Torbole, simboli, stadio: un 2026 di sfide extracampo per l’Union Brescia

Se il 2025 è servito al Brescia per morire e rinascere reincarnato in Union, il 2026 si annuncia come l’anno della crescita e del consolidamento. C’è il campo, che è al centro dei pensieri, e sul quale l’intento è presto detto: mettere in atto, il prima possibile, il piano che prevede la fuga da quest’inferno chiamato serie C. Che di romantico, anche volendo raccontarsela, non ha proprio nulla.
Giuseppe Pasini ha «dettato» la rincorsa al Vicenza. Che interpretiamo come un semplice: fare e dare il meglio del proprio meglio. Perché pensare a una rimonta da quel -13 è più frustrante che motivante. Conta mentalizzarsi, allenarsi a vincere, inquadrando una rincorsa play off. Perché una, in serie B, ci può finire anche per via indiretta. Bisogna dirselo. Tirando fuori l’inespresso, abbandonando la propria comfort zone e abbandonando - per chi proviene da quella storia - i ricordi salodiani.
Tutto questo tipo di lavoro, che andrà incentivato anche attraverso il mercato - dall’alto è arrivato il via libera a investire quel che serve, per non lasciare appunto nulla di intentato - è affidato al tandem Corini-Ferretti dal quale Pasini si sente pienamente rappresentato e nel quale ripone tutta quella fiducia che ora gli consente di sentirsi più tranquillo. E di poter dunque riversare le energie migliore sulle grandi sfide extracampo che attendono il club in questo 2026. Obiettivo: «essere» Brescia anche dal punto di vista dei simboli, completando l’operazione di recupero di una storia della quale l’Union è diventata custode per acclamazione popolare. La «V» manca come il pane e non è solo una questione estetica: dove c’è «V» c’è davvero casa. Recuperato il simbolo dei simboli, si potrà davvero seppellire il passato celliniano.
Percorso
La trattativa avanza (al pari di quella, che però procede su tavoli differenti, per il recupero dello storico logo corioniano che inizialmente potrà tornare in comodato d’uso) ed è legata alla partita per l’acquisto del centro sportivo di Torbole Casaglia. A Cellino, il proprietario di terreni e strutture attraverso l’Eleonora Immobiliare, sono stati offerti 4,5 milioni di euro. A fronte di una richiesta che si aggirerebbe sui 5 milioni di euro. I professionisti di entrambe le parti sono al lavoro e sulla vicenda, in virtù di un accordo di riservatezza, è calato il silenzio.
Acquisire Torbole (l’alternativa sarebbe il centro sportivo Rigamonti, ma con valutazioni ancora da effettuare), con l’idea di effettuare migliorie rispetto al minimalismo voluto da Cellino, significherebbe accorciare i tempi anche nel piano di sviluppo del settore giovanile la cui fioritura è parte integrante del manifesto dell’Union. Un centro sportivo di prim’ordine rappresenterebbe inoltre un’attrattiva supplementare per giocatori di categoria superiore. Vorrebbe anche dire patrimonializzare a tempo di record una società che avrebbe ciò che in 114 anni di precedente storia non c’è mai stato.

Rigamonti
Se una casa per la quotidianità è un bene di prima necessità per strutturarsi e aiutare in maniera importante i risultati, non meno importante è la... seconda casa. Lo stadio. Non è un «ora o mai più», ma quasi. Se non con questa società, con quale?
Il dossier per il rifacimento-ristrutturazione di Mompiano (non sono previste altre opzioni) non ha ancora guadagnato un posto sopra agli altri faldoni. Ma è un pensiero. Tanto è vero che Pasini, pur mettendo le mani avanti ed elencando tutti i problemi, su tutti quello dei costi, ha visionato alcuni progetti che già giacevano nei cassetti. Dunque sì, quello del Rigamonti è un pensiero, per tutta una serie di ragioni. Anche burocratiche, anche politiche.
Nel 2029 il Rigamonti diventerebbe monumento, dunque per «trattarlo» occorrerebbe passare per Roma. Con tutto ciò che significherebbe. Pertanto non può che essere interesse dell’attuale amministrazione cittadina (detto che c’è da chiudere il contenzioso con Cellino relativamente alle strutture mobili dello stadio) fare quando di propria pertinenza per sostenere la società sul percorso che vorrà eventualmente imboccare. Risolvere la questione stadio, per tutti, vorrebbe dire prendersi un posto nella storia. E aiutare il Brescia a prendersi, dentro la storia del calcio, un posto stabile. Magari ai piani altissimi. Un anno, tante sfide e molti sogni ai quali provare a dare forma.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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