Calcio

Non solo Bianchi e Ayé: Brescia, la panchina è tornata d’oro

Per Corini buone risposte anche da Jagiello: qualità per essere più concreti negli ultimi metri
Eugenio Corini prepara la semifinale play off - © www.giornaledibrescia.it
Eugenio Corini prepara la semifinale play off - © www.giornaledibrescia.it
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È ufficiale: la spina è stata riattaccata. Nell’aria è tornata quell’elettricità che aveva contraddistinto la primissima fase del ritorno di Eugenio Corini, ma che poi pareva essersi esaurita a cavallo tra la Spal e il Cittadella: cortocircuito e blackout per giornate a seguire in cui tutti, senza eccezione, dentro al Brescia avevano sentito forte il colpo.

Anche Corini che insieme alla sua squadra, accompagnandola facendo leva sulle sue razionalità e lucidità, ha però saputo attraversare il buio approfittando della partita «cuscinetto», prima dei play off, con la Reggina per poi cavlacare la partita con il Perugia che è stata come un elettroshock.

E luce, di nuovo, fu. Sopratuttto a livello caratteriale: s’è visto un Brescia...bresciano nell’anima e nel cuore. Figlio del proprio allenatore e della propria gente che nella squadra sabato s’è specchiata e riconosciuta. Il tutto, adesso, è da riportare fedelmente contro il Monza anche se sarà un’altra storia perché il Monza è altra squadra rispetto al Perugia: si potrà, e si dovrà, giocare.

E per Corini, che (ri)scegliendo il Brescia ha fatto un investimento sul suo cuore, c’è adesso da affrontare la seconda semifinale play off della sua carriera: la prima, lo scorso anno, ebbe un esito crudele con il suo Lecce favorito, eliminato dal Venezia dopo il rigore sbagliato da Mancosu. Sarà una sfida anche con se stesso per il «Genio» che quella delusione l’ha macinata a lungo. Stavolta, nei panni della favorita c’è un Monza da affrontare all’insegna di una qualità dei singoli che il Brescia ha piacevolmente riscoperto come un tesoretto. Che era «nascosto» anche in panchina.

Flavio «Bianchito» Bianchi è stato l’eroe di sabato: l’uomo dei quarti d’ora quando vuole sa fare sfracelli. Ma è stato decisivo anche Florian Ayé che non segnava da Lignano sabbiadoro e che ha trovato il suo primo gol casalingo di una stagione realizzativamente magrissima proprio sul più bello.

Le reti di Bianchi e Ayé, sono state poi linfa rigenerante per un attacco dai numeri risicati per quanto riguarda la produttività delle punte «pure» considerato che Bajic «fermo» da ottobre appare ormai l’ombra di se stesso, che il capocannoniere Moreo (protagonista sabato di una partita intelligente e generosa) non timbra da 5 giornate e che Palacio dopo uno stop di un mese e mezzo e tornato da tre sole partite deve ancora trovare il feeling diretto con la porta.

Ci voleva qualche segnale di sostanza da parte dell’attacco perché anche contro il Perugia, comunque s’è sprecato troppo in termini di occasioni pulite e di situazioni in cui si erano creati interessanti presupposti: la freddezza dovrà essere un ingrediente principe nella semifinale che sta arrivando. Proprio sabato, semmai ce ne fosse stato bisogno, abbiamo ulteriormente compreso il peso degli episodi nelle gare che scottano.

In questo finale Filip Jagiello può essere un'arma in più - © www.giornaledibrescia.it
In questo finale Filip Jagiello può essere un'arma in più - © www.giornaledibrescia.it

Ma dalla panchina, Corini ha pescato - oltre a uno Huard che ha stupito per personalità in una partita così difficile - un altro tassello d’alta qualità: Filip Jagiello.

Pure lui come molti protagonista di una stagione altalenante e confuso dalla mancanza di una collocazione tattica precisa, si sta ultimamente ritrovando e anche fisicamente sembra avere cartucce da spendere: sabato ci ha messo lo zampino in due gol su tre e si è anche autoprodotto un’occasione. È una opzione credibile anche perché quello contro il Perugia non è stato uno «spot»: è già da qualche gara che impatta bene.

Jagiello, Bianchi...C’è materiale per pensare a qualche staffetta già domani immaginando di gestire le risorse e favorire magari al meglio il recupero fisico di Palacio o il cartellino di Tramoni che è uno dei 4 diffidati. Ma tocca a Corini che ha dimostrato di conoscere la profondità dei suoi.

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