Viviamo in un mondo talmente polarizzato, che ora pure il desiderio di essere un padre-calciatore presente diventa un motivo divisorio. Emblematico è il caso del belga Jeremy Doku, che ha espresso il desiderio di lasciare gli Stati Uniti per prendere parte alla nascita del primo figlio (durante i quarti).
L’attacco
Ha scatenato l’ira della giornalista francese della tv dell’Equipe, France Pierron: «Che senso ha rinunciare? Il padre non serve a nulla in quel momento...». L’opinionista è stata travolta da un’orda di critiche, rea di difendere idee superate dei padri, e ieri non era al suo posto. Eppure, il «privilegiato» che vuole uscire dallo «show» per fare un ruolo che farebbe chiunque non dovrebbe far discutere.
Altri tempi
Ritorna in mente quanto accadde all’Europeo del ’92, vinto in Svezia dalla ripescata Danimarca. Il mediano Kim Vilfort non voleva parteciparvi perché la figlia di sette anni Lime era malata terminale di leucemia. Il tecnico gli concesse di tornare a Copenaghen quando voleva, saltò la gara con la Francia e fece il pendolare, segnando sia ai rigori con l’Olanda, sia il 2-0 in finale alla Germania. La malattia della figlia divenne una spinta per tutta la squadra. Non festeggiò e tornò subito da lei. Nessuno s’indignò.




