Brescia, la prova di forza merita tutto il supporto della città

L’andata col Casarano ha messo in luce molte delle qualità inespresse in stagione: ora bisogna completare l’opera e domani, allo stadio, sarà bello esserci
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

La felicità dei ragazzi a Casarano - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
La felicità dei ragazzi a Casarano - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Bene, bravi. Molto bravi. E dopo il tris, pronti al bis. Non si può sbagliare: sul navigatore il Brescia ha già impostato la rotta per la semifinale. Senza sapere dove, solo sapendo quando: il 24 e il 27 maggio. Ma le cose vanno fatte per bene e una alla volta. Col Casarano bisogna completare l’opera. C’è solo da condurre in porto la barca: usando perizia, conducendo con la testa. E partecipando, tutti (mettendo anche da parte, se è il caso, il malessere legato alla gestione, per la quale qualcosa andrà rivisto, della vendita dei biglietti). Domani, allo stadio, sarà bello esserci. Senza dubbio.

Scetticismo e convincimento

Partiamo dalla coda. Con la prova di forza sciorinata a Casarano, il Brescia ha messo sul tavolo la carta della sua credibilità al gioco dei play off. In pieno stile bresciano, sono tanti coloro che sul percorso hanno mostrato scetticismo e nutrito dubbi rispetto al ruolo che la squadra di Corini poteva effettivamente recitare correndo per la serie B: la partita di domenica era in Puglia potrebbe, anzi dovrebbe, aver convinto più di qualcuno a concedere una chance ai biancazzurri.

«Siete una squadra senza difetti» ha affermato un giornalista locale a Casarano rivolgendosi all’allenatore del Brescia. Naturalmente non è così: ma a volte c’è bisogno di ascoltare pareri «puliti» dalla conoscenza degli accadimenti di stagione, delle dinamiche, degli inciampi e di tutto quanto nel bene o nel male concorre a fare un campionato. A volte, c’è bisogno di vedere soltanto il momento. E in provincia di Lecce hanno visto – abbiamo visto – la potenza e il potenziale del Brescia. Come, oggettivamente, non lo avevamo mai visto.

L’allenatore

Intanto, è giusto dare a Eugenio Corini ciò che è di Eugenio Corini. È giusto darglielo perché in stagione ha combattuto con abnormi problematiche da campo e si è spesso ritrovato sovraesposto: diventando inevitabilmente, molto spesso, il terminale delle frustrazioni esterne. Una condizione non semplice da gestire, che in qualche momento gli ha forse tolto lucidità. Nel caso, non però rispetto a ciò che aveva in mente per la sua squadra a «effettivi base» ritrovate. Si è trattato non di una rivoluzione, ma di un percorso di evoluzione. Di dettaglio in dettaglio. Fino a trovare la quadra in un 3-4-2-1 che finisce per esaltare le caratteristiche migliori dei...migliori. E se la solidità difensiva è rimasta alla base del progetto, adesso la squadra sa anche come distendersi per proporre e creare.

In un contesto di equilibrio, come piace all’allenatore e in un contesto che richiede a tutti il sacrificio nelle due fasi (vedi anche esterni offensivi come Cisco e De Maria) con la goccia di imprevidibilità garantita da Marras mentre in mezzo gente come Mallamo e Mercati cuce di continuo. Intelligenza artigianale. «Ho visto giorno dopo giorno – le parole del diesse Andrea Ferretti ieri sera intervenuto su Teletutto – il grande lavoro che ha svolto il mister. Dall’altra parte ci sono stati giocatori che hanno accettato anche un grade senso di responsabilità e se ne sono fatti carico».

Le attese

Nessuno si aspettava un Brescia... Brescia come quello di domenica. Eravamo pronti al copione inizialmente attendista: i biancazzurri hanno sparigliato le carte con un atteggiamento aggressivo, con un’intensità imprevista dopo tre settimane di stop. Tanto che quando è arrivato l’1-0, dopo appena 19’, sarebbe potuto essere 1-0 già da prima.

Poi c’è stata qualche pausa, qualche cedimento al peccato di leziosità. Tuttavia nell’insieme è stata un’esibizione non opinabile e nei momenti in cui non è arrivata l’attenzione globale, è giusta l’esaltazione di alcuni singoli. Come accade alle grandi squadre. Naturalmente tutto va preso con le pinze e senza lasciarsi andare agli eccessi, ma il Brescia ha saputo sbriciolare un osso duro come il Casarano. Probabilmente «arrivato» sia mentalmente che fisicamente e che nella sua partita, al Capozzi, ha giocato più sull’adrenalina e sui nervi che sullle proprie effettive risorse. I presupposti per domani sono quelli di una serata in cui Corini potrà permettersi alcune rotazioni pur senza dare il segnale del «è già fatta»: no, l’intensità da play off va mantenuta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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