Le temperature sono più fresche, il pallone no: già scotta e per l’Union Brescia non è destinato a raffreddarsi mai, giornata dopo giornata. È la dolce condanna da chi si è dato una missione - vincere senza rivali - e che è chiamato ad alzare continuamente l’asticella in quella che è una sfida, principalmente, contro se stessi. Con nessuno intorno disposto a concedere sconti o attenuanti.
Il Brescia se la deve giocare sempre così, facendosi largo a bracciate potenti prima di tutto nel mare della pressione. Un mare dentro il quale ci sono pesci e pesci dai quali guardarsi. E che pesce è quello che i biancazzurri sono chiamati a richiamare all’amo per centrare una quarta vittoria consecutiva che in un avvio di stagione i tifosi di queste parti non assaporano da circa 20 anni?
Le caratteristiche degli avversari
È un pesce di nome Trento. Tanto per cominciare a sua volta ancora imbattuto, inchiodato sullo 0-0 dal Desenzano che per la squadra di Tabbiani è già una bestiolina nera dato che per mano dei gardesani è stata anche estromessa dalla Coppa Italia di categoria.
Trento che insieme al Cittadella è la squadra che maggiormente può essere messa in competizione - allargando la manica - nella corsa con l’Union Brescia. Intanto, è quel che è: una sfida di alta classifica con i padroni di casa che intendono sfruttare il fattore campo (sintetico) per operare il sorpasso in cima. Questa è la cornice. Dentro, c’è il dipinto di un’avversaria che ha una precisissima identità modellata secondo il 4-3-3 di Tabbiani che timona la squadra da tre stagioni (e che in pre stagione ha perso per un grave infortunio un perno decisivo come Capone, sostituito dal 2004 Sodero).
L’espressione è per concetti chiari, tra capacità di attaccare con più uomini, capacità di palleggio, precise codifiche, concretezza e un certo coraggio. Più una «puntona» di 1.90 cm come Molina, già decisivo nelle due vittorie dei suoi e - dato nel dato - letale nei minuti finali. Occhio: il gigante d’area ha infilzato il Treviso un minuto prima del 90’ e punito il Lecco dentro il recupero. Essere intensa dall’inizio alla fine, per la squadra di Eugenio Corini, è al primo posto dei comandamenti. Ci sono precedenti positivi in cui affondare: la passata stagione i biancazzurri hanno centrato un 2/2 contro i trentini. Come ci arriva il Brescia? Di certo col vento dei risultati e dell’autostima in poppa oltre che con 500 tifosi al seguito. Senza tre big come Rizzo, come Mallamo e come il meno sostituibile di tutti Marras, con l’infortunio di quest’ultimo difficile da comprendere perché dall’esterno è difficile comprendere la gestione.
Quali mosse da parte di Corini?

C’è curiosità nel capire come il tecnico di Bagnolo agirà tatticamente. Se il suo sarà un approccio prudente tra Armati dietro e Zennaro in trequarti oppure se in difesa ci sarà una mini rivoluzione magari con l’inserimento di Sorensen la cui stazza appare appropriata per fronteggiare Molina di cui sopra. Ma dopo una vittoria indiscutibile e «leggera» come quella con il Carpi e dopo quelle - caratterizzate anche da buoni episodi - all’ultimo battito con la Pergolettese e quella tirata col Desenzano nonostante il predominio, Corini sa di essere atteso, nel prosieguo, al varco di una proposta di gioco più continua e di una maggiore propensione a osare, a diventare più imprevedibili, pur senza perdere la propria miglior arma, quella della solidità.
Si lavora per aggiungere sopra le comprovate certezze e lo si fa dietro la granitica paratia dei risultati che danno sempre la ragione a chi li consegue. Se le temperature sono più fresche, il pallone da queste parti non lo è mai.




