Un altro Brescia era possibile. O meglio, il Brescia che aveva esordito contro il Carpi non era stato soltanto un’allucinazione collettiva. I biancazzurri visti a Seregno hanno però fatto anche meglio, portando con loro la chiave passepartout della continuità. Dall’inizio alla fine, con le facce giuste e brutte. Quindi belle. Qualche pausa dentro la partita contro l’Alcione, ma tutto è rimasto dentro l’alveo del fisiologico, da mettere in conto, soprattutto quando la squadra di Cusatis ha provato a far leva sull’orgoglio dopo lo 0-2 e a salvare un po’ d’onore a cavallo dello 0-3. Il successo della squadra di Eugenio Corini è stato ineccepibile. «Una risposta che dovevamo prima di tutto a noi stessi» ha detto il tecnico di Bagnolo Mella che con i suoi ha però risposto anche sull’esterno.
Dentro le scarpe qualche legittimo sassolino, la convinzione di aver subito troppe critiche, ma soprattutto dentro la testa una lucidità che si è riflessa sul campo dove poi i giocatori hanno messo in scena una rappresentazione da applausi con qualche standing ovation per alcuni singoli.

I giorni difficili
Non è stato facile arrivare a Seregno con i nervi sotto controllo perché non facili sono stati i giorni di una settimana piena di partite e di poca pazienza. Sono, siamo, tutti umani.
Con l’Alcione ha vinto anche l’autocontrollo, pure del club che ha fatto quadrato. Lo avevamo scritto dopo il doppio pareggio con Trento e Treviso: era una prima prova per tutti sotto quel punto di vista. Se ne giova l’autostima che ha avuto un’impennata alla terza di tre partita, quella nella quale si sarebbe potuto pagare qualcosa di più anche fisicamente. Invece il Brescia ha volato alto perché lo ha saputo fare prima di tutto mentalmente. In un colpo solo, i biancazzurri hanno centrato la vittoria scaccia pensieri, hanno mandato a bersaglio i loro migliori solisti, si sono divertiti giocando, hanno segnato quattro gol e sono diventati il miglior attacco del girone (come l’Ospitaletto). Se c’era anche un messaggio da mandare al Cittadella, eccolo. C’era bisogno di una serata così, di quelle che nel dubbio evitano di correre il rischio di perdersi in un bicchier d’acqua.
Il ruolo dei migliori

È tornato al gol Valerio Crespi che era a secco dalla prima: una firma da grande attaccante quella che ha messo per segnare il raddoppio dopo un autogol che non è stato un caso, ma un preciso frutto di quell’atteggiamento fumante fin dal 1’ così auspicato. Oltre al gol c’è stato anche di più: una prestazione scatenata da uomo squadra messo nelle condizioni di fare tutto ciò che meglio sa fare. In area e fuori. Decisivo anche capitan Balestrero nel ruolo di trequartista tattico.
In stato di grazia Andrea Rizzo Pinna, l’elevato del talento: ne ha dato ampio saggio e assaggio. E, nota lietissima, sta bene bene Mattia Zennaro lo scorso anno rimasto maghetto di centrocampo a metà a causa di problemi fisici reiterati. Si è visto cosa se e può dare in corsa, quantità, qualità, inserimenti e gol. A parte la bellezza del suo centro da poker, è stato (come per Rizzo Pinna) il secondo di fila. È un’arma. La morale è che i big hanno fatto i...big in attesa che anche Tiago Casasola - forse paga l’aver saltato la preparazione per un infortunio - salga di livello e cioè di condizione. Non era finito niente alla quinta, non è finito niente alla sesta. Semmai, è perlomeno l’auspicio, dopo aver attraversato un momento di passaggio che si sarebbe potuto trasformare in crisi, può essere cominciata una nuova fase tra tante altre fasi che ci saranno da qui a venire: quella in cui, per tutti, sganciare qualche peso ambientale e alcuni pregiudizi. Quella del: qua la mano Brescia. Quel tipo di Brescia che fa venire voglia di futuro.




