Il Brescia non sa segnare né vincere, per l’Ospi punto molto pesante

Primo tempo vuoto, poi i biancazzurri (fischiati insieme a Corini) creano e sciupano, assistendo anche a due miracoli di Sanzogni e Nessi
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Brescia a testa bassa dopo la partita - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
Brescia a testa bassa dopo la partita - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

Dimmi che il Brescia è in crisi senza dirmi che è in crisi: quattro partite senza vincere, quattro e mezzo (per un totale di 389’) senza segnare. Dimmi che l’Ospitaletto sta facendo il conto alla rovescia, senza dirmi che sta facendo il conto alla rovescia: 38 punti, quattro dei quali nelle ultime due contro il Trento fresca ex squadra del momento e contro la seconda in classifica.

Uno 0-0 (come all’andata), due chiavi di lettura agli antipodi e dunque due modi di viverlo e interpretarlo. La faccia brutta è quella del Brescia, mentre sul lato B se la gode l’Ospitaletto che nel suo file ha la salvezza «scaricata» al 97% quando mancano 5 giornate alla fine della regular season. Un traguardo ormai a pochi passi anche grazie alla dote di sapere rubare punti un po’ ovunque, specie con le big.

La situazione

Se i franciacortini si leccano i baffi, al Brescia toccano ancora le ferite e un ruolino di marcia da tre punti – con tre 0-0 consecutivi – nelle ultime quattro partite. Con tutto il bene di questo mondo non si può non essere preoccupati: i risultati non arrivano e il fatto si spiega con il gravissimo quadro assenze, ma l’altro fatto è proprio relativo a questo quadro che non cambia mai dimensioni. È impossibile rimanere calmi e indifferenti anche se a rimanere centrati, aiutano le inseguitrici: tra le varie Atene e Sparta della situazione non si capisce chi rida di meno e chi sia più bravo a ciapanò.

Serie C, gli scatti di Union Brescia-Ospitaletto
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Serie C, gli scatti di Union Brescia-Ospitaletto

Ha pareggiato il Trento sul quale il Brescia resta col +4 (+5 virtuale) e ha perso il treno il Renate ko in casa col Vicenza che non si ferma nemmeno da ubriaco (di felicità). Oggi occhio al Lecco e al Cittadella, ma nel frattempo prendiamo quel che c’è stato. E ci sono stati, ancora, i fischi. Con un upgrade: nel mirino è entrato direttamente l’allenatore del Brescia: «Quando vinciamo, Corini quando vinciamo?» ha iniziato a cantare la Nord ancora durante gli sgoccioli di un derby in tono iper minore.

La contestazione

Una domanda più che legittima anche se, va detto, ieri fischi e contestazione in generale sono stati ingenerosi rispetto alle ultime uscite. Perché non si può dire che il Brescia non ci abbia provato – nel secondo tempo – e che non abbia ripreso, perlomeno, a inquadrare la porta. Facendolo nell’ennesima giornata di un’emergenza che ha richiamato Balestrero in attacco, come già accadde con Diana alla guida, come avevamo sperato non dovesse più accadere. E invece…

Semmai, va detto che il Brescia è stato protagonista del solito primo tempo vuoto tra una manovra troppo macchinosa perché lenta o lenta perché macchinosa. Fa lo stesso: sta di fatto che, complice un Ospitaletto forse scavato dalle energie spese una settimana prima col Trento, forse emotivamente non a proprio agio al Rigamonti, ha fatto una fatica micidiale a ripartire e dunque a proporre alla sua maniera.

La noia

Il piano degli orange, stante la nuova assenza di bomber Bertoli, è stato ancora all’insegna di un 4-3-3 come col Trento, ma stavolta con gli esterni Maucci e Messaggi invertiti. La squadra di Quaresmini ne ha avuto, in generale, molto poco. E nell’insieme ne è uscito un primo tempo «poco» in tutto tranne che nella noia che ha suscitato. La metaforica gomitatina che ha destato tutti dal torpore, è stata in un’occasione in coda di frazione capitata a Balestrero (trequartista con De Maria dietro a Cazzadori nel 3-4-2-1, come con l’Alcione, dei biancazzurri in fase offensiva): il capitano di testa, da dentro l’area piccola, ha colpito centralmente e debolmente.

Riecco le occasioni

Primo e non unico di altri sprechi che si sarebbero poi verificati nel secondo tempo. Sprechi che sono una pessima notizia, ma che in questo mondo al contrario del Brescia, riescono persino a nasconderne una buona: almeno, come già scritto, si sono riviste le occasioni. Quelle squadernate con De Maria, Sorensen e Cazzadori al 90’: sul colpo di testa del 97, c’è stato però un incredibile salvataggio targato Nessi che insieme al compagno di reparto Possenti è stato il leader di una fase difensiva ancora di salvataggio dell’Ospi scarico (Gori mai in difficoltà, al massimo ci sono state delle punturine e dei fastidi nati dalla parte di Armati: a proposito, perché non Silvestri?) e che ha pagato, quando il Brescia ha iniziato a spingere e forzare con più determinazione e coraggio, anche un certo gap da un punto di vista fisico.

Che dire poi della paratissima di piede di Sonzogni a sventare un quasi autogol dei suoi da traversone di De Maria. Se allora nel secondo tempo, almeno per attitudine (lasciamo da parte la qualità e l’estetica oltre a considerazioni su singoli preoccupanti) il Brescia è stato inappuntabile (da qui la valutazione di ingenerosità nella contestazione: non resta che pensare che sia stata la somma della frustrazione dell’ultimo periodo), casomai chi è di fede biancazzurra può recriminare su un primo tempo, o almeno 35’, al ribasso e col freno a meno anche una volta compreso che l’Ospi non era quello studiato col Trento. E ora? Il Brescia riflette e resiste, l’Ospi gode. Chiamalo 0-0, leggici tutto e il suo contrario.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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