Mancano solo i classici dettagli da limare, ma è fatta. La Fiorentina ha vinto il testa a testa col Como ed è arrivata prima alla corsa per il 2010 dell’Union Brescia e prodotto del settore giovanile del Brescia calcio Dennis Beldenti, difensore centrale.
Di rilancio in rilancio la Viola è quella che più si è avvicinata alle richieste del Brescia: per la base ha quasi toccato quota 1 milione di euro. Poi ci sono i bonus: se Beldenti terrà fede alle proiezioni, arriverebbero altri 6-700.000 mila euro.
Ora il club di Pasini lavora per spuntare una percentuale che si attesti attorno al 20% su un futura rivendita del ragazzo. Che da parte sua aveva lasciato la palla al Brescia: per lui, che mai ha puntato i piedi per andarsene e che con la sua famiglia si è sempre fidato, entrambe le destinazioni erano parimenti desiderabili.
Il Brescia ha pensato a lungo su come agire: la scelta di cedere il suo talentino non è stata effettuata a cuor leggero dato che tra i principali propositi dell’Union c’è quello di tornare a far fiorire il settore giovanile rendendo quella biancazzurra una meta e non un punto di passaggio. Ma ci vuole tempo e nel frattempo occorre transitare nuovamente dal dolore di vedere fuoriuscire il talento in erba.
La ratio è il realismo
«Ma come: davvero una società come il Brescia non ha la forza di trattenere un suo gioiello?» si chiede l’uomo della strada. A comandare - al di là di un’offerta economica che non potrebbe essere considerata nella norma per chicchessia per un ragazzo di 16 anni che tutto deve dimostrare - è il realismo.
Quella del Brescia è una società potente, ma la sua prima squadra è in serie C e la sua squadra baby gioca in Primavera 2. Che percorso di crescita potrebbe offrire ora a un ragazzo dal talento sopra media? La Primavera 2 non è allenante per i massimi livelli e si ridurrebbe a una situazione a scavalco - come è stato nell’ultimo scorcio della passata stagione - con la prima squadra senza però la prospettiva immediata di poter trovare spazio, certamente nella migliore delle ipotesi non con continuità.
Sarebbe una spola poco produttiva che ne rallenterebbe il percorso col rischio per lui di perdere il treno e per il Brescia di perdersi strada facendo tanto un potenziale grande giocatore quanto - di conseguenza - la possibilità di monetizzarlo. Manca ancora la struttura, in costruzione solo da qualche mese, per poter sostenere determinati cammini.
Banalmente, manca anche un centro sportivo dove tutte le squadre sono in contatto e in cui le possibilità di apprendimento dai grandi, sarebbero maggiori. In una società di alto livello il ragazzo avrà invece la possibilità di giocare in e contro formazioni giovanili molto competitive oltre alla possibilità di formarsi all’ombra di giocatori di serie A nel frattempo costruendosi anche fisicamente. Questione in questo di migliore opportunità, per tutti. Una cessione del genere, in questo momento, è strategica. Nella speranza che quello di Bledenti possa essere l’ultimo di troppi sacrifici.




