Centomiglia: storia olimpica e orgoglio del Garda, nato in centro città

Il Cv Gargnano fu fondato in corso Magenta a Brescia nell’inverno del 1950, quanti intrecci tra il giro del lago e i cinque cerchi
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

La scorsa edizione della Centomiglia velica - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
La scorsa edizione della Centomiglia velica - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Una storia del lago, arrivata fino ad Olympia. Ma partita – strano a dirsi – in un ufficio della città di Brescia. Fa quasi un certo effetto pensare che la Centomiglia, giro e celebrazione del Garda in barca a vela che viene riproposta nel weekend, gara che è stata spesso anteprima – tecnica e di personaggi – per i Giochi olimpici, non sia nata proprio sulle rive del Benaco, bensì in centro città.

Una suggestiva veduta della partenza nell'anno 2002 © www.giornaledibrescia.it
Una suggestiva veduta della partenza nell'anno 2002 © www.giornaledibrescia.it

La nascita

Era l’inverno del 1950 e in un palazzo di corso Magenta, a Brescia, alcuni ragazzi gardesani fondarono il Circolo vela e motore Gargnano. Tra i promotori c’era il conte Vittorio Bettoni Cazzago, per anni dirigente della Federvela, tra gli organizzatori delle Olimpiadi di Roma del 1960: primo – anticipato – incrocio con i cinque cerchi. Accanto a lui, soprattutto, l’ingegner Giacomo Garioni, storico e pubblicista tra i più apprezzati del mondo nautico, il vero “padre” della Centomiglia. Fu presidente alla prima edizione del ’51, mostrò ai quattro club gardesani di allora la sua creatura: l’idea prima prevedeva una regata infinita, con boe in tutti i paesi del Benaco, poi ridotta per praticità. L’idea gli venne sulla scorta del rombo dei bolidi della Mille Miglia che fecero grande Brescia. Forse, nemmeno lui, pensava che quelle acque divise tra Lombardia, Trentino e Veneto sarebbero diventate laboratorio olimpico.

La Centomiglia di inizio millennio © www.giornaledibrescia.it
La Centomiglia di inizio millennio © www.giornaledibrescia.it

Gli ori olimpici

Sono tre nella storia ad aver vinto alle Olimpiadi e ad aver conquistato poi il giro del lago. Luigi De Manincor, genovese nato a Rovigno, vinse nel mar del Nord ai Giochi ’36 con l’8 metri Italia e sul Garda a bordo di Violetta dal ’54 al ’56. In una di queste occasioni con un tale maltempo che arrivarono solo quattro imbarcazioni, sulle 29 partite.

Un'immagine dagli archivi della Centomiglia © www.giornaledibrescia.it
Un'immagine dagli archivi della Centomiglia © www.giornaledibrescia.it

Nel 1957, quando già la gara era divisa in due tappe come è tornata negli ultimi anni, si imposte il 505 del francese Jacques Le Burn, oro a Los Angeles 1932, in quel caso con a poppa il gargnanese Gino Filippini. Le Burn non era solo una leggenda dello sport, ma anche un eroe nazionale: durante la Seconda guerra mondiale salvò alcune opere del Louvre dal saccheggio delle truppe di occupazione nazista.

L'olimpionico Ruggero Tita a bordo di Super Sail Academy 1 nel 2020 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
L'olimpionico Ruggero Tita a bordo di Super Sail Academy 1 nel 2020 - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Il terzo e ultimo oro olimpico legato alla Centomiglia è un prodotto del Garda, anche se della sponda trentina. Si tratta di quel Ruggero Tita capace di imporsi sia a Tokyo 2020 che a Parigi 2024 con il Nacra 17, dopo aver fatto nel 2020 parte dell’equipaggio del maxi catamarano Super Sail 1 vincente con al timone Matteo Pilati e Roberto Benamati – il Mago della Centomiglia con 13 affermazioni – alla tattica.

Gli altri medagliati

Andò male sul Garda nel 1970 al quattro volte oro olimpico Paul Elvstrom, leggendario danese che si perse nella carenza di vento del Basso lago cedendo il passo al gargnanese Luciano Lievi, poi riserva a Monaco 1972. Torna invece quest’anno il britannico Jo Richards, vincitore assoluto della CentoMiglia nel 2009 nonché bronzo olimpico nel Flying Dutchman a Los Angeles 1984. E poi come non ricordare lo sloveno Dusan Puch, bronzo a Mosca 1980.

O la nostra Giulia Conti, quattro volte presente ai Giochi da Atene a Rio, vincitrice dell’America’s Cup femminile con Luna Rossa, quasi artefice di uno dei più grandi capolavori recenti alla Centomiglia: nel 2017, con il monotipo Clandesteam, nella bufera solo all’ultimo cedette il trono al catamarano Sicuplanet. Clandesteam riuscì poi a rifarsi nel 2021 con la firma di Benamati. Senza dimenticare lo statunitense Randy Smith (due argenti ai Giochi) oppure Robert Scheidt, due ori e cinque podi complessivi tra Laser e Star, brasiliano di casa sul Garda trentino.

Booth e le Dimore da record

L'imbarcazione Dimore vinse a suon di record l'edizione del 1993 © www.giornaledibrescia.it
L'imbarcazione Dimore vinse a suon di record l'edizione del 1993 © www.giornaledibrescia.it

L’ultimo richiamo olimpico è all’australiano Mitch Booth, due podi tra Barcellona ‘92 e Atlanta ’96 nella classe Tornado. Vinse come tattico una Centomiglia storica, quella del 1993, conquistata dal Maxi Libera Dimore condotto dall’iseano Giorgio Zuccoli, il più grande velista bresciano di tutti i tempi, scomparso 25 anni fa. L’11 settembre del 1993 fece segnare un record (6 ore e 5 minuti) che rimase imbattuto fino al 2018, abbassato di oltre mezz’ora dal catamarano The Red.

Giorgio Zuccoli e l’australiano Mitch Booth brindano dopo la vittoria alla Centomiglia del 1993 © www.giornaledibrescia.it
Giorgio Zuccoli e l’australiano Mitch Booth brindano dopo la vittoria alla Centomiglia del 1993 © www.giornaledibrescia.it

Zuccoli, con il Tornado, vinse a Cagliari il Mondiale del 1991. Quella classe fece l’esordio in Italia proprio alla Centomiglia del 1969 con al timone il veronese Fabio Albarelli (bronzo con il Finn nel mare di Acapulco l’anno precedente) e il trentino Gianfranco Oradini, che andò poi a Montreal 1976. Fu l’edizione dell’esordio olimpico dei Tornado, che rimasero il riferimento a cinque cerchi fino a Pechino 2008. Proprio Zuccoli costruì su misura la vela per il francese Yves Loday – primo a Barcellona ’92 – e per lo spagnolo Fernando Leon Boissier, oro ad Atlanta ’96.

Per questo la Centomiglia non è solo la storia della vela e del Garda. È anche una storia a cinque cerchi.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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