Storie

Manza: «Voglio salvare il Brescia e aiutare il calcio a cinque a crescere»

Il trentaseienne giocatore-allenatore si è da poco ripreso dopo un brutto infortunio al tendine d’Achille: all’esordio in B, la sua squadra ha battuto 11-4 il Torino
Vincenzo Cito
Quest'anno il Brescia gioca in serie B - © www.giornaledibrescia.it
Quest'anno il Brescia gioca in serie B - © www.giornaledibrescia.it

Il destino si è accanito su Giovanni Manza, 36 anni, giocatore-allenatore del Brescia C5 proprio in quello che avrebbe dovuto essere uno dei giorni più belli della sua vita. «Il 23 maggio scorso quando sono entrato in campo portando in braccio mio figlio Leonardo – ricorda – ho creduto davvero di toccare il cielo con un dito perché era la prima volta che mi avrebbe visto giocare. Tra l’altro in un play off per la promozione in B, traguardo mai raggiunto negli ultimi 20 anni da una formazione della nostra provincia. E invece…».

L’infortunio

È stato un attimo, conservato nel ricordo come una vera e propria fucilata al polpaccio, tra l’altro senza che fosse stato preceduto dal contatto con un avversario. «Mi è partito il tendine d’Achille e mi sono trovato in ospedale, il dolore più forte lo avevo dentro davanti alla prospettiva di un’operazione e di una lunghissima convalescenza per tornare soltanto a camminare. A sorreggermi in quei giorni l’esigenza di scrivere un altro finale per la mia carriera. Non la volevo chiudere così».

La guarigione e la gioia

Giovanni Manza con suo figlio - © www.giornaledibrescia.it
Giovanni Manza con suo figlio - © www.giornaledibrescia.it

Tre mesi dopo è cominciata la riabilitazione, sostenuta dagli ininterrotti messaggi di sostegno dei compagni. E in estate alla notizia del completa guarigione di Manza si è aggiunta quella del ripescaggio del Brescia in B, a conclusione di un ciclo che ha portato in tre anni la società dalla C2 alla terza serie nazionale. Manza è stato il massimo artefice della scalata, perché – dopo una carriera vissuta tra Milano e Bergamo – era venuto a giocare nella sua città proprio con lo scopo di far conoscere questa disciplina a una provincia storicamente ai margini del calcio a cinque nazionale. A intrigarlo anche una sfida da raccogliere.

«Più che altro fu una convinzione, quella di Andrea Pizzi, giocatore storico del club, quando mi trovai una sera a cena con lui e altri della squadra. Si disse sicuro che se fossi venuto da loro, prima o poi saremmo saliti in B». Bisogna conoscere Giovanni per capire perché, basta sentirlo parlare. «Ho sempre creduto che giochiamo per lo stemma che abbiamo sulla maglia non per il cognome scritto dietro. E se si rema tutti dalla stessa parte si superano limiti che nemmeno possiamo immaginare». Lo ispira una passione divorante e contagiosa, presto trasmessa a tutto il gruppo, animata da una professionalità sconosciuta a questi livelli come l’utilizzo costante dei video per analizzare ogni fase dei match.

Passo dopo passo

È stata interminabile l’estate di Giovanni Manza ma si è conclusa in maniera spettacolare. Perché sabato scorso, nel palasport di Castrezzato che da anni ospita i match del Brescia C5, l’esordio in serie B è coinciso con la vittoria per 11-4 contro Torino. «Potrà sembrare una frase fatta – dice – ma da 40 giorni preparavamo questa partita. E la sognavamo da molto di più. Tutto è andato nel migliore dei modi anche se sappiamo che ci aspetta una strada comunque in salita, visto il livello della categoria». Manza, ormai ristabilito, guidava i suoi dalla panchina ma non è lontano il rientro in campo. Chissà se ci sarà ancora Leonardo. «Per fortuna quel giorno non ha capito appieno la gravità della situazione perché compirà due anni solo tra qualche giorno». Ha tutto il tempo per fare il tifo per il suo fortissimo papà.

Manza a Coverciano dopo aver conseguito la licenza di allenatore - © www.giornaledibrescia.it
Manza a Coverciano dopo aver conseguito la licenza di allenatore - © www.giornaledibrescia.it

Valore del gruppo

La partita è stata una quintessenza di tutti i valori trasmessi in questi anni da Giovanni, convinto cultore del collettivo. I primi gol sono arrivati da palle da fermo, a premiare la rigorosa applicazione degli schemi preparati in settimana. Al di là del risultato finale, la partita si è mantenuta a lungo in equilibrio e quando c’è stato da soffrire il Brescia ha risposto con una intensa applicazione difensiva. E alla fine, a punteggio acquisito, sono arrivate anche spettacolari soluzioni individuali.

L’obiettivo finale è quello di salvarsi, la mission è divulgare la pratica in provincia, sull’onda dei risultati del Brescia C5. «Questo sport – spiega Manza – non ha nulla a che fare col calcetto giocato tra amici e ormai richiede veri specialisti e non più ex praticanti del calcio a11, perché i ritmi sono velocissimi e la palla va toccata sempre con pulizia tecnica. Il minimo errore costa caro, non c’è tempo per rimediarvi». Da qui la necessità di cercare adepti già in tenera età. «Se si crea una filiera virtuosa tra le varie categorie si possono formare calciatori cresciuti in casa e così guardare al futuro con fiducia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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