Il nubifragio ha scaldato il Brescia, il sole lo ha raffreddato. Un Brescia diverso come la notte e il giorno, un Brescia diverso tra la notte e il giorno. Una cosa tipo la carrozza che all’improvviso torna zucca perché manca la magia che tiene vivo l’incantesimo, perché vengono meno le connessioni. Perché l’effetto di un recupero durato 29’+2’, è stato semplicemente straniante.
La morale
Con l’Ascoli è finita come l’avevamo lasciata e cioè 1-1. Solo che non è stato lo stesso 1-1 perché per strada, a causa di una ingenuità colossale, è stato perso per squalifica Alessandro Mercati che ha pagato ieri il conto del primo giallo rimediato con la Salernitana in maniera sciocca con un intervento altrettanto sciocco, ancora a centrocampo. Sarà il grande assente della finalissima di domenica alle 18 ad Ascoli. E sono lacrime amare, esattamente quelle che ieri sono scese copiose e a lungo, per molte ore, sul volto del centrocampista che per la sua dabbenaggine non sapeva più come chiedere scusa a tifosi e compagni di squadra.

Era triste Mercati, un protagonista assoluto del Brescia, non era più allegro Marras che poco prima del 92’ ha avuto sul mancino, nel cuore dell’area, la palla della vittoria: non ha inquadrato la porta. Così come in generale ieri i biancazzurri, e forse lo stesso Corini, non sono riusciti a inquadrare in maniera corretta l’interpretazione di una mezz’ora che è stata surreale. Come affrontarla era un «50 e 50»: il Brescia è caduto sul «50» sbagliato e invece della squadra tatticamente perfetta e coraggiosa di martedì sera, si è rivista quella che tante volte in stagione abbiamo censurato perché vittima della troppa pressione, perché incapace di dare la risposta giusta con sulle spalle l’obbligo di tirar fuori il risultato della festa. Era tutto troppo, molto difficile nell’inedito di ieri e della prova ammirata meno di 24 ore prima non c’è stata traccia.
Sotto la lente
Anche le scelte dell’allenatore, che potendolo fare da regolamento, ha scelto di cambiare tre interpreti rispetto a quelli che avevano chiuso la sera prima al 61’. Che poi sarebbero stati i tre destinati a uscire poco prima del fischio della sospensione con rinvio della partita: fuori Lamesta, Zennaro e De Maria destinati a essere rilevati da Fogliata, Marras e Rizzo. Tre cambi che martedì sera dentro il contesto di una partita che il Brescia di «riconquista» aveva in mano, avrebbero avuto il senso del segnale di andare a forzarla e che invece effettuati ieri partendo da zero, ma non da...zero, hanno trasmesso l’idea che il primo obiettivo fosse quello di non subire gol con fasce più bloccate e la perdita dei palleggiatori che avevano creato la sera precedente le giuste difficoltà a un Ascoli propenso a rischiare molto dietro e attaccabile. Va detto che al di là di quello che fosse l’intento, tanto Marras quanto Fogliata non sono sembrati sul giusto binario.

Poca lucidità
Nel complesso si sono rivisti tanti passaggi indietro, altrettanti lanci lunghi. Frenesia e poca pulizia negli ultimi metri: praticamente nessun pallone lindo è arrivato dalle parti di un Crespi la sera prima mattatore e ieri frustratissimo. Hanno girato tutti sotto ritmo, specie nella prima metà di una mini gara nella quale il Brescia ha prodotto poco, ma che in compenso ha recriminato – a ragione – per un fallo di mano in area di Milanese su iniziativa di Fogliata. Non è stato ritenuto così solare l’intervento del terzino attaccante aggiunto, ma insomma...(poca roba invece un contatto Curado-Crespi).
E l’Ascoli? Annusate le difficoltà del Brescia ha provato ad alzare la pressione, a spaventare: comunque senza creare nulla. Tutto sommato anche il primo pensiero dei marchigiani è sembrato essere quello di stare in protezione. È volato tutto via in un soffio davanti a meno di 6.000 spettatori, in pratica un terzo dei presenti di martedì: anche questo ha influito. E non si sapeva bene come viverla. Una cosa però la sappiamo: non può essere una mezz’ora – peraltro particolare – sotto aspettativa a cancellare cinque partite e mezza di play off sorprendenti. Ad Ascoli ci sarà da fare l’impresa vera: sarà difficile, ma è tutto aperto. Il Brescia sa cosa lo aspetta, ma lo sa anche la squadra di Tomei. Che vinca il migliore: fa ancora in tempo a essere il Brescia. C’è ancora vita: tanta vita. E fiducia. E speranza.



