Brescia, col Cesena un pari che alimenta ulteriormente la paura

A fine primo tempo Adorni sblocca le rondinelle, poi l’autogol di Calvani e un finale di sofferenza. La squadra viaggia a rilento e vede i fantasmi
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

I giocatori del Brescia al termine del match - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
I giocatori del Brescia al termine del match - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Se non sono servite a niente esperienze e delusioni, figuriamoci le scaramanzie e un’inversione di panchina: il rischio retrocessione non è figlio di sedute per tecnico e giocatori sotto sortilegio perché semmai il Brescia si porta sfortuna da solo. Non sono servite le scaramanzie, ma contro il Cesena, cosa molto più tangibile e preoccupante, non è servito nemmeno cambiare modulo e proporsi con una difesa e tre e le tanto invocate due punte, Borrelli e Moncini. Risultato: il Brescia è riuscito a farsi fischiare anche in uno stadio con i circa soliti poco più di 4.000 che però non erano i soliti perché gli habitué della curva Nord, come avevano annunciato, sono rimasti «fuori sede» per protesta/solidarietà con la tifoseria avversaria, ma gemellata.

È stata un’altra serata (l’undicesima senza vittorie in casa) mesta e desolante: il classico patire e mai morire. La classifica ora vede il Brescia galleggiare un punto sopra i play out, ma se oggi il Südtirol batterà il Cittadella quota 31 sarà quella del quint’ultimo posto. E non aiuta pensare che all’orizzonte c’è una trasferta come quella con il redivivo Frosinone che da dietro sta arrivando minaccioso. E non è l’unica squadra. Perlomeno quelle davanti restano a tiro.

Serie B, gli scatti di Brescia-Cesena
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Serie B, gli scatti di Brescia-Cesena

Si fa dura

Ma è difficile anche continuare a raccontarsi «quella dell’orso»: al momento galleggiare continua a bastare, ma mancano 9 partite e presto non basterà più. E il fatto è che questo Brescia continua solo e sempre a comunicare sensazione di impotenza, di incapacità di reagire agli eventi avversi. È accaduto anche ieri, nella serata che sarebbe dovuta essere da vittoria obbligata o, in subordine, quella nella quale dimostrare di avere tutto per giocarsi la salvezza. E invece, il Brescia si è fermato alla «promessa» di un primo tempo ben interpretato dal punto di vista dello spirito e dell’atteggiamento sebbene nell’incapacità di resistere ad attacchi di paura ravvisabili in una infinita ed estenuante quantità di passaggi all’indietro. A ogni modo, in una frazione dai ritmi blandi, il Brescia, pur con un canovaccio di gioco molto «virtuale», s’è fatto di gran lunga preferire e proprio allo scoccare del decimo tempo (450 minuti) senza gol, s’è stappato. Giocatona di sinistro di Bisoli con traversa-riga; sulla respinta del legno, palla ancora in gioco e ancora un inusuale sinistro di Bisoli a sfornare un cross morbido per la testa di suo «fratello» Adorni. C’era tutto, compreso un Cesena in giornata no e sottotono, per pensare a una serata di gioia.

Il crollo

E invece… Al 5’ Calvani con la punta per cercare di anticipare Celia lanciato da Bastoni vittorioso in un duello con Bisoli, ha procurato un’autorete. Da lì il Brescia, a parte un’altra occasione con Adorni non è più esistito. Vittima di se stesso, solo compassato e sempre sotto ritmo. Col solo Nuamah, pur penalizzato da quinto, a dare qualche fiammata. Mentre tristemente naufragava l’impianto con le due punte: Borrelli e Moncini al massimo si sono prodotti in sponde. Fischiatissimo tra l’altro il primo all’uscita dal campo dentro una girandola di cambi tra il tardivo e il poco comprensibile. Ma come si può riuscire a scuotere questa squadra? Che è stata anche capace di soffrire il nullo Cesena negli ultimi minuti: cuore in gol per due sortite in area e per un salvataggio in uscita di super Lezzerini su La Gumina il cui ingresso ha messo fin troppo in ambasce Adorni.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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