Busceti, l’uomo che per primo riportò la «V» sulle maglie del Brescia

Calabrese, ex arbitro di serie C poi divenuto uomo di fiducia di Gino Corioni, scelse di ripristinare lo storico simbolo nella stagione 1990-91
Roberto Bernardo

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Caposervizio

Tonino Busceti - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it
Tonino Busceti - Foto Eden © www.giornaledibrescia.it

Il ritorno in auge della gloriosa, distintiva, «V» bianca sulla maglia blu dell’Union Brescia rimanda a una figura del passato, non recente ma non lontano, della storia delle rondinelle.

«Ragazzi – diceva spesso a noi giovani giornalisti in attesa d’interviste al campo d’allenamento, nella prima metà degli anni Novanta – ricordatevi che la “V” bianca l’ho riportata io sulle maglie della nostra squadra».

La figura

A parlare era Tonino Busceti, calabrese, ex arbitro di serie C, poi divenuto uomo di fiducia di Gino Corioni, dapprima a Bologna e poi a Brescia. L’uomo che, nel lungo, nebuloso, periodo tra l’estate 1990 e l’inverno 1992, quando l’imprenditore di Ospitaletto gestiva le due squadre, scegliendo poi di dedicarsi appieno a quella che sentiva sua, rappresentava presso il pubblico e la stampa l’interfaccia della proprietà, insieme al presidente pro tempore Claudio Cremonesi e al direttore sportivo Pietro Tomei.

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Il marchio di fabbrica

Tonino Busceti, direttore generale, decise, come primo atto di fidelizzazione verso un pubblico freddo e dubbioso, di ripristinare il marchio di fabbrica, da troppo tempo lasciato in cantina, nella stagione 1990-91, allenatore Bruno Bolchi, subentrato a Bruno Mazzia. Un marchio di fabbrica che non venne più rimosso fino all’estate di un anno fa e che ora torna a far capolino sulla maglia blu-Leonessa.

Il ritratto

Un ritorno, per ora, timido, come timido era Busceti, sempre pronto, tuttavia, ad assorbire critiche e polemiche per il bene generale dell’ambiente-Brescia, al lavoro per consentire agli altri di lavorare bene, figura essenziale nell’organigramma del Brescia di Lucescu e Reja che tante soddisfazioni seppe dare ai tifosi.

Il suo raro eppur gentile sorriso (i calciatori lo prendevano bonariamente in giro inneggiando, sulle note della cubana Guantanamera, «Facci un sorriso, Tonino, facci un sorriso») si spense un giorno d’inverno del 1998. Busceti non faceva più parte del Brescia da qualche mese, avendo accolto un’offerta di lavoro da parte dell’ex sponsor Brescialat, ma l’ambiente lo pianse come uno di casa. Forse proprio perché aveva riportato a casa la gloriosa, distintiva, «V» sulla maglia blu.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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