Una fine d’ottobre che somiglia ad aprile, non solo per l’escursione termica mattina-pomeriggio-sera. Aprile non è, ma è come lo fosse. Perché con il Cittadella ci si gioca il campionato. Il politicamente corretto, non serve a nulla: così è. C’è chi lo sa e chi mente. Tra riuscire ad accorciare a -5 e ridarsi vita, mantenere le distanze invariate e precipitare a -11 passa il mondo.
Sotto pressione
Passa un progetto tecnico-tattico intero, passano i rapporti, passano gli equilibri, passano le messe in stato d’accusa e le rivoluzioni. Questo non è un campionato qualunque ed Eugenio Corini non è semplicemente un allenatore che rischia la panchina: per ciò che rappresenta lui in senso assoluto, per ciò che lui rappresenta per il club che lo ha scelto nel dicembre scorso facendo una scommessa molto pesante anche da un punto di vista economico costruendo poi insieme a lui un progetto per vincere. Sotto pressione, come abbiamo già avuto occasione, lo sono tutti: non solo l’allenatore, ma anche Giuseppe Pasini, la dirigenza e – ovviamente – i giocatori.

Che cosa serve e le problematiche
Alle 17.30 di oggi andrà in scena l’ora e mezza (più recupero) più lunga e delicata. La buona notizia è che il calcio è strano. Un mistero talmente insondabile che si fa presto a veder cambiato lo scenario e ritrovare l’azzurro terso dietro i nuvoloni e il prato del Rigamonti come un giardino dei giochi e non un campo minato anche dal malumore dei tifosi. «Non so se vinceremo, ma so che faremo una cavolo di grande partita» ha detto Eugenio Corini in una conferenza stampa ad alta elettricità. Comprensibilmente così: da molti mesi ormai il tecnico di Bagnolo Mella è il punto di caduta di tutte le frustrazioni, ben oltre quelle che sono le sue responsabilità. E questo va sottolineato.

Per fare la «cavolo di grande partita» nella quale tutti sperano e speriamo per non doversi mettere a raccogliere cocci, cosa serve? Servono gli uomini prima dei giocatori. Che oltretutto sono contati nei ruoli chiave. Senza Crespi, con Marras inevitabilmente ancora a mezzo servizio e fermo da 7 partite, ma anche con Spagnoli in fortissimo dubbio (ha avuto problemi giovedì) è un bel casino e chi è chiamato a fare gli straordinari là davanti sa che deve fare i conti con un carico di aspettative ancora più alto del consueto.
Insieme
Questo carico va però condiviso, come si fa in una squadra che per prima deve fornire risposte: deve scacciare i dubbi anche sulla sua sopravvalutazione sotto vari aspetti. Poi, non si è ottusi e non si può far finta che ogni assenza sia uguale alle altre e che uno valga uno. Serve l’esperienza, tutta quella che ci si può giocare: dentro Gori allora, in anticipo sui tempi della tabella di marcia che era stata compilata. Ci sono i momenti: occorre saperli pesare e avere anche il coraggio di tornare sui propri passi rimangiandosi decisione correndo qualche rischio: in questo caso Corini lo ha fatto.
È stata, quella cortissima che ci siamo lasciati alle spalle, la settimana in cui chiunque nel suo ambito ha provato a fare qualcosa di diverso: anche lo stesso Pasini, che non a caso si è presentato al San Filippo per il primo discorso della stagione a squadra e staff. Di certo, non si può dire che i vertici del club non abbiano fatto la loro parte nel cercare di serrare i ranghi e cercare di raccogliere forse e idee pur non essendo mancati confronti.
La chiamata è anche per l’ambiente

Cosa serve per la «cavolo di grande partita»? Serve anche un ambiente propositivo. Disposto a mettere da parte le proprie rimostranze e riserve. Serve un clima positivo, perché così si fa: si tifa, si soffre, si spera e si sostiene cercando di non lasciare spazio all’insofferenza. Per fischiare e manifestare dissenso c’è sempre tempo: eventualmente dopo. Il primo segnale positivo lo dà la Curva Nord che aveva già per tempo pensato a una grande coreografia per stasera e che l’ha confermata nonostante la contestazione di lunedì sera a Gorgonzola. Dentro l’ambiente, ci siamo tutti e che l’ora e mezza (più recupero) più lunga, delicata e decisiva ci riguarda tutti. Che ottobre resti solo ottobre con davanti poi altre 7 partite alle quali guardare con un’orizzonte e non con un’angoscia, conviene a tutti. Che toni e discorsi da perentori tornino a essere relativi è un guadagno. Il «primo, non sbagliare» è un affare collettivo: se riesce, il guadagno è in parti uguali.
Ps: del Cittadella cosa possiamo dire? Tanto, sappiamo già tutto. Del tipo di squadra che è e dei valori che ha perché quella granata è una squadra sempre diversa, ma in fondo sempre uguale a se stessa e la si conosce a menadito. Il fatto che oggi abbia il coltello dalla parte del manico, anche della non pressione, è un dato di fatto inutile da sottolineare. Torniamo a noi, restiamo su di noi. Che sia solo ottobre.




