Calcio a 5, in serie C il Brescia vince e sogna con la V sul petto

«Brescia chissà chissà, chissà se succederà», era stata scritta dal musicista gussaghese Peejay, anni fa, per il Brescia calcio. Oggi c’è un’altra squadra cittadina di serie C – il Brescia C5 – che entra in campo con questo inno e ha le stesse ambizioni di quella del Rigamonti. Non gioca a undici ma a cinque, porta la V sul petto, disputa le gare a Castrezzato, ha conquistato già due promozioni e il suo viaggio è solo iniziato.
Un primo sogno intanto lo ha già realizzato, ed è quello che coltivava da sempre Giovanni Manza, 36 anni, da sempre costretto a peregrinare fuori provincia per praticare la disciplina ad alti livelli (a Bergamo è anche stato in B). Ora, finalmente, può giocare nella propria terra in un team del quale è anche allenatore e che presto ha assorbito la sua mentalità vincente, non disgiunta da un approccio che ricorda quello dello sport professionistico.

«Possiamo allenarci solo due volte alla settimana – spiega –, però con i ragazzi comunico costantemente: ci scambiamo opinioni, diffondo video degli avversari, propongo nuovi schemi. E pretendo che gli atleti facciano comunque qualcosa ogni giorno per migliorarsi, sia dal punto di vista fisico sia da quello tecnico».
L’approccio ha conquistato tutti e il conforto dei risultati ha fatto il resto. Il Brescia ha superato tanti ostacoli, spesso è sceso in campo in formazione rimaneggiata per vari infortuni. Però è sempre rimasto nelle posizioni alte della classifica, in linea con i programmi societari. «Dopo la salvezza dello scorso anno – spiega il direttore sportivo e factotum Cristian Zini – l’obiettivo era quello di migliorarci ponendo le basi per un ulteriore salto nel 2026-2027. Abbiamo sempre fatto così, preferiamo salire un gradino alla volta per consolidarci».
In effetti, la società non ha mai fallito un colpo, fin da quando si chiamava Travagliato. È salita dalla D nel 2019-2020, poi dalla C2 nel 2023-2024 e ha allargato la base dei tesserati tanto da potersi permettere ora anche una formazione di serie D, composta tutta da Under 23. Chi arriva nel club resta subito coinvolto dall’entusiasmo e dalla serietà con cui si lavora. «A volte Manza, con i suoi messaggi, è più insistente di una fidanzata – ironizza qualche giocatore –. Però le sue imbeccate si rivelano sempre azzeccate». Giovanni, tra l’altro, parte ancora titolare, ma sa entrare e uscire dalla squadra coi tempi e nei momenti giusti, per poter dare sempre il suo prezioso contributo sia in campo sia dalla panchina.
Fedeltà ai colori
L’attaccamento alla maglia è dimostrato anche da giocatori come il portiere Lorenzo Oggionni e il pivot Dejan Ravasio, due elementi fondamentali della rosa. Abitano fuori provincia, l’uno a Concorezzo (Monza Brianza), l’altro a Grezzago (Milano) e non si sono persi un allenamento, neppure nelle nebbiose serate invernali. Nicolas Salghetti, infortunatosi a inizio stagione, viene comunque a tutte le partite per fare il tifo. Il gruppo è solido, unito. Sono nate anche belle amicizie in un simpatico melting-pot che accomuna atleti di origini diverse: nella rosa ci sono anche Tokuma Nishimura, Oussama El Aouni, Youssef Naji.

Chi arriva da fuori si inserisce subito, è il caso di Leonardo Sokol, preso a stagione in corso dal Polpenazze. Con le sue imprevedibili serpentine ha portato talento e fantasia. Il più impattante di tutti però è Luigi Gaudino (nato nel 2002), giocatore che proviene da un altro pianeta e da ben altri campionati (in A2 ha giocato a Villorba e Nervesa e conta quattro presenze nella Nazionale Under 19). Il suo lavoro di finanziere non gli permette di allenarsi con costanza. Quando torna, però, poi disputa partite come quella contro Vigevano, vinta 6-4, con cinque gol suoi, più un assist.
Rappresentare la città, vestire l’amata maglia delle rondinelle, diventare il polo attrattivo del calcio a cinque della provincia ha responsabilizzato e al tempo stesso galvanizzato gli atleti. Brescia solo ora sta scoprendo interesse per la disciplina. L’ideale, adesso, sarebbe disputare un giorno anche campionati nazionali, quelli che cominciano con la B e finiscono per A, magari assieme all’Union, per cambiare registro, storia e scenari. Chissà se succederà, ma è quel che merita questa città.
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