Lo dicono gli amici e simpatizzanti, si aggiungono gli addetti ai lavori. E ora anche quelli ai...livori sono costretti a prestare un occhio alla situazione mentre in mano scivolano statistiche che già dopo 10 giornate di serie A hanno qualcosa da dire: chi in passato ha avuto lo score della Lazio – 9 vittorie e un pari – una volta raggiunta la doppia cifra di partite giocate ha chiuso la stagione almeno tra le prime 4 della classifica.
I biancocelesti capolista contro tutti, anche contro un ambiente interno lacerato dalla faida tifosi-Lotito, perciò sognano, ma sono anche desti sui numeri. La Juve si arrabatta in fatica, il Napoli peggio si sente, l’Inter s’interroga, il Milan è in costruzione. Spazio per infilarsi nelle crepe dei cammini delle grandi ce ne sono. Infatti qualcosa ne sanno pure Roma, Como e persino il Frosinone. Però la Lazio…
«Ha una bellezza – analizza il bresciano ex centrocampista e allenatore ora opinionista di Dazn Dario Marcolin – che va suddivisa per punti: ha fatto un buon mercato, Gattuso ha trovato una chiave per tutti i giocatori, gioca e si diverte. E ha rivitalizzato i giocatori della vecchia guardia: Zaccagni è emblematico».
La vecchia guardia rivitalizzata
«Zaccagni, Tavares, Noslin e altri...È come se Rino – fa eco Cristian Brocchi che di Gattuso è stato compagno di squadra e che in biancoceleste da giocatore ha scritto pagine importanti – avesse liberato quelli che erano diventati come leoni in gabbia. Questa Lazio è stata fin qui capace di trasformare la negatività in altro. Onestamente – dice l’oggi opinionista di Radio tv serie A – già in estate dissi che questa squadra avrebbe potuto competere per l’Europa "che conta". Però – è il monito di chi conosce la piazza – occhio ad alzare troppo l’asticella perché può essere piuttosto pericoloso in una città come Roma».

«Io non penso – ci dice da Livemmo Fausto Inselvini, bresciano scudettato con la mitologica Lazio del 1974 – che la squadra di Gattuso possa arrivare allo Scudetto...però non si sa mai e il sogno è giusto viverlo. Inoltre, per quanto mi riguarda Gattuso ricorda Maestrelli: come lui Ringhio ha grande capacità di amalgamare il gruppo. Poi vero che noi avevamo Chinaglia e Re Cecconi, ma anche in questa squadra proprio come nella nostra che fu ci sono ottimi giocatori – su tutti ci metto Frattesi e quello che sta facendo - e poi tanti "galoppini" giusti a corollario. Tuttavia – aggiunge ancora Inselvini – credo che il vero top player sia proprio l’allenatore: con lui tutti corrono e tutto danno».
«E vincine una, due e tre...Poi fai fatica a non credere in qualcosa di grande. Razionalmente – è il pensiero di Giampaolo Saurini, attaccante anni ’90 cresciuto nel settore giovanile laziale e ora scout per Udinese e Watford – non penso che la Lazio possa arrivare in fondo per lo Scudetto perché alla lunga le rose extralarge delle altre squadre possono fare la differenza. Vincere però aiuta a continuare a vincere e a creare un certo tipo di mentalità che può portarti ad andare oltre».
Una domenica forse spartiacque
«Io dico che se domenica – dice ancora Marcolin che commenterà proprio il big match del «Maradona» – la Lazio passa a Napoli poi deve crederci davvero anche pensando ai distacchi che già ci sono e che si incrementerebbero ulteriormente. Nello score attuale dei biancocelesti c’è anche un altro fattore: ormai il fatto che non ci sono i tifosi alle partite in casa è diventato normalità e non c’è più questo choc da superare. Con Lotito la situazione non è assolutamente sanabile, ma vedremo cosa i tifosi faranno in occasione del derby, se entreranno meno. Sanno dare una spinta e un calore come nessuno: a esempio lo scorso anno fecero la differenza quando decisero di esserci col Milan. Fu vittoria».
«I tifosi della Lazio sono unici e io dico che ora dovrebbero andare allo stadio: possono ugualmente rimanere in protesta con Lotito, ma stando al fianco di una squadra che merita tanto affetto». Io so – chiosa Brocchi – che il sogno di Rino è giocare in un Olimpico pieno».




