Storie

Calcinato, nell’archivio di Franco Mondo rivive il prete del «Vulìf bè»

A don Giovita Casali, curato in paese tra il 1954 e il 1964, l’85enne memoria della comunità ha dedicato una cartella speciale fatta di documenti e foto in occasione del 25esimo anniversario della sua morte
Alice Scalfi
Franco Mondo e il curato don Giovita Casali nel 1958 a Venezia
Franco Mondo e il curato don Giovita Casali nel 1958 a Venezia

Da quasi settant’anni Franco Mondo ritaglia, raccoglie e ordina le memorie di Calcinato. Nei suoi scatoloni non ci sono soltanto cronache di paese e pagine sportive, ma fotografie, documenti e ricordi personali. A 85 anni, l’uomo che ha costruito per certo l’archivio privato più ricco sulla storia calcinatese apre ora una cartella speciale per tanti, in paese: quella dedicata a don Giovita Casali, nel venticinquesimo anniversario della sua morte.

Ne escono cartoline ricevute quando Mondo aveva appena tredici anni, una fotografia scattata a Venezia nel 1958 e il ricordo di un giovane curato che, per dieci anni, accompagnò una generazione di ragazzi di Calcinatello.

Il sacerdote

Don Giovita Casali era nato a Botticino Mattina il 6 novembre 1926. Fu ordinato sacerdote il 19 giugno 1954 e arrivò subito a Calcinatello come curato. Vi rimase fino al 1964, quando fu trasferito a San Colombano, in Val Trompia. Lì sarebbe stato parroco per trentasette anni, fino alla morte, avvenuta l’11 giugno 2001. Mondo lo conobbe prima attraverso le lettere che di persona. Era ricoverato in una casa di cura a Borno e non aveva ancora quattordici anni quando iniziò a ricevere le sue cartoline. «Dopo settant’anni conservo ancora i suoi scritti, tra le cose a me più care», racconta.

Mondo ricorda don Giovita nel suo archivio
Mondo ricorda don Giovita nel suo archivio

Nell’archivio è rimasta anche la fotografia veneziana. In piazza San Marco, tra i piccioni, don Giovita indossa la tonaca nera e sorride appena. Accanto a lui c’è Mondo, in giacca e cravatta, con il becchime nelle mani. È il ritratto di un rapporto nato quando erano giovani: uno sacerdote da poco, l’altro ragazzo della frazione. Il curato seguiva da vicino i suoi giovani, organizzando incontri, gite e viaggi. Fra le mete ci fu anche Roma, proposta ai ragazzi in prossimità della leva militare. «Per noi furono dieci anni densi di insegnamenti di vita e di preparazione a diventare uomini, genitori e adulti cristiani», scrive Mondo.

La comunità

Quando don Giovita lasciò Calcinatello, molti continuarono a frequentarlo a San Colombano. In estate, con le famiglie, salivano in Val Trompia per incontrarlo e ascoltarne le prediche, spesso segnate dal dialetto e da parole dirette. Il suo invito più semplice è rimasto nella memoria di chi lo ascoltava: «Vulìf bè», vogliatevi bene. Tra i ricordi riaffiora anche l’ultima omelia ai confratelli, quando parlò delle due valigie con cui si preparava al viaggio verso l’eternità: una con i propri peccati, l’altra con i meriti di Gesù Cristo.

Alla sua morte una folla lo accompagnò da San Colombano a Botticino, dove riposa. Venticinque anni dopo, nelle carte di Mondo, torna il volto di quel giovane curato. «Grazie don Giovita, non temere: il tuo nome è scritto nel Cielo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

Commenti

Caricamento...
Caricamento...
Caricamento...

News in 5 minuti

Cosa è successo oggi? A metà pomeriggio facciamo il punto, tra cronaca e novità del giorno.

Canale WhatsApp GDB

Breaking news in tempo reale

Seguici
Caricamento...