Calcio

Brescia dall’inferno al paradiso: rimonta ai supplementari e semifinale

Col Perugia sfida infinita. Sotto due volte le rondinelle la riprendono con Pajac e Ayé, ma l’eroe è Bianchi
Pajac è preciso dagli 11 metri - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Pajac è preciso dagli 11 metri - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
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Questa non la dimenticheremo mai. E l’ultimo motivo per cui non la scorderemo, è il calcio. Che è stato quasi un comprimario. Può sembrare un eccesso o una provocazione, ma è l’unico modo per poter provare a rendere l’idea e spiegare che gli ingredienti di quella che è stata una sfida infinita e senza esclusione di colpi contro il Perugia ha avuto molto poco a che fare con i contenuti tecnici: è stata roba di emozioni non etichettabili, di episodi al limite dell’inverosimile, di eroi (non) «per caso» e principalmente di una dosa immensa di cuore.

È stata roba forte, una storia - con clou ed epilogo ai supplementari - riconducibile all’epica che narra di un Brescia crollato, eliminato anzi, due volte e poi rinato altrettante. Dalla polvere all’altare, infine, della semifinale play off contro il Monza. Quindi, verificate di stare tutti bene dopo la botta di adrenalina di ieri perché c’è da ripresentarsi belli carichi mercoledì alle 19, sempre a Mompiano, per il primo round (bisognerà vincere almeno una partita tra l’andata e il ritorno - domenica prossima - contro gli Stroppa’s). Per arrivare a questo appuntamento, decisivi, nell’ordine: Flavio Bianchi eroe come già nella partita di campionato con gli umbri con un gol e un assist a ribaltare l’esito dall’1-2 al 3-2 finale, decisioni arbitrali che sono girate dalla parte giusta e ultimo - ma non ultimo - uno stadio Rigamonti che con i suoi 11.000 cuori palpitanti ha contribuito a spingere il Brescia un po’ più in là rispetto anche alle sue risorse e riserve energetiche quando era a 13’ dall’eliminazione.

Cosa si chiedeva a questa squadra? Di alzare l’asticella con se stessa, di sfatare il mito al contrario delle gambe molli e della personalità di frolla nei momenti clou. È stato fatto e, saremo pazzi, ma forse c’era proprio bisogno di tutto quanto è accaduto ieri, e di come è accaduto ieri, con uno dei Brescia esteticamente più brutti, per ripartire a sognare davvero la A. Ci penseremo nelle prossime ore. Ma questo è ancora il tempo di ripercorrere il rodeo in scena contro un Perugia che sì: si è rivelato una polpettona avvelenata.

La squadra di Alvini non è stata la parvenue di turno, ma una concorrente credibile. Che mastica non amaro: molto di più. Nel mirino (le protesta hanno portato a una quasi rissa in tribuna con protagonista il patròn degli umbri Santopadre), ancora come in campionato, la direzione arbitrale.

La dinamica

Il film era iniziato con un Brescia a sorpresa proposto da Corini senza play (c’era Bisoli davanti alla difesa) e quindi «prudenziale» sebbene poi con in campo Léris, Palacio, Tramoni e Moreo. Ma alla prima sortita del Perugia, ecco la doccia ghiacciata: cross di Beghetto, colpo di testa di Kouan perso per strada da Bisoli. Reazione? Confusa, stentata, nervosa (Tramoni e Adorni han rischiato...) da parte di un Brescia frenetico, un po’ suonato (il Perugia non ne approfitta) e capace di sbagliare ogni scelta possibile. Però generoso e quindi meritevole di pescare un jolly. E così una specie di rovesciata di Léris porta Curado a prendere palla con la mano. In pochi se ne avvedono, arbitro compreso. Il Var richiama e Fourneau sentenzia: rigore. Con Pajac glaciale nell’andare a spiazzare Chichizola nell’extratime.

Gioco, partita, incontro. Bianchi beffa il portiere e trova la rete del 3-2 - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Gioco, partita, incontro. Bianchi beffa il portiere e trova la rete del 3-2 - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Partitaccia nel primo tempo, idem in una ripresa sempre più spezzettata e fallosa: un po’ fa il caldo, tanto fa la paura reciproca di sbagliare. Come fa il Brescia al 90’ quando si ritrova a subire una punizione (contestata da Sabelli) pericolosa: sugli sviluppi Santoro infila Joronen dal limite, ma Fourneau aveva già fermato il gioco per un fallo di Curado su Sabelli. Apriti cielo: Perugia, e Santopadre, furibondi e convinti che se l’arbitro non avesse fischiato, al Var sarebbe poi stato scovato un rigore per gli umbri. Ma tant’è stato e verdetto rinviato ai supplementari mentre i due allenatori avevano iniziato la loro partita delle sostituzioni: nel Brescia c’erano già Huard, Proia, Jagiello e - soprattutto - Ayé per Palacio.

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Ma le forze fresche premiano ancora gli ospiti che al 101’, approfittando di un pallonaccio perso da un Ayé in grossa difficoltà, ripartono sull’asse Carretta-Matos: 1-2, Rigamonti di nuovo nell’incubo con Corini e Florian messi nel mirino. Tutto, primo della pesca del jolly numero due: Flavio Bianchi che al 103’ su azione iniziata da Jagiello serve Ayé per il gol del 2-2 che vale la qualificazione e che poi si regala il 3-2 su assist di Proia. Una partita comunque eccezionale, da metaverso e vinta da chi non c’è stato a soccombere. Anche solo per questo, meritata: allora, chi se la può scordare? Ne parliamo mercoledì...

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