Union Brescia, adesso via ai lavori: «operatività» è la parola d’ordine

Il presidente Giuseppe Pasini è chiamato a decidere sia insieme al duo Ferretti-Corini per quanto riguarda la futura rosa, sia su eventuali ingressi di nuovi dirigenti nel sodalizio biancazzurro
Fabrizio Zanolini
Sempre forte il legame tra i tifosi dell'Union Brescia e il presidente Giuseppe Pasini - Foto Newreporter Pasotti © www.giornaledibrescia.it
Sempre forte il legame tra i tifosi dell'Union Brescia e il presidente Giuseppe Pasini - Foto Newreporter Pasotti © www.giornaledibrescia.it

Si comincia a fare sul serio, parola d’accesso: operatività. Quella nella quale entra il Brescia. È una questione di calendario e dunque di logica oltre che di logistica.

Giuseppe Pasini rientra dalle vacanze. E ora da lui si attendono i segnali di via libera. A livello economico prima di tutto tra conti della passata stagione da chiudere e budget di spesa della prossima da «deliberare»: il diesse Ferretti e il tecnico Corini, con le idee chiare in testa in un continuo scambio di informazioni e incontri faccia a faccia, mordono infatti il freno.

Altri passi

E non è tutto: nei prossimi giorni si capirà se e come Pasini intenderà integrare l’organico dirigenziale dell’Union Brescia con una figura di raccordo tra tutte le aree di un club che si sta ancora strutturando. Se l’innesto, come tutto porta a credere, ci sarà non potrà che essere in tempi brevi dato che la nuova stagione è alle porte.

Una stagione con sullo sfondo le manovre oscure di Massimo Cellino, destinate a creare – in qualsiasi modo – un disturbo, ma dalle quali non si intende farsi distrarre: dovrà essere la stagione in cui il Brescia ’26-27 nasce per vincere.

Dentro una serie C in cui quella biancazzurra è comunque già una «stella», perchè c’è un numero certo dal quale l’Union ripartirà per dare l’assalto alla serie B. Ed è il numero 1. Quello che colloca i biancazzurri sopra tutti – e per tutti è intesa l’intera serie C completata dai gironi B e C – nella virtuale classifica dei potenziali tifosi.

Il «viaggio»

La provincia bresciana, si sa, è tra le più popolose d’Italia: la quinta, per la precisione, dello stivale italico. Nessuna tra le sessanta squadre della terza serie può vantare un tale bacino di ipotetici supporters; solo il Bari, nel girone C, con il suo milione e 220mila abitanti si avvicina ai (quasi) un milione e 300mila bresciani, seguiti da Catania e Salerno (siamo sempre nel girone C) che vantano entrambe poco più di un milione di residenti nelle rispettive province.

Ma il dato che deve ancor più confortare gli uomini di Eugenio Corini è quello riferito al girone A, quello di appartenenza, il quale sentenzia che, delle venti squadre partecipanti al campionato 2026-27, soltanto 6 sono in rappresentanza di capoluoghi di provincia. Un numero esiguo se rapportato ai 12 del girone B e ai 10 del C. Novara, Lecco, Trento, Treviso e Vercelli, oltre a Brescia, i capoluoghi del raggruppamento più a nord, con province tutto sommato piccole, se si eccettua Treviso con i suoi 878 mila abitanti: 546mila quelli di Trento, 367mila Novara, 335mila Lecco, 166mila Vercelli. E il raffronto tra il Brescia e le suddette antagoniste del girone A si fa ancora più ampio se si considera la grandezza della città in questione: nessuna si avvicina nemmeno minimamente agli oltre 200mila abitanti della Leonessa d’Italia e solo Bari (316mila) e Catania (297mila) tra le sessanta antagoniste hanno una «city» più popolosa.

Obiettivi

Il girone A, oltre ai sei capoluoghi di provincia, è quindi composto da 14 compagini che, nella maggior parte dei casi, sono l’espressione calcistica di piccoli/medi paesi. E questo, come l’Union ha già avuto modo di testare nella stagione appena andata in archivio, fa sì che il seguito di tifosi, sia in casa sia in trasferta, sia davvero ridotto.

Ecco perché, dopo un anno di «assestamento» e di adattamento (per molti giocatori) alle pressioni di una piazza esigente e numerosa e di adeguamento a un ambiente abituato a respirare altri climi e location, quella in divenire dovrà essere un’annata in cui l’importanza numerica e il calore del tifo dovranno davvero fungere sempre da marcia in più per la squadra, così come più da spauracchio che da stimolo per le avversarie.

Avere dalla propria parte il maggior numero potenziale di tifosi dell’intera categoria può e deve contare. Al resto - il «grande» resto - deve ovviamente poi pensare il campo.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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