Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. Agatha Christie, la famosa scrittrice di gialli, la sapeva lunga sui delitti. In questo caso però la sua celebre frase non riguarda alcun delitto, ma una rinascita. Quella di Davide Di Molfetta. Perché quanto fatto vedere ultimamente porta a dedurre che, finalmente, «Dimo» sia un giocatore recuperato.
Segnali
C’erano stati un paio di pre-indizi: il primo era arrivato nella partita di Coppa Italia contro la Giana Erminio del 2 settembre, di fatto il «reale» ritorno in campo dopo i minuti di finali in quel di Crema contro la Pergolettese: 82’ di buona lena conditi da un bel gol. Poi però per altri 25 giorni il 30enne milanese è tornato in naftalina per le solite piccole ricadute muscolari che l’avevano ancora costretto a del lavoro differenziato e a rimandare il recupero definitivo. Ma il 27 settembre, ecco il secondo pre-indizio. Subentrato nel finale con la Dolomiti Bellunesi, quei pochi minuti in campo hanno acceso una fiammella: parso pimpante e ispirato, suo il colpo di tacco smarcante per Armati che servirà l’assist vincente a Rizzo Pinna del 2-1 prima convalidato e poi annullato per assurdo fuorigioco passivo di Crespi e all’ultimo respiro, sua la grande semirovesciata respinta a fatica dal portiere con Pellegrini anticipato in extremis nel tap in a botta sicura.
La svolta
Di seguito, ancora un piccolo stop e arriviamo al primo vero indizio: dentro nell’ultima mezz’ora a Gorgonzola, si segnala subito in palla e il gol del momentaneo pari, prima dell’harakiri finale di squadra, porta la sua firma con un tocco al volo su «cioccolatino» di Rizzo Pinna. E siamo al secondo indizio: nel big-match con il Cittadella, Corini lo ributta nella mischia al 67’ e lui ricambia la fiducia fornendo uno splendido assist-gol a Silvestri in un’azione dove, più che la qualità del passaggio - che non sorprende conoscendone le qualità tecniche - fa notizia la determinazione con la quale recupera una palla che pareva morta.
Da ieri a oggi
E siamo al terzo indizio, il più recente. Schierato titolare nella «rivincita» di Coppa con i veneti, è suo l’apprezzabile destro chirurgico dell’1-1 così come un’altra prova confortante. «Sto bene - ha affermato nel post match -. È un periodo positivo dopo il lungo infortunio dell’anno scorso. Ho lavorato moltissimo quest’estate per poter rientrare al meglio e devo lavorare ancora perché mi manca tanto, ma sono contento. Ora ho una consapevolezza migliore e sento la fiducia del mister. Questo fa tanto, anche pr la testa».

Quella testa che non sempre l’ha supportato nel lungo stop della scorsa stagione che pareva poter essere splendida dopo un avvio folgorante (4 gol, e che gol, e due assist nelle prime sette partite giocate), ma che l’ha tradito sul più bello, portando parecchio scoramento. Che ora, ha lasciato il posto alla voglia di riscatto.
Perché questo Brescia che vuole alzare i giri del motore, ha bisogno anche delle sue giocate, mai banali. Giocate che parevano ormai perse, ma che sono prepotentemente tornate alla ribalta. Formando i tre indizi di cui sopra. Indizi che fanno una prova. Per Di Molfetta, la prossima, sarà quella del nove.



