Corini: «Mi aspetto un Rigamonti pieno, la squadra lo merita»

Il tecnico del Brescia alla vigilia del ritorno col Casarano: «Ruoterò qualcuno, ma giocheranno comunque i migliori. Le pressioni sono un privilegio: le cose belle si fanno insieme»
Luca Chiarini

Luca Chiarini

Giornalista

Eugenio Corini oggi in conferenza - Media house Union Brescia
Eugenio Corini oggi in conferenza - Media house Union Brescia

Non è il tempo delle polemiche. Eugenio Corini rilancia il suo appello: «Mi aspetto un Rigamonti pieno, o quasi, domani col Casarano: questi ragazzi lo meritano per l’atteggiamento che hanno messo in campo». Al momento siamo oltre quota seimila. I disservizi nella vendita online di ieri, al netto della coda di precisazioni, sono risolti. Il club fa sapere che con la Questura ci sono sempre state condivisione e collaborazione.

Il 3-0 dell’andata trasmette un senso di sicurezza che, per il tecnico, va maneggiato con cura: «Non è ancora finita. Per vivere una bella serata dovremo avere l’attitudine giusta, la stessa dell’andata. Il Casarano ha qualità, l’ha mostrato anche domenica. E noi possiamo fare meglio in molti aspetti, l’ho detto ai miei giocatori nell’ultima riunione».

Le scelte

Il dilemma che si pone in questi casi è legato al turnover: è giusto abbondare, per gestire le energie, o è preferibile centellinarlo? Anche per Corini la questione è complessa: «Ammetto che già sul pullman a Casarano ho giocato cento partite nella mia testa. Mi piacerebbe preservare dei giocatori, considerando che abbiamo pure dei diffidati (Cisco e Fogliata, ndr). Ma schiererò comunque la miglior formazione possibile, tenendo conto del fatto che qualcuno fa ancora fatica a reggere due partite in quattro giorni. Voglio però chiarire che pensiamo solo a questa gara, non all’eventuale semifinale».

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Il momento

Corini, che rispetto a due giorni fa non recupera nessuno («nemmeno Cantamessa, che è rimasto a casa»), si guarda indietro e ripercorre gli ultimi mesi: «Veniamo da un cammino accidentato: abbiamo affrontato prove dure, che ci hanno aiutato a costruire una mentalità. La stessa che dovremo riportare in campo domani: il blasone non segna i gol, conta l’umiltà che hai». E ancora: «Le pressioni, se giochi in una piazza come questa, sono un privilegio. Le cose belle si fanno insieme, e noi abbiamo bisogno che la nostra gente ci spinga». Domani (si gioca alle 20) capiremo quante adesioni avrà raccolto questo accorato appello.

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