Tonali e Kean portano in finale l’Italia, martedì crocevia con la Bosnia
La prima è andata. L’Italia batte 2-0 l’Irlanda del Nord grazie a Sandro Tonali «che nel cuor ci sta» e a Kean e vola a Zenica a giocarsi il pass mondiale contro la Bosnia che ha superato ai rigori il Galles. Martedì sarà senza appello: o si fa il bagaglio per Stati Uniti, Canada e Messico o si sta ancora una volta davanti alla tv, come da 12 anni a questa parte.
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Ci mette un tempo l’Italia a togliersi di dosso la paura non tanto dell’avversario – modesto e nulla più – quanto dell’«oddio non so se ce la faccio». Volontà, grinta, sono qualità che non mancano: ma il passaggio da squadra a Nazionale avviene solo nel secondo tempo, quando gli azzurri prendono (alleluia) coscienza di essere più forti dell’Irlanda del Nord. Ecco, martedì servirà l’Italia dei secondi 45 minuti fin da subito a Zenica, per non vedere i soliti spettri in uno stadio che sarà una bolgia.
Sono oltre ventimila alla New Balance Arena di Bergamo, ventimila come le sciarpe distribuite ai tifosi per trasformare una serata bergamasca da nerazzurra in solo azzurra, nonostante a farsi sentire di più siano senza dubbio i tifosi irlandesi. L’inno nazionale però è da brividi, così come il minuto di silenzio per ricordare Beppe Savoldi, ma quella specie di magìa che pare crearsi all’inizio piano piano svanisce. Perché sì, Dimarco prende il palo su un cross che deviato diventa un tiro, poi si vede respingere il sinistro da Charles (unica vera occasione), ma ad aleggiare non è tanto l’entusiasmo per una palla gol creata, piuttosto la paura di scappare indietro ogni volta che l’Irlanda del Nord si affaccia.
E pazienza se spesso i passaggi giusti di fila siano al massimo tre: sulla testa degli azzurri pesano 12 anni senza un Mondiale, play off già buttati via e il sentirsi addosso, loro come Gattuso, il «peso» di una Nazione. E non aiuta uno stadio molto silente.
Allora tutto diventa difficile, sembra di giocare con la palla medica, i lanci lunghi per Retegui e Kean letti facilmente anche da un avversario i cui giocatori, in campionato, stazionano quasi tutti tra la serie B e la serie C inglese, con due che arrivano dalla Premier e uno dalla serie A scozzese. Fine.
E così tra cross sempre respinti, tiri rimpallati e colpi di testa pure, conclusioni fuori dallo specchio della porta, otto angoli e un possesso palla sostanzialmente sterile, si va al riposo con una sola vera parata di Charles in 45 minuti. Un po’ pochino...
Svolta
Gattuso però non cambia e a inizio ripresa c’è lo stesso undici di partenza. Ma qualcosa di diverso si vede. Eccome e finalmente, viene da dire. Devlin decide di aprire il campo a Retegui per l’uno contro uno con Charles: sembra tutto fatto, ma il 9 pensa bene di allungarsi la palla e sbagliare. Almeno è una scossa e Charles un’altra parata vera la deve fare dopo quella su Dimarco, stavolta sul rasoterra di Kean. Qualcosa si è evidentemente stappato ed eccola lì, la saetta di Tonali dal limite a scacciare finalmente paure e fantasmi e dare una spruzzata di «bianco Brescia» accanto all’azzurro.
Si vede un’altra Italia, più convinta: Kean prosegue il duello con Charles, dietro tutto diventa di normale amministrazione, Pio Esposito che entra per Retegui si vede negato il gol dalla testa di Hume, prima che Kean finalmente chiuda il conto personale e del match baciando il palo e facendo proseguire il sogno. Bene così, si va a Zenica.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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