno se cerca ristoro per l’anima: l'eremita è un ponte, non un muro. Se non fosse un messaggio cristiano, offerto a tutti la mia preghiera sarebbe sterile narcisismo.
Questo rapporto con gli altri sembrerebbe inaspettato per chi ha scelto la vita eremitica.
Ripeto: non ho scelto di scappare dal mondo. Ho semplicemente trovato la mia dimensione interiore che, spero, si esprima esteriormente. Prima di arrivare qui ho fatto trent’anni di vita comunitaria in un Istituto religioso. Ho proseguito nel condividere la parola con tutti. Il Covid purtroppo è stato uno spartiacque: prima alcune persone salivano, sia di Niardo che dei paesi limitrofi, per pregare insieme, la Lectio Divina, ora ci incontriamo in altro modo. Le persone interessate e assetate della Bibbia, Parola che non mentisce, salgono lungo un sentiero all’interno del bosco anche nel buio della notte.

Lei che è originaria di Padova, come è arrivata in Valcamonica?
Durante il discernimento di cui parlavo, ho incontrato una suora bresciana che mi ha messo in contatto con l’allora vescovo Mons. Giulio Sanguineti, Padre dal cuore grande e lungimirante; insieme abbiamo trovato questa soluzione. Con il vescovo Sanguineti ho sempre avuto un buon rapporto, come pure con gli altri vescovi che lo hanno succeduto, d’estate passava una giornata all’eremo e si incontrava con molti parrocchiani che salivano per la Celebrazione Eucaristica presieduta da lui stesso.
Lei accoglie persone durante l’estate, giusto?
Una sola persona alla volta, e solo donne non più di una settimana.
C'è un messaggio che vorrebbe dare ai giovani che si sentono smarriti in un mondo che ci vorrebbe tutti altamente performanti?
Premetto che amo molto i giovani. Non solo sono il futuro della società e della chiesa, ma sono il presente. Direi loro: abbiate il coraggio di avere uno sguardo tenero e operante nel mondo. Direi di fare attenzione: la società vi vuole ingranaggi per produrre sempre più! La vostra esistenza sia plasmata di valori non negoziabili, con il cuore gonfio di gratuità e le vostre mani pronte nell’operosità verso chi è in difficoltà.
E se dovesse spiegare a un giovane cos’è un eremo?
Gli che gli eremi sono oasi per fare un tuffo nella Parola, l’unica che rende il cuore umano libero. Gli direi: non imparate nozioni soltanto, seppur sono anch’esse utili e buone, scoprite invece che siete amati da Dio a prescindere da quanto producete. L’eremo insegna che si può stare fermi; apparentemente inutili per il mondo contemporaneo eppure, in cammino verso l’Infinito, verso Cristo risorto. Ai giovani direi: non abbiate paura di fermarvi, di fare silenzio: chi non si ferma mai, rischia di non arrivare da nessuna parte. La vita giovane è troppo importante per essere svenduta.




