Storie

Sole, Luna e Zodiaco: come leggere l’orologio astrario di piazza Loggia

Il grande quadrante sotto ai Macc de le Ure è una portentosa macchina cinquecentesca che indica ora, data, posizione del Sole e della Luna nello Zodiaco e fasi lunari: la guida completa a questo piccolo cosmo meccanico simbolo di Brescia
Giulia Camilla Bassi
L'orologio in piazza della Loggia
L'orologio in piazza della Loggia

Chi, passando per piazza della Loggia, non ha mai alzato lo sguardo con meraviglia verso il grande quadrante incastonato sopra i portici rinascimentali? Lo fanno i turisti, incuriositi da quella sorprendente trama di colori e simboli, e lo fanno i bresciani, sempre con un moto d’orgoglio. Il fondo azzurro, le decorazioni dorate, i quattro serafini agli angoli, il volto del Sole e i segni dello Zodiaco fanno subito capire che non si tratta di un orologio qualunque. Quello in piazza Loggia è, infatti, un orologio astrario, una portentosa macchina del Cinquecento capace di indicare contemporaneamente l’ora, la data, la posizione del Sole e della Luna nello Zodiaco e persino le fasi lunari. Un piccolo cosmo meccanico, costruito in un momento di passaggio nella storia dell’astronomia: Copernico aveva appena collocato il Sole al centro del sistema solare, ma il modello geocentrico, con la Terra immobile intorno alla quale ruotava il cielo, era ancora quello generalmente accettato.

L’esperto

A conoscere da vicino questo piccolo, grande, universo meccanico è Mario Margotti, socio dell’Arass Brera (Associazione per il restauro degli antichi strumenti scientifici) e da molti anni curatore, insieme al suo gruppo, dell’orologio nell’ambito della convenzione attiva dal 2007 tra l’associazione e il Comune di Brescia.

Margotti ha lavorato anche sugli astrari di Padova e Cremona, ma con quello di piazza della Loggia ha sviluppato un rapporto particolare, fatto non soltanto di calcoli, ingranaggi e interventi di manutenzione. «A volte, recandomi nei locali dell’orologio, mi soffermo ad ascoltare i commenti delle persone che osservano il quadrante», racconta. «Alcune manifestano piacere e stupore mentre si interrogano sulla misteriosità delle sue indicazioni. Questo mi porta col pensiero al momento in cui l’orologio ha preso vita nella piazza: immagino la meraviglia suscitata dalla sua bellezza e dalla possibilità di apprezzare i moti della Luna e del Sole nei vari aspetti».

Per capire quando quel complesso ingranaggio abbia cominciato a scandire il tempo dei bresciani, bisogna tornare indietro di quasi cinque secoli, nella città ridisegnata dal lungo dominio della Repubblica di Venezia.

La storia dell’orologio

In realtà, quando l’Astrario venne costruito, piazza della Loggia possedeva già un orologio pubblico. Le fonti fanno risalire una prima macchina già intorno al 1447, pochi anni dopo l’avvio della nuova piazza, tradizionalmente datato al 1443. Non doveva però assomigliare alla meraviglia meccanica che conosciamo oggi: scandiva soprattutto i momenti della giornata cristiana, dal mattutino alla compieta, passando per terza, sesta, nona e vespro. Più che misurare ogni minuto (cosa che, del resto, non fa neppure l’Astrario attuale) dava un ritmo comune alla vita religiosa, civile e lavorativa della città. Per ricostruire queste vicende ci si affida soprattutto agli scritti di don Baldassarre Zamboni (1723-1797), arciprete di Calvisano e appassionato studioso della storia cittadina. È lui a ricordare che quello di piazza della Loggia non era l’unico orologio presente nella Brescia dell’epoca: sia il Broletto (allora Palazzo Vecchio), sia la torre della Pallata erano già dotati di proprie «macchine da orologio».

Il quadrante - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it
Il quadrante - Foto Neg © www.giornaledibrescia.it

Fu quasi un secolo più tardi, mentre si completava la sistemazione del lato orientale della piazza, che il Consiglio generale decise che Brescia meritava qualcosa di più ambizioso. E così, il primo dicembre 1543, venne deliberata la costruzione di un «novum horologium» per la «platea magna»: non la semplice modernizzazione della vecchia macchina, ma la realizzazione di un nuovo orologio monumentale, capace di rappresentare contemporaneamente il tempo e il cielo.

