Brescia, numeri dimezzati fuori casa: serve ritrovare la vecchia vena

Tra le allergie primaverili, ma che hanno iniziato a svilupparsi in tardo inverno, c’è quella alle trasferte: motivo in più per stare in campana pensando alla decisiva – è bene ribadirlo – ultima di regular season con l’Inter Under 23. Il Brescia deve assolutamente ritrovare la vena esterna: perché c’è un punto da fare per sigillare il secondo posto, ma anche pensando alle sfide andata-ritorno dei play off.
Entrando nel tabellone spareggi-promozione da seconda (ma anche fosse, scongiuri, da terza), le partite che il Brescia dovrà affrontare, dall’inizio del cammino alla (si spera) fine, sono tutte da giocarsi sui 180’. Ecco perché quell’etichetta di squadra da viaggio che Balestrero e compagni si erano appiccicati addosso nella prima parte della stagione va reincollata.
Corini ha invertito il rendimento casa-trasferta

L’adesivo ha infatti perso buona parte della sua aderenza: nelle prime 8 sfide fuori casa con Aimo Diana in panchina, la squadra aveva raccolto ben 18 punti con una media di 2.25 a gara. Nelle successive 9 trasferte con Eugenio Corini al timone c’è stata una netta inversione di rotta con soli 13 punti conquistati per una media lontano al Rigamonti crollata a 1.44 a match. Una decisa inversione di rotta però a tutto tondo visto che con il tecnico di Bagnolo Mella c’è stato un altrettanto netto ribaltone casalingo con 23 punti messi in cantiere nelle 10 partite giocate a Mompiano che hanno trasformato il deludente 1.33 di media di Diana (12 punti in 9 sfide a domicilio) in un 2.3 di rispetto.
Numeri che, paradossalmente, si sono invertiti tra loro. Ma torniamo ai viaggi. Dove sono due i dati che forniscono risposte: quelli relativi all’attacco e alla difesa. Perché se la seconda è rimasta solida, anzi la più solida passando dal secondo-terzo posto sul quale ha sempre galleggiato al primo assoluto con soli 24 gol subìti (complessivamente tra dentro e fuori) facendo meglio anche della capolista Vicenza che di reti ne ha incassate una in più, l’attacco – che nonostante l’infinita emergenza era sempre rimasto alle spalle dei biancorossi di Gallo – è sceso al quinto posto tra quelli più prolifici, venendo superato da Trento, Renate e Albinoleffe.
Le fatiche sotto porta
La miseria di due soli gol all’attivo nelle ultime sei trasferte ha di fatto sentenziato la crisi esterna del Brescia che non vince dal 2 febbraio scorso quando, seppur in dieci per l’intera ripresa, passò con autorità 2-0 sul campo della Giana Erminio.
Oltre due mesi e mezzo senza una gioia piena esterna che parevano ormai pronti ad essere cancellati dopo le convincenti prove (in crescendo, come ha sovente sottolineato anche Corini) delle ultime settimane e che invece il tonfo al Saleri con il Lumezzane nell’ultimo «viaggio» dei biancazzurri ha inasprito.
Ingigantendo un tabù che deve essere spezzato per riappiccicare quell’etichetta. Che, come detto, deve tornare più adesiva che mai nelle prossime decisive sfide, quella di sabato sera a Monza in primis, che decideranno il finale di un sogno di mezza… primavera.
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