Premessa: un evento meteo di portata eccezionale avrebbe creato disagi anche in un impianto avveniristico. Premessa/bis: la questione non è la sospensione di una partita perché l’impraticabilità di un campo e l’esigenza di preservare l’integrità non hanno a che fare con ciò che è costruito attorno al rettangolo di gioco.
Qui, il fatto è che l’eccezionalità dei disagi è normalità, anche con le «due gocce» d’ordinanza per gli assidui fruitori dello stadio di Mompiano. Tutto sommato – in rapporto agli abitanti di città e provincia - trattasi di «pochi diavoli»: la classica minoranza che non ha voce e rassegnata, oltre che attrezzata di abbigliamento fantozziano, a fare i conti col maltempo. E se piove? «La prendiamo».

La mancata copertura e i disagi
L’altra sera, quello che si sarebbe rivelato come solo un preview di finale ha costretto tutti quanti – il bel mondo della Leonessa compreso – a scoprire – semmai ce ne fosse ancora di bisogno – che il Rigamonti, così com’è e per quello che non ha, è semplicemente impresentabile e fa a pugni con le ambizioni. La città è stata chiamata alle armi e la città è corsa: chi c’era e ha acquistato il biglietto per curva o gradinata sapeva ciò a cui sarebbe andato incontro (anche se di nubifragio nessuno aveva parlato) e ok, per spirito di corpo, o anche per raccontarsela romanticamente, dato che trattavasi di una una tantum si poteva anche fare.
Beati i «tribunari»? Macché perché quel cappello sopra il settore presunto vip, di quel settore ne copre forse metà, sia in un lunghezza che in ampiezza. Chiedere anche ai rappresentanti delle istituzioni: pure loro hanno toccato con mano cosa significa il maltempo se ti toccano in sorte - e stavolta è successo anche a loro - i biglietti delle prime file. Ma anche di quelli a metà del settore.
Fatta la tara al nubigragio, appunto, l’eccezionalità è pura normalità per chi ancora si prende la briga di esserci sempre e di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Come si può pensare che a tendere la voglia di Brescia non se ne vada mai più, che i pienoni diventino abitudine e non siano titoli, che i più giovani si affezionino se non ci sono le minime condizioni di civiltà. Sì, nel 2026, con le sensibilità aggiornate all’oggi, un riparo dalla pioggia può essere considerato civiltà. Poi, la questione andrebbe allargata a viabilità e parcheggi: i cosiddetti servizi. Il re è definitivamente nudo: e non si può (più) vedere. Basta palliativi, serve una cura perché presto diventerà pure una questione di sicurezza.



