Ci sono due modi per vivere gli scontri diretti: considerarli un’opportunità per rendersi conto che il destino è ancora nelle proprie mani oppure averne una paura folle e quindi perderli ancora prima di giocarli. Brescia, da che parte stai? È il momento di uscire allo scoperto. Se questo non è il giorno dei giorni, un po’ ci somiglia. Frosinone-Brescia, prima di tutto. Ma poi anche Reggiana-Sampdoria e Südtirol-Carrarese. Questo, a nove giornate dalla fine, è un turno che non solo può segnare, ma incidere la stagione: con tatuaggio ricordo o sfregio con cicatrice.
Il clima

Brescia, ci sei? La domanda è legittima dopo l’angoscia suscitata dall’esibizione contro il Cesena. È stato tutto brutto: il risultato, la prestazione, le scelte, il clima. Nessuno assolto. Inutile nascondere che quelli che sono seguiti sono stati giorni mentalmente faticosi nel quartiere generale delle rondinelle dove la vita, nonostante la situazione stia per scappare di mano, sembra scorrere sempre uguale: gli stessi ritmi, le stesse cose, le stesse facce rabbuiate. Che ci sia il sole o che diluvi, nulla scuote l’emotività. E questo è un atavico problema del Brescia celliniano: vietato gioire in quelle poche volte in cui lo si sarebbe potuto fare e, in compenso, una incredibile capacità di appesantire situazioni già piombate. E goccia dopo goccia siamo arrivati a un punto in cui invocare la compattezza è un esercizio vuoto. Se un gruppo ancora c’è, questo è il momento di farlo capire. Anche in questo caso non si può nascondere: lo spogliatoio è fiaccato e la cartina di tornasole è Dimitri Bisoli, rimasto schiacciato dal peso della vicenda del padre.




