Se non sono servite a niente esperienze e delusioni, figuriamoci le scaramanzie e un’inversione di panchina: il rischio retrocessione non è figlio di sedute per tecnico e giocatori sotto sortilegio perché semmai il Brescia si porta sfortuna da solo. Non sono servite le scaramanzie, ma contro il Cesena, cosa molto più tangibile e preoccupante, non è servito nemmeno cambiare modulo e proporsi con una difesa e tre e le tanto invocate due punte, Borrelli e Moncini. Risultato: il Brescia è riuscito a farsi fischiare anche in uno stadio con i circa soliti poco più di 4.000 che però non erano i soliti perché gli habitué della curva Nord, come avevano annunciato, sono rimasti «fuori sede» per protesta/solidarietà con la tifoseria avversaria, ma gemellata.
È stata un’altra serata (l’undicesima senza vittorie in casa) mesta e desolante: il classico patire e mai morire. La classifica ora vede il Brescia galleggiare un punto sopra i play out, ma se oggi il Südtirol batterà il Cittadella quota 31 sarà quella del quint’ultimo posto. E non aiuta pensare che all’orizzonte c’è una trasferta come quella con il redivivo Frosinone che da dietro sta arrivando minaccioso. E non è l’unica squadra. Perlomeno quelle davanti restano a tiro.




