Velo: «Le medaglie europee femminili valgono il doppio di quelle maschili»

Il ct bresciano fa un bilancio parziale della spedizione continentale in Slovenia e applaude Scaroni: «Bronzo splendido»
Paolo Venturini

Paolo Venturini

Giornalista

Il ct Marco Velo festeggia con le azzurre Juniores - Foto Federciclismo
Il ct Marco Velo festeggia con le azzurre Juniores - Foto Federciclismo

È tornato da poche ore a Brescia dopo la lunga trasferta che l’ha prima portato in Canada per i Mondiali su strada e poi in Slovenia per gli Europei. Marco Velo, da questa stagione ct del settore femminile, ha la voce stanca ma lo spirito soddisfatto per i risultati ottenuti.

«Da dieci anni non vincevamo un titolo nella categoria Juniores femminile – dice il tecnico di Ciliverghe – e per poco non riuscivamo a fare doppietta, Mondiale argento con Matilde Rossignoli solo per via di una sua leggerezza e oro europeo con Azzurra Ballan. Alla fine quando arrivano questi risultati, anche la stanchezza fisica passa in secondo piano».

Di quale leggerezza parla per Matilde Rossignoli?

«Non avermi dato retta. Era la più forte in volata, le ho ripetuto anche prima della partenza, scatta solo ai 120 metri dal traguardo, non prima. Lei, convinta di farcela è invece scattata ai 280 metri e ha trovato poi una avversaria che l’ha superata. Dopo il traguardo era in lacrime e non sapeva come scusarmi, le ho detto che questa lezione se la sarebbe ricordata tutta la vita».

Torniamo all’Europeo. Nelle tre giornate di gara l’Italia ha conquistato tre medaglie, tutte domenica, l’oro di Azzurra Ballan nelle Juniores, l’argento di Ciccone e il bronzo del bresciano Scaroni.

«Sì, ma mi permetto di aggiungere che non tutte le medaglie europee hanno lo stesso peso».

In che senso?

«Se confrontiamo la presenza di grandi nomi fra le donne e gli uomini notiamo una forte differenza. Fra le donne, in tutte le categorie – dice Velo – all’Europeo c’erano tutte le più grandi, invece fra i professionisti, ci sono state molte defezioni, troppe per un titolo comunque importante, ed è un peccato. Con tutto rispetto per i risultati ottenuti dai maschi e senza nulla togliere allo splendido bronzo ottenuto da Christian Scaroni questo dà molto più valore ai titoli conquistati in ambito femminile».

Diceva che da tempo l’Italia non brillava con le Juniores. Cosa è cambiato?

«Al di là dei talenti che ci sono, compresa la bresciana Elisa Bianchi che sta crescendo gradualmente molto bene, sono riuscito insieme ai miei collaboratori a creare un bel clima, dove tutte lavorano per la squadra e le compagne sono le prime a gioire se una ragazza ottiene un successo. Soprattutto non è stato facile far dimenticare a queste ragazze che in azzurro corrono per l’Italia e non per le rispettive formazioni di club dove si trovano spesso come rivali».

Azzurra Ballan porta un cognome importante, il papà è stata l’ultimo professionista italiano a vincere il titolo Mondiale. Le ha detto qualcosa per sua figlia?

«Con Alessandro ci sentiamo spesso e collaboriamo per altre iniziative, ma devo dire che non è mai intervenuto nelle questioni tecniche».

A differenza forse di qualche altro genitore meno sportivo?

«Il guaio è sempre quando c’è un genitore che spera che il figlio o figlia abbia successo in una attività sportiva dove lui ha fallito. E quasi sempre non finisce bene».

L’Europeo naturalmente non è finito, ci sono le crono che fino all’anno scorso la vedevano responsabile del settore azzurro. Quali chance abbiamo di conquistare il titolo, soprattutto nel mixed relay dove a livello Juniores sono in gara i bresciani Elisa Bianchi ed Enrico Balliana.

«Vista la non eccelsa partecipazione, direi che l’obiettivo principale resta la medaglia d’oro, mi stupirei se non fosse così».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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