Se n’è andato quasi in silenzio, lui che era uomo di poche parole e molti fatti. E il ciclismo bresciano nel giro di dieci mesi piange un altro asso del pedale degli anni ’60 e ’70 che ha vissuto e fatto la storia della mitica Molteni. Dopo Michele Dancelli, scomparso nel dicembre 2025, se ne va anche Pierfranco Vianelli che raggiunse l’apice della carriera da dilettante quando conquistò la medaglia d’oro alle Olimpiadi del Messico. Correva l’anno 1968 e Vianelli, fortissimo nelle categorie giovanili, portava gloria al suo team, il Pedale Bresciano, che aveva il suo punto di ritrovo all’officina Meschini di corso Martiri della Libertà a Brescia.
Eroe del Messico
Di quelle Olimpiadi, piuttosto avare di soddisfazioni per lo sport azzurro, Vianelli fu in un certo senso l’eroe insieme al tuffatore Klaus Dibiasi (oro e argento) poiché oltre all’oro, uno dei soli tre allori pesanti azzurri, conquistò anche il bronzo nella prova a cronometro della 100 chilometri.

Quel suo exploit, unito alle sue caratteristiche di passista scalatore, ne facevano di lui un atleta potenzialmente in grado di competere per le corse a tappe. L’anno seguente all’oro Olimpico passò alla Molteni dei molti bresciani (Dancelli, Boifava, Anni) con i gradi di capitano per le corse a tappe. Nell’estate 1969, quella che vide esplodere definitivamente il talento di Eddy Merckx, lui fu buon settimo al Tour de France, ma poi non riuscì a dar seguito alle forti aspettative che si riponevano su di lui. Dopo due anni alla Molteni, passò alla Dreher dove conquistò una tappa al Giro d’Italia al termine di una lunga fuga. Non una tappa qualunque, ma era la Tarvisio Grossglockner del 1971. Poi più nulla di rilevante e terminò la carriera dopo soli 5 anni da pro alla Brooklyn di Cribiori con in squadra un giovane Fausto Bertoglio.
La carriera post bici
Appesa la bici al chiodo Vianelli restò in qualche modo nell’ambiente da par suo. Dopo aver fatto un po’ di apprendistato da Ernesto Colnago come telaista decise di aprire una sua attività e iniziò a costruire le bici marcate con il suo nome. Da allora il suo è diventato un marchio di bici riconosciuto, soprattutto a livello bresciano, e la sua officina è stata frequentata si può dire da quasi tutti i giovani delle generazioni successive.

A proseguire l’attività sono stati i figli Stefano e Roberta, ma finché fisico e mente gli hanno consentito di resistere lui in officina c’era sempre pronto a darsi da fare. Noi però lo immaginiamo seduto a contemplare il cielo e la faccia triste dell’America, quel Messico (e nuvole) che gli regalò l’oro e la fama.
Pierfranco riposa presso l’abitazione in via Kennedy 1 a Provaglio d’Iseo. I funerali saranno celebrati domani 10 settembre alle 16 nella parrocchiale di Provaglio.




