Union Brescia, cambiano i nomi ma mai la testa: è sempre a vincere

Chi siamo? L’Union Brescia. E cosa vogliamo? Vincere. Sempre e comunque. Proprio come a Trieste. Si sarebbe potuto pareggiare, o anche perdere: ma il Brescia ha vinto. E non intende arretrare in ambizioni e intenzioni.
Eppure, ci sarebbero tutte le condizioni per posizionarsi una zona di comfort. Correre si corre: con una media assoluta di 2,25 punti a partita e una media da viaggio di 2,6 periodico. Numeri d’altissima quota che tuttavia ancora non bastano per accorciare sul Vicenza che quel 2,6 lo spalma su tutte le gare fin qui giocate. Inoltre, correre si corre nonostante dall’inizio della stagione non si può dire che il Brescia abbia nella fortuna il suo tredicesimo uomo in campo.
Anzi: prima c’è stata la fase dei forfait a raffica sulle corsie esterne, perno del gioco di Aimo Diana, e ora c’è l’incredibile morìa di attaccanti che sono semplicemente il perno del gioco del calcio. Quindi, riassumendo, Balestrero e i suoi compagni insieme al loro allenatore sarebbero nelle condizioni di sedersi sui loro numeri e sui loro guai, cercando anche qualche carezza, perché comunque sarebbero inattaccabili.
Il pensiero positivo
Ma così si comporta chi non vuole provare a fare la differenza. Provarci non significa riuscirci (il «se vuoi puoi» è un grande fake...), ma insomma: se pensi in piccolo resti certamente piccolo, ma se pensi in grande magari resti comunque piccolo, ma ti dai la possibilità di compiere qualcosa di straordinario. L’Union Brescia è esattamente in questo solco. Intanto ribadiamo i numeri: undici risultati utili consecutivi di cui 8 vittorie.
Che sono 4 consecutive, cinque quelle in trasferta con la squadra che fuori casa è ancora imbattuta. Due le gare nelle quali si è sofferto un po’ di più: con Albinoleffe e Triestina, comunque le migliori squadre fin qui incontrate. Per il resto, i punti persi per strada sono stati casuali più che frutto di problemi di sistema. Inoltre: seconda miglior difesa con appena 6 gol presi e ben 7 partite chiuse senza subire reti.
Tanto per non perdere di vista il quadro. Incorniciato da quella forza del gruppo che è al primo posto della scala dei valori...tecnico-tattici del Brescia. Con il marchio di Aimo Diana. Sarà perché attribuire i giusti riconoscimenti a chi ci somiglia - mister «D» è «uno di noi», parla la lingua della nostra terra, ha il carattere - talvolta non semplice da capire - della nostra terra - è storicamente un po’ difficile: ritrosia che talvolta sfocia, in generale, in freddezza. Sta di fatto che il lavoro sulla testa comunque sempre a vincere è parte fondante del suo metodo (consolidato attraverso una lunga gavetta, comprensiva di girone C tra Basilicata col Melfi e Sicilia con la Sicula Leonzio). Che punta molto sull’innalzamento del tasso di autostima dei giocatori e sulla loro responsabilizzazione.
Il peso delle parole
Tanto per fare un esempio pratico che ci riconduce alla partita del «Rocco», onestamente la maggior parte degli allenatori - anche più esperti e navigati in categorie superiori - non avrebbero mancato di mettere le mani avanti sottolineando di volta in volta le assenze che nel caso del Brescia sono decisive.
Figurarsi poi in una situazione in cui è previsto che queste assenze siano destinate a protrarsi per un mese e mezzo se non due. Questo, intendiamoci, resta un tema grosso e un gigantesco punto di domanda sui propositi di gloria. Ma resta un fatto che anziché piangersi addosso e riversare le sue lacrime su interno ed esterno, Diana ha scelto la strada del dare forza alla squadra. Così alla vigilia: «Le assenze? Per me non cambia nulla: deve uscire la forza della squadra e sono certo che chi giocherà farà un’ottima partita».

Così nel dopo partita, quando gli è stato chiesto se ci si debba preparare a un Brescia sempre a caccia dei risultati, ma meno bello e più di sofferenza e quindi della serie prendiamo quel che viene e come viene: «Abbiamo il dovere di cercare la via del gol in altri modi tra punizioni, angoli e tirando di più verso la porta. E anche qui a Trieste avremmo potuto sfruttare meglio alcune ripartenze. Però abbiamo visto come possiamo cercare di mettere nelle condizioni migliori chi c’è».
Quindi, accontentarsi sta a zero e l’asticella va sempre tenuta alta: questo è il diktat. Non è d’altronde per caso che un allenatore, tra FeralpiSalò e Union Brescia, in un aggregato di 50 partite, abbia collezionato 99 punti: media di 1,98 a partita. Queste non sono opinioni, ma fatti. Se basteranno lo vedremo. Nel frattempo, non pensare in piccolo può aiutare a continuare a sognare in grande. Nonostante tutto.
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