Il boato del palazzetto che ancora rimbomba nelle orecchie, la prestazione pazzesca della squadra, la festa, che esplode, che unisce una provincia intera. La magica notte della Banca Valsabbina Millenium Brescia, il giorno dopo, è ancora tutta da gustare per il direttore generale Emanuele Catania.
«Devo ancora realizzare – ammette il dg – man mano l’adrenalina cala, cresce il bello. La stagione è stata lunga e intensa, faticoso preparare una gara dopo l’altra in crescendo, ma che soddisfazione aver portato 3.500 persone al palazzetto: per la A2 non è una sciocchezza. Vederlo pieno, sentire l’urlo dopo un muro, è stato da brividi. L’emozione più grande è forse proprio aver visto un PalaGeorge così: lunedì abbiamo vinto due volte, dimostrando che Brescia e la provincia hanno fame di pallavolo, un movimento in crescita».
Segnale
Che ha saputo richiamare di lunedì tante anime del territorio: «C’erano rappresentanti importanti dell’imprenditoria, squadre, sportivi, scuole, famiglie, ultras, appassionati e curiosi, è stato davvero bello sentire tutto questo sostegno».
Ed alzare la coppa? «Non so da quanti anni la squadra sconfitta in gara-1 delle finals passasse, da quanto la seconda testa di serie fosse promossa: noi abbiamo sovvertito anche questo, il che è ancor più speciale, è un bel riscatto. Credo le ragazze se lo siano meritato: sono davvero orgoglioso. Siamo carichi ed entusiasti, vogliamo trasformare questo in energia positiva per costruire un futuro in una A1 che abbiamo già fatto, ma che nel frattempo è diventata più complessa, più di livello, con budget molto più alti e con molta più attenzione mediatica e di pubblico. Speriamo che gli sponsor lo percepiscano, sono convinto che ci daranno una mano».
Incontro
Lunedì al PalaGeorge c’erano anche il vice sindaco di Brescia, Federico Manzoni, e l’assessore allo Sport, Alessandro Cantoni. Se si aprisse la possibilità di portare la Millenium in città? «Da bresciano ho sempre detto che giocare a Brescia sarebbe una gioia. Se c’è una volontà politica di instaurare un rapporto la porta è aperta. Abbiamo mantenuto il nome Brescia anche se siamo a Montichiari, ma sede e giovanili sono in città: a un tavolo non dirò mai di no, poi va trovata la soluzione idonea. Sono aperto a più ragionamenti, anche di allenarci altrove e giocare poi in città».

Il fascino della A1 richiamerà tanti tifosi. Il PalaLeonessa (ma servirebbe una deroga per l’altezza) potrebbe essere una soluzione? «Perché no. Ripeto, per programmare il rientro in città noi siamo disponibili».



