Se in questa stagione lo stadio Del Duca si è spesso trasformato in un luna park, il merito è soprattutto di Francesco Tomei. Allenatore cinquantaquattrenne, un lungo periodo formativo da vice di Eusebio Di Francesco. Quest’anno ha fatto divertire tutti ad Ascoli, sfiorando la promozione diretta (l’Arezzo è salito con tre punti in più). Ora è in finale play off, si gioca tutto con il Brescia. Che ha di fronte a sé l’avversaria probabilmente più forte di questi spareggi.
Il cammino e le caratteristiche

Come l’Union, i marchigiani hanno messo piede nei quarti dei play off, beneficiando del vantaggio acquisito con il secondo posto in classifica nella stagione regolare. Hanno eliminato il Potenza (1-0 in casa dopo lo 0-0 dell’andata) e soprattutto il Catania, con un roboante 4-0 in casa e una sconfitta indolore per 2-1 nel ritorno di ieri.
Il poker ai siciliani è forse la partita che più di tutte ha messo in mostra le qualità di questa squadra: gioco corale, vocazione fortemente offensiva. L’Ascoli gioca con un 4-2-3-1 che finora ha garantito stabilità ed equilibrio tra i reparti. Segna tanto e subisce poco: sommando regular season e play off ha incassato lo stesso numero di reti del Brescia, venticinque. A fine campionato era la squadra meno battuta di tutti e tre i gironi di serie C. Ed è pure molto corretta: zero ammonizioni in questi spareggi e dunque nessun problema diffidati.
I punti di forza

Nell’Ascoli è il contesto tattico che esalta il singolo, non il contrario. Eppure le individualità non mancano: numericamente il migliore di questa annata è stato Simone D’Uffizi, tredici gol e dieci assist in stagione da esterno sinistro. Il terminale offensivo è Gabriele Gori, anche lui a quota tredici centri (con qualche assist in meno, sei). È andato a segno pure all’andata contro il Catania.
L’uomo d’ordine in mediana è Damiani, forse il primo dei fedelissimi di Tomei. È lui che detta i ritmi e ha in mano il reparto: uno dei primi compiti che Corini assegnerà ai suoi centrocampisti sarà soffocare la sua regia. Curado, il capitano, è la grande certezza in difesa, soprattutto ora che Nicolini è fermo per uno stiramento, e salvo miracoli salterà entrambe le sfide con l’Union. Occhio pure a Guiebre, un’ala offensiva prestata al ruolo di terzino: ha segnato un gran gol al Catania e gioca sullo stesso mortifero binario di D’Uffizi.
L’ex e le chiavi tattiche

Nell’Ascoli gioca pure Emanuele Ndoj, uno dei centrocampisti più longevi dell’era Cellino. Un talento un po’ frenato dall’indolenza in campo: chi l’ha seguito con continuità in questa stagione assicura che quel difetto non se l’è ancora scrollato di dosso. Non è un titolare, ma nemmeno un comprimario: ventinove presenze in stagione e un centro alla Vis Pesaro a dicembre. A Catania è entrato nell’azione del gol che ha sbriciolato le ultime velleità dei siciliani.
Nemmeno il bresciano Galuppini, arrivato nelle Marche a gennaio, è riuscito a imporsi nelle gerarchie: l’Ascoli l’aveva prelevato a gennaio dal Mantova per sostituire Del Sole, vittima di un brutto infortunio al ginocchio. Una mezza dozzina di gare da titolare e tre gol: non un bottino scintillante, ma un’arma dalla panchina che a Tomei può tornare utile e alla quale il Brescia dovrà prestare attenzione.
Come si mette in difficoltà l’Ascoli? Squadra che si difende attaccando, quadrata, piena zeppa di qualità. Sarà complicato. Il portiere, Vitale, è molto coinvolto nella costruzione dal basso. È sempre sulla linea di metà campo durante le transizioni dei suoi, per disinnescare in partenza le offensive avversarie e offrire questo primo sbocco alla manovra bianconera. Si può giocare la carta dell’aggressione, ma l’Ascoli sa uscire con qualità anche dalla pressione. Con qualche inconveniente: a Catania ha subito gol dopo aver perso palla in una dinamica di questo tipo. Una delle chiavi in favore del Brescia potrebbe essere proprio questa.



