L’acquisizione del marchio storico e della V - domani pomeriggio scadono le 48 ore per eventuali e improbabili rilanci - a pochi giorni dal primo compleanno dell’Union Brescia e dall’inizio della nuova, attesissima stagione: cosa rappresenta per il club, per i tifosi, per la città, per le ambizioni di promozione? Le domande sono girate a tre illustri ex che quei colori e quella maglia li hanno impressi nel cuore. Ecco il pensiero di Stefano Bonometti, Egidio Salvi e Gigi Cagni.
Stefano Bonometti
«L’acquisizione è importante, perché il Brescia, nell’immaginario di tutti, è quello con la V sulla maglia. Una V che ha sempre accompagnato e che sempre dovrà accompagnare il Brescia. Per qualcuno potrà essere solo un "particolare", ma non lo è per nulla. Questa era da subito stata la richiesta dei tifosi. E così anche gli scettici hanno capito che questa società fa sul serio, che ha per principio l’appartenenza al territorio. Chiaro che poi parlerà il campo, ma sulla carta il Brescia è quest’anno la squadra da battere nel girone A. Una squadra solida ed equilibrata, che non dovrebbe avere grossi problemi per provare a centrare l’obiettivo promozione».
Egidio Salvi

«Devo fare i complimenti al presidente per aver rispettato le promesse. Vedere quella maglia senza la V dava un po’ di tristezza. Ho passato la mia vita con quella V sul petto e non vederla era un grosso dispiacere. Attorno al Brescia è tornata la brescianità. Una brescianità che però non può prescindere dal settore giovanile. Che è sempre stato serbatoio importante per la prima squadra, con giocatori che poi sono diventati grandi campioni. Non si può pensare in grande senza riavere questa base. E spero che, dopo il marchio storico e la V, torni anche quel serbatoio. È l’anno giusto? Spero proprio di sì. Tutto questo dimostra che la società non è stata né immobile, né sorda alle richieste legittime dei tifosi. Ora bisogna centrare la promozione in serie B».
Gigi Cagni

«Dopo la stra-delusione patita con Cellino, dico: finalmente. La V è una cosa "nostra" e su quella maglia non può assolutamente mancare. Se questo mondo avesse ancora dei valori, queste sono le cose che raddrizzano tutto. Sembra una piccola cosa, invece ha valore. Perché la storia è importante, ha costruito quello che abbiamo. E senza storia non puoi fare il futuro. Nel calcio come nella vita. Dove si pensa solo ai soldi e non alla passione. Il ritorno del vecchio marchio e della V, insieme alla brescianità che contraddistingue il club, può fare la differenza. E la può fare anche per quei tifosi ancora un po’ tiepidi. Chiaro che poi è la qualità che sul campo decide le partite, ma il senso d’appartenenza è quel qualcosa in più che ti aiuta a superare, soprattutto, i momenti difficili. È con quello che ti rialzi dopo le sconfitte. Quando c’è unione, tutto funziona per il meglio perché l’intento è unico, quello di vincere il campionato. Conosco le pressioni che ci sono quando devi vincere, ma la cosa più difficile è sopportare le sconfitte. Ed è lì che si vede la forza di una squadra. Per questo dico a Pasini di non avere fretta in alcune decisioni, da non prendere mai a caldo».



