Con l’Inter nel cuore, anche a migliaia di chilometri di distanza. Questo scudetto Spillo Altobelli l’ha festeggiato in Kuwait: «Qui commento la Serie A per una tv che ha comprato i diritti del nostro campionato. L’ho fatto da remoto per un po’, perché avevano chiuso tutti gli aeroporti. Ora qualcuno ha riaperto: da Malpensa sono atterrato in Marocco, e sono arrivato qui. Resterò fino alla fine del campionato».

Dunque ha esultato a distanza. Scudetto meritato?
«Eccome. L’Inter era la più forte, e di solito chi è più forte vince. Il fatto che abbiano festeggiato con tre turni d’anticipo la dice lunga. Io sono un tifoso nerazzurro, parlo spesso con Marotta e Ausilio, ma è un giudizio che prescinde dalla mia fede. Un divario così ampio però pone un altro tema: chi insegue deve pensare a migliorarsi, e di molto. Perché così c’è qualcosa che non quadra».
Chi l’ha delusa di più tra Milan e Napoli?
«Nessuna in particolare. E comunque ci sono i valori, come ho detto: quelli dell’Inter sono indiscutibilmente superiori. In questi anni ha lavorato meglio di tutti. È una società da imitare».
Chi è stato l’uomo scudetto?
«Impossibile fare un solo nome. Lautaro è un grande giocatore, Thuram è altrettanto forte, e anche ieri l’ha dimostrato. E poi Dimarco, il nostro Pio, Dumfries, Calhanoglu, Mkhitaryan… La lista è molto lunga».

Ha parlato di Esposito: cosa gli manca per diventare il titolare dell’Inter e della Nazionale?
«Quando è stato chiamato in causa ha sempre fatto bene, si è meritato la chiamata in azzurro. Thuram e Lautaro sono forti, ma l’Inter si gioca tutto: campionato, Coppa Italia, Champions League, Supercoppa. Le occasioni per mettersi in mostra e incidere non mancano, e tre attaccanti da ruotare servono».
Quali meriti riconosce a Chivu?
«All’inizio c’era grande scetticismo attorno a lui: si pensava non avesse l’esperienza giusta, perché aveva allenato in Primavera e poi il Parma, per poche partite. Ma lui è stato un ottimo giocatore, certe dinamiche le conosceva bene. Ha trovato una società strutturata e un gruppo che si è messo a disposizione. Ha dimostrato di essere bravo, all’altezza. Rispondendo così ai suoi detrattori».
L’unico neo di questa stagione, se vogliamo, è stato il ruolino negli scontri con le dirette concorrenti.
«Sì, anche se io metterei la firma per perdere sempre con Napoli e Milan se questo mi desse la garanzia di vincere lo scudetto. Con i rossoneri c’è una rivalità forte, un po’ d’amarezza c’è stata, e quindi il prossimo anno servirà essere più attenti negli scontri diretti».
È d’accordo con chi sostiene che l’Inter sia a fine ciclo e che in estate serva rifondare?
«Assolutamente no. La squadra è forte, ha stravinto questo campionato e quindi ha un margine importante sulle altre. Questo non significa che la rosa non possa essere rinforzata: in giro ci sono giocatori validi, in grado di regalare nuove soluzioni a Chivu».

Restando in tema, venderebbe Bastoni al Barcellona, davanti a un’offerta congrua?
«Sento spesso Marotta, posso dire che non c’è alcuna intenzione di venderlo: è un punto fermo di questa squadra e dell’Italia. E poi basta gettare la croce addosso a questo ragazzo: ha commesso un errore esultando dopo il rosso a Kalulu, ma non ha fatto nulla di estremamente grave. Si deve guardare avanti. Io sono certo che rimarrà».




