Baci e abbracci: quelli dei giorni buoni, quelli che sgombrano il campo dal nervosismo, quelli che aiutano a prendere fiato, ma anche a non sentirsi soli e a chiudere certe parentesi. E pazienza se ieri non c’è stata la ciliegina da mettere sulla torta via divano: il Cittadella ha fatto il colpo a Novara (coi piemontesi in 10 da quasi subito) e si è ripreso il +5.
Ha avuto a ogni buon conto un deciso sapore liberatorio la vittoria contro la Pro Vercelli. Per un 2-0 che ha avuto da raccontare molto di più del risultato in sè che pure era la cosa che maggiormente contava. Non a caso quella di Corini all’antivigilia era stata una chiamata alle armi per i suoi giocatori.
Il tecnico
Certo con modi «da Corini», ovvero senza uscire mai dai binari della pacatezza, ma certamente inedito per i suoi standard abituali. L’allenatore ha parlato alla squadra in privato, poi lo ha fatto anche pubblicamente. E mentre si rivolgeva al gruppo, parlava anche per sé: quel qualcosa in più, quel pezzetto da aggiungere, era affare di tutti.
E alla fine allora lo sguardo deve allargarsi rispetto a quei tre punti. Arrivati dentro una partita nella quale l’Union Brescia ha attraversato se stessa perché i protagonisti hanno fatto lo stesso singolarmente. E, un mattone per uno, la casa è tornata a essere un diritto: quello di tornare a essere felici, mettendosi in tasca – e quindi via – anche qualche pregiudizio.
Il più attenzionato tra gli attenzionati era ovviamente Corini. L’allenatore è stato il primo a rispondere alla sua stessa chiamata superando la barriera tattica del 2+1 e mandando un segnale conseguente alle sue parole. Il tecnico di Bagnolo Mella continua a considerare il modulo col doppio trequartista e una punta il vestito più consono in assoluto, ma non puoi insistere a indossarlo se la taglia non ti corrisponde più perché nel frattempo hai perso la linea. E questa linea è Manuel Marras: i quattro pari in cinque partite sono coincisi con la sua assenza.
La ratio delle scelte

Difficile rifugiarsi nella casualità come spiegazione. Mentre Corini meditava, è accaduto che a Lecco Alberto Spagnoli ha messo sul tavolo una candidatura credibile per la corsa a un posto da titolare come non gli accadeva dal 25 ottobre del 2025 contro l’Albinoleffe prima di cadere in una trappola d’infortuni.
L’impatto forte del suo subentro è stato certificato da un’occasionissima immediata e dalla zuccata decisiva in coda. Impossibile non tenerne conto come del resto era impensabile lasciare fuori Crespi: sarebbe stato come punirlo per la gaffe dal dischetto e la conseguente sparizione dal match.
L’allenatore, aiutato nella scelta di passare al «bidente» anche dalle caratteristiche dell’avversaria e dal bisogno di far vedere qualcosa di diverso in casa ha capito che era arrivato il momento giusto per provare qualcosa di diverso e far comprendere anche ai più scettici sul suo operato che non vive e non ragiona per dogmi e che sa cambiare strada, se è il caso.
L’accoppiata ha risposto alla grande: Crespi, che ha mostrato di soffrire se manca il 100% della qualità alle sue spalle, si è sentito più libero, Spagnoli ha dimostrato che (anche) la sua intelligenza tattica è un’arma letale. Per la gioia dei fautori delle due punte. L’esperimento è riproponibile e quando Marras rientrerà si vedrà in base alle circostanze. Il Brescia, spesso bacchettato per avvii balbettanti, con venerdì è arrivato a 5 gol (contro Carpi, Dese, Alcione - 2 - e Pro Vercelli) segnati dentro i primi 15’.
Avvii, finali e subentri
Gli approcci ben interpretati e finalizzati, hanno portato in dote 4 vittorie delle 5 in totali. La quinta è invece arrivata in modo diametralmente opposto: con una zampata di Sina (a Crema) al 52’. Perché anche in coda il Brescia ha il suo...perché: negli ultimi 15’ sono 4 le reti arrivate per un totale di 3 punti guadagnati. Nella statistica rientra anche la rete (al 77’) di Pellegrini per il raddoppio con la Pro Vercelli.
Non è stata una rete decisiva in senso assoluto eppure lo è ugualmente stata perché è servita a combattere l’effetto braccino che nuovamente, in avvio di ripresa, pareva aver assalito i biancazzurri che avevano preso pericolosamente a rinculare facendo balenare qualche fantasma: il prossimo step sarà quello di non avere mai più paura per un Brescia che cerca la sua strada per essere dominante, dunque per riuscire a mettere sempre a frutto la sua superiorità, a modo proprio.

Pellegrini che era in campo da un minuto così come Lamesta che ha fatto partire l’azione e così come Spagnoli dalla panchina aveva portato il punto pesantissimo col Lecco. Tre punti che sono valsi di più e per i quali una parte importante l’ha fatta anche il club non vacillando mai di fronte allo sfavore – che spesso ha travalicato il buon senso e il normale esercizio di critica – popolare per Corini sempre sostenuto e forte prima di tutto del consenso dal quale alla fine dipende tutto: quello dello spogliatoio. Baci e abbracci per volerne ancora.