Gli artefici

A permetterci di ricostruire con precisione quella vicenda è sempre don Zamboni. Nelle sue «Memorie intorno alle pubbliche fabbriche più insigni di Brescia», pubblicate nel 1778, raccolse e trascrisse contratti, registri e annotazioni di spesa relativi alla costruzione dell’orologio. È grazie alle sue ricerche se conosciamo i nomi degli artefici e persino le date dell’impresa. Per la realizzazione della macchina venne scelto Paolo Gennari da Rezzato, che aveva già dato prova della propria abilità custodendo l’orologio della Pallata e realizzando quello per il Palazzo Vecchio. Il contratto per piazza della Loggia fu firmato il 26 agosto 1544 e il lavoro risultava concluso il 7 dicembre 1546. All’interno dei locali dell’orologio è ancora visibile una pietra con le sigle «P.L.R. MDXXXXVI», che Zamboni interpretò, sia pure con cautela, come un riferimento al nome, al soprannome (come era in uso all’epoca) e alla provenienza del costruttore, accompagnato dall’anno di completamento.

Le date incise nella pietra
Le date incise nella pietra

Quella che prese forma, l’Astrario non fu però l’opera di un solo uomo. I documenti attribuiscono il Sole e la Luna a un artefice di nome Giuliano, mentre i quattro serafini in rame collocati agli angoli del quadrante furono realizzati da Antonio Trobioli. Per la parte decorativa venne coinvolto Gian Jacopo Lamberti: il contratto per gli ornamenti risale al 27 maggio 1546, mentre nell’anno successivo Romanino e Moretto furono chiamati a valutarne il prezzo. Le autorità cittadine stabilirono perfino la qualità dei colori da impiegare: oro zecchino e azzurro pannonico, materiali all’altezza di un’opera grandiosa, destinata a dominare la piazza principale della città. Le carte registrano, inoltre, un pagamento al pittore Cristoforo Rosa, che allora abitava nella contrada di San Francesco. L’Astrario nacque, dunque, dall’incontro sublime fra meccanica, astronomia e arte. Dietro il quadrante lavoravano ruote, assi e pesi; sulla facciata, invece, il sapere tecnico si trasformava in spettacolo pubblico, rivestito d’oro e d’azzurro. Quando entrò in funzione, nel dicembre del 1546, Brescia aveva davanti agli occhi una macchina in grado non soltanto di scandire la giornata, ma di mettere in movimento una rappresentazione dell’intero cosmo.

I Macc de le Ure

Mancavano ancora, tuttavia, alcuni degli elementi oggi più riconoscibili: la grande campana di bronzo e i due automi che la colpiscono, i celebri Tone e Batista, i Macc de le Ure, che furono aggiunti soltanto nel 1581. Alti circa due metri, i due (elementi piuttosto tipici degli orologi veneti dell’epoca) da oltre quattro secoli danno voce al movimento silenzioso del quadrante, trasformando il trascorrere delle ore in un segnale capace di volare sopra i tetti del centro storico. Pochi, inoltre, sanno che sulla campana compaiono l’anno della fusione, il nome dell’autore Nicola di Giovanni Cattaneo e le immagini di Cristo, della Vergine, dei dodici Apostoli e dei santi Faustino e Giovita.

Gli automi: i Macc de le Ure
Gli automi: i Macc de le Ure

Come si legge

Ma che cosa mostra, esattamente, quel quadrante e perché così in pochi sanno leggerlo? Per comprenderlo bisogna dimenticare l’immagine dell’orologio moderno, con due lancette e dodici numeri disposti lungo il bordo. L’Astrario è costruito come una serie di cerchi concentrici, ciascuno dedicato a un diverso movimento del cielo. Al centro, un piccolo cilindro rappresenta la Terra, immobile secondo il sistema tolemaico; intorno si muovono il cielo della Luna, quello del Sole e la corona dello Zodiaco con le sue splendide rappresentazioni. Più all’esterno si trova invece il grande anello in pietra sul quale sono riportate, in numeri romani, tutte le ventiquattro ore della giornata.

L’elemento più immediatamente riconoscibile è forse il volto dorato del Sole, fissato sulla stessa lancia che indica le ore. Questa compie un giro completo nell’arco della giornata e, mentre scandisce il tempo sulla corona esterna, mostra anche in quale parte dello Zodiaco si trova il Sole. Un invito ad aguzzare la vista: la lancia non termina con una punta, come ci si aspetterebbe, ma alla sua estremità porta un piccolo disco dorato che, al completamento di ciascuna ora, si sovrappone a uno dei dischi collocati sulla circonferenza in pietra. Per questo la lettura può risultare poco intuitiva a chi cerca semplicemente una lancetta rivolta verso il numero corrispondente.

Come leggere l'orologio astrario di piazza della Loggia
Come leggere l'orologio astrario di piazza della Loggia

La Luna e lo Zodiaco

Accanto al volto dorato del Sole si muove, più lento, il più piccolo dei dischi mobili, quello della Luna. È proprio questo scarto a permettere all’orologio di riprodurre le fasi lunari: quando Sole e Luna si trovano vicini, il quadrante indica la Luna nuova; man mano che si allontanano compaiono il primo quarto e poi la Luna piena; quando tornano ad avvicinarsi si passa all’ultimo quarto, fino a un nuovo novilunio. L’intero ciclo dura circa ventinove giorni e mezzo. Osservando il quadrante si possono così conoscere la fase della Luna, la sua «età», cioè quanti giorni sono trascorsi dall’ultima Luna nuova, quanto manca alla successiva e la posizione occupata nello Zodiaco. Un piccolo foro nel disco ne mostra inoltre, in modo approssimativo, l’aspetto che dovrebbe avere nel cielo.

