Calcio

Brescia, dall’inno anni ’80 al numero 17: il ponte tra passato e presente

Quasi 5.600 spettatori tra emozioni in parte dimenticate e magliette che raccontano tanto
L'emozione della Curva Nord gremita - New Reporter © www.giornaledibrescia.it
L'emozione della Curva Nord gremita - New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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Minuto tre al Rigamonti. Guglielmotti prende il largo sulla destra e crossa in area, Maistrello insacca di testa. È il primo gol ufficiale dell’Union Brescia, del nuovo corso targato Giuseppe Pasini. Segnato dall’attaccante che indossa il numero 17, della squadra nata il 17 luglio e che la prima partita di Coppa Italia la gioca di domenica 17. Così come fa effetto che il 2-1 sia firmato da Fogliata, l’unico del «vecchio» Brescia. E allora se non sono segni questi... Basterebbe ciò per fotografare la serata di ieri, fatta però di 5.595 cuori biancazzurri sugli spalti, di uno stadio che canta, di atmosfere che tutti, tutti, non eravamo più abituati a vivere.

Sensazioni

Ma i rimandi tra passato, presente e futuro sono molteplici. Per motivi diversi ad esempio la «V» non può essere in campo, sulle maglie, ma sugli spalti è un fiorire. È anche qui che nasce la commistione tra ciò che è stato, ciò che è e che sarà. Qualcuno indossa la maglia dell’Union, ma c’è pure chi arriva con la sciarpa della nuova squadra e la casacca con lo sponsor Cab primi anni Novanta. C’è chi sfoggia la «2» di Diana, oppure le maglie di Hubner e Baggio, addirittura di Depetris. Un pezzo di storia che fa da ponte col futuro. Ed è tutto strano, inutile non ammetterlo, ma allo stesso tempo affascinante.

Più si avvicina l’orario di inizio del match, più aumenta la «pressione» ai cancelli, soprattutto della tribuna. La coda è lunga, parecchio, qualche mugugno ci sta ed è comprensibile. Come ci sta che chi per la prima volta sbarca al Rigamonti debba prendere le misure su tutto, anche sul numero di varchi da aprire per avere accesso allo stadio. Mai come stavolta la parola pazienza ha un senso.

Pasini

Il presidente Pasini è in campo già prima delle 20: saluta il pubblico e a dieci minuti dal fischio d’inizio va sotto la Nord per deporre un mazzo di fiori. «Fabio vive» recita lo striscione a cui lo appoggia tra gli applausi e così l’omaggio a Fabio Festa, il tifoso morto tragicamente quasi un mese fa, diventa uno dei momenti toccanti della serata. Nell’intervallo, vento e pioggia che sferzano Mompiano, va in scena il «gemellaggio» calcio-basket. Mauro Ferrari, ad di Germani, abbraccia Pasini: rapido scambio di idee, magari appuntamento ad un futuro nemmeno troppo lontano.

Al fischio d’inizio invece fa effetto vedere la curva Nord piena, così come lo è tutta la tribuna. Sembra di tornare ai bei tempi, forse anche perché quando entrano in campo le squadre a partire è «Brescia di ferro» di Jonathan Silva, l’inno per antonomasia degli anni Ottanta. Ed è subito brividi nella schiena e tuffo al cuore. Se poi tutti cantano «Madonnina dai riccioli d’oro» insieme alla curva si capisce che passato, presente e futuro si possono davvero fondere e diventare «solo Brescia».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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