Ma cosa sono quelle facce? Via, subito. C’è una serie B lì, ancora ampiamente alla portata del Brescia. Per la negatività c’è sempre tempo. Tempo che non è questo. Perché questo è ancora da spendere nella fiducia, nella voce del verbo credere, nella spinta da dare a Eugenio Corini e ai suoi giocatori. Questo è il momento di prendere servizio giorno e notte come tifosi fino a domenica alle 18. C’è da accompagnare. Senza farsi troppe domande, senza perdersi in analisi, senza perdere energie in un rimuginare che pure si fa fatica a tenere a bada.
Le circostanze
Perché come scrivevamo già martedì sera, comunque andrà la doppia finale play off per il salto in serie B è fortemente condizionata. Ma anche a etichettarla direttamente come falsata non si sbaglia. Si sarebbe potuta rinviare la gara d’andata? Ovviamente sì, ma onestamente le previsioni anticipavano tutte forti temporali che non sono né un nubifragio e nemmeno una bomba d’acqua, come poi invece sono stati. È andata come è andata e a pagare un prezzo altissimo è stato il Brescia che ha visto decisamente depotenziato il suo turno di vantaggio nel fattore campo. Si è verificato un qualcosa di mai visto e chiunque deve auspicare di non vedere mai: non c’è da augurarla a nessuno la circostanza del recupero di una porzione di partita che non è una qualunque partita di campionato, ma una sfida decisiva. I 31 minuti del Rigamonti sono stati qualcosa di surreale, frastornante e posticcio: nemmeno si sapeva come viverla.
Avevamo immaginato la prosecuzione della gara della sera precedente, in realtà era un’altra partita, come partita da zero. Il Brescia, con un terzo del pubblico di 20 ore prima, era in una situazione nettamente più scomoda rispetto all’Ascoli (che dalla sua parte ha pagato con un giorno di riposo in meno dopo il rientro a casa con un viaggio in pullman da 7 ore) che ha potuto permettersi di capire approccio e intenzioni della squadra di Corini e adattarsi anche con una certa prudenza. È stato tutto così strano, ma così strano che anche soffermarsi sulle scelte del tecnico di Bagnolo Mella non ha forse più di tanto senso: ne è uscita una formazione a trazione posteriore, ma se Marras fosse stato...Marras, ovvero se fosse stato bene, staremmo molto facilmente parlando di altro. Forse ne staremmo celebrando la prodezza al 92’.
Le beffe
Danno, quello del maltempo, e beffa. Stavolta non è stato un infortunio, ma lo sciocco cartellino giallo di Mercati pesa tanto quanto. Ma se ci pensiamo, gli inciampo sono stati fedeli compagni di merende del Brescia anche nei play off: prima si è fatto male Marras, poi Rizzo, poi il forfait disciplinare di Mercati. Tre uomini, tre elementi chiave.
Eppure, in un modo o nell’altro - tra l’invenzione di piani alternativi, punture di antidolorifici, un richiamo allo spirito generale di sacrificio e palloni stupendi per Crespi - in qualche modo il Brescia ha sempre fatto. Esattamente come in stagione. Dunque, può una mezz’ora dentro un contesto senza campo né coda, pesare più di cinque partite e mezzo preparate e giocate sopra le righe? Bisogna concentrarsi su questo aspetto, sul tantissimo buono biancazzurro nei play off per pensare di poter andare a fare l’impresa ad Ascoli. Perché dovrebbe essere impossibile? In fondo, il Brescia sarebbe dovuto finire mangiato a Casarano, asfaltato a Salerno. Non è accaduto niente di tutto questo.
Valori
È accaduta invece una finale contro una squadra, l’Ascoli, che ha certamente qualcosa in più di tutti come da aspettative, ma che non è ingiocabile in senso assoluto. E che il Brescia nei primi 60’ era riuscito a pizzicare nei suoi punti deboli. Tra squadre alla pari, è tutto aperto. E perfettamente vincibile. Ma sarà certo molto importante la postura con cui si planerà dentro un «Del Duca» nel quale i padroni di casa hanno toppato solo una volta, contro l’Arezzo che poi ha vinto in volata il campionato.

Sì all’orgoglio: ricordando che come domani un anno fa arrivò la notizia della morte tecnica del fu Brescia calcio. Il primo anniversario del lutto sportivo, può trasformarsi in altro. Sì all’umiltà e alla modestia, no alla tapineria. Al sentirsi sconfitti. Vietato presentarsi come Paperino, che dove si gira piglia schiaffi. La squadra ha bisogno di sentirsi Gastone, che dove si gira trova quadrifogli. E per farlo, ha bisogno di avere dalla sua una piazza di tutti Gastone. La B è lì...