A racchiudere questi movimenti è la fascia dello Zodiaco, suddivisa nei dodici segni che tutti conosciamo e nei relativi settori di trenta gradi. La corona ruota leggermente più veloce di quella del Sole: è questo scarto progressivo a far sì che, durante l’anno, il volto dorato attraversi uno dopo l’altro Ariete, Toro, Gemelli e tutte le altre case zodiacali. Sulla stessa fascia sono riportati anche i mesi e i giorni, permettendo alla lancia del Sole di indicare la data.

L’Astrario, insomma, sovrappone diversi tempi: quello quotidiano delle ore, quello mensile della Luna e quello annuale del cammino solare attraverso lo Zodiaco. Le sue indicazioni non avevano però soltanto un valore astronomico. Nel Cinquecento il confine tra astronomia e astrologia era molto meno netto di quanto lo sia oggi e lo studio degli astri comprendeva anche l’interpretazione delle influenze che si riteneva esercitassero sulla natura e sulla vita degli uomini. La posizione reciproca del Sole e della Luna formava i cosiddetti «aspetti»: la congiunzione, quando i due astri apparivano vicini; il sestile, il quadrato, il trigono e l’opposizione, quando si trovavano ai due estremi del cerchio. A ciascuna di queste figure venivano attribuiti significati differenti, favorevoli o sfavorevoli. Il quadrante bresciano era quindi leggibile anche come una grande carta astrologica pubblica, a disposizione di chi possedeva gli strumenti culturali per interpretarla.

Il movimento

A rendere possibile tutto questo è una macchina molto più grande di quanto il quadrante lasci immaginare. I suoi meccanismi occupano tre piani: nella parte superiore si trova il corpo principale dell’orologio, diviso tra la sezione del Tempo e quella della Suoneria, che muovono, attraverso assi e ingranaggi, sia agli automi che i due quadranti.

Dietro la facciata rivolta verso la piazza è invece collocata la sezione Astrario, una struttura di ruote dentate che governa separatamente Sole, Luna e Zodiaco, facendoli ruotare tutti nella stessa direzione ma con velocità differenti.

L'orologio sul retro della torre
L'orologio sul retro della torre

Curiosità

Ma le sorprese del più noto orologio cittadino non sono finite. ll quadrante, infatti, non conserva soltanto l’immagine di un universo ormai superato, ma tra le sue decorazioni si nascondono anche le tracce di due modi di misurare il tempo che oggi non esistono più. La prima si trova nel datario inserito nella corona dello Zodiaco. Seguendo con lo sguardo il percorso del Sole, si scopre infatti che il suo ingresso nel segno dell’Ariete, corrispondente all’equinozio di primavera, è collocato all’11 marzo anziché al 21. Non si tratta certamente di un errore. Quando il quadrante fu realizzato, infatti, era ancora in vigore il calendario giuliano, introdotto al tempo di Giulio Cesare. Il suo calcolo della durata dell’anno risultava leggermente più lungo di quello reale: una differenza minima che, accumulandosi nei secoli, aveva progressivamente spostato le date rispetto alle stagioni. Nel 1582 papa Gregorio XIII intervenne con la riforma che diede origine al calendario utilizzato ancora oggi: per recuperare lo scarto stabilì che al 4 ottobre seguisse direttamente il 15 ottobre, cancellando dieci giorni, e modificò le regole degli anni bisestili per evitare che il problema si ripresentasse. L’Astrario era stato completato più di trent’anni prima e il suo datario non venne adeguato.

«L’orologio Astrario di piazza della Loggia è un patrimonio della nostra cultura storico-scientifica. Il quadrante, per sobrietà ed eleganza delle linee, è uno dei più belli fra gli orologi astrari del Cinquecento e, cosa non frequente, ha mantenuto nei secoli inalterate le proprie caratteristiche costruttive e funzionali, fatta eccezione per il meccanismo che ne regola la marcia, sostituito in epoca successiva», ricorda Margotti. Il tempo attraversato dalla macchina si legge, però, inevitabilmente sulle sue superfici: il quadrante e il dipinto del Lamberti soprastante meriterebbero oggi un intervento di pulizia e restauro, un’ipotesi che il curatore ha già sottoposto all’attenzione del Comune. «Ci sono orologi meccanici che marciano da centinaia di anni e ancora non intendono fermarsi», osserva ancora. Quello di piazza della Loggia continua a farlo da quasi cinque secoli, non limitandosi a scandire il tempo che passa, ma conservando e rimettendo in movimento ogni giorno il cielo, le ore e le speranze dei bresciani di ieri e di oggi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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