Quell’urlo di gioia ai piedi del Castello del BuonConsiglio se lo ricorda bene e ce lo ricordano bene anche noi. Sonny Colbrelli campione d’Europa 2021 in quel di Trento, accolto da centinaia di suoi tifosi venuti apposta dalla vicina Valsabbia per seguire la sua impresa, ultimo italiano a fregiarsi del titolo continentale.
Colbrelli, che effetto le fa tornare con i ricordi a quel successo? È stata la sua vittoria più bella?
«No, nel 2021 vengono naturalmente prima la Roubaix per il prestigio e soprattutto la maglia tricolore. È stato il titolo italiano che ha fatto svoltare la mia carriera e il mio modo di interpretare le corse. Ho capito che non dovevo aspettare la volata e potevo anticipare e giocarmela anche su percorsi duri. Senza quel titolo italiano vinto in quel modo, non avrei neppure conqistato l’Europeo».
Torniamo alla corsa. Ha battuto Remco Evenepoel che è pure il favorito di questa edizione in Slovenia, quinto è arrivato un certo Pogacar.
«Sì, è stata una soddisfazione battere questi grandi campioni, ma se ripenso a quel giorno posso dire che fra le gare che ho vinto è senza dubbio quella dove ho sofferto di più. Riuscire a stare dietro a Evenepoel è stata una prova al limite. Ma lì ho vinto con la testa, perché non mi sono lasciato trascinare dalla fatica, non ho mollato e quando si è staccato il francese Cosnefroy (terzo al traguardo, ndr) mi ha dato morale perchè significava che andavamo molto forte».
Nell’ultima curva è entrato in testa: un rischio?
«Calcolato direi. Nei giorni precedenti avevo seguito le prove di Juniores e donne e visto che quella curva secca era ai 250 metri, ma subito dopo c’era del porfido e recuperare su quel terreno era più complicato. In quel momento ho avuto la lucidità necessaria per prendere appositamente in testa quella curva. Poi la gioia è stata doppia perchè a seguirmi c’erano amici e parenti».
Veniamo a questa edizione dell’Europeo. Chi è favorito?
«Naturalmente Remco Evenepoel: al Mondiale ha avuto una giornata storta, ma sono sicuro che cercherà la rivincita. Vedremo poi come si comporterà il Belgio, sarà loro l’onere di condurre il gioco. L’Italia dovrà agire di rimessa con più punte. Credo che il capitano con ottime chance di risultato sarà Ciccone, ma il nostro Scaroni sarà un jolly prezioso. È una corsa dura, quindi conterà anche la gestione dello sforzo. Scaro potrà dire la sua».
Un’ultima domanda: che ne pensa della convocazione ai Mondiali pro di Finn?
«È stato giusto farlo correre per condedergli esperienza. Avesse fatto un altro Mondiale con gli U23 forse lo avrebbe vinto, ma adesso conta farlo crescere con gradualità nei pro, non fare l’errore che stanno facendo i francesi con Seixas, caricato di troppa pressione e sforzi per la sua giovane età».




