Calcio

Addio a Manninger, una meteora a Brescia ma sempre con il sorriso

L’arrivo a luglio del 2004 in biancazzurro, il ritiro a Valdaora, il dualismo con Castellazzi, il poco spazio con De Biasi a preferirgli tra i pali il portiere italiano. E così a fine agosto l’addio e l’approdo al Siena, con tanto di salvezza in A
Alex Manninger in allenamento nel ritiro del 2004 a Valdaora - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Alex Manninger in allenamento nel ritiro del 2004 a Valdaora - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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Nessuna presenza ufficiale, solo qualche amichevole e il primo Trofeo Mero a Ravenna. L’arrivo a Brescia ai primi di luglio del 2004 via Bologna, il saluto già a fine agosto sempre via Bologna per approdare al Siena. E conquistare quella salvezza in serie A che invece le rondinelle fallirono dopo quattro centri consecutivi.

La parabola di Alexander Manninger all’ombra del Cidneo è stata come il classico acquazzone estivo, breve ma intensa, tanto che la sua tragica morte avvenuta giovedì in un incidente ha lasciato sgomenta e incredula la città e la tifoseria biancazzurra. Perché tutti, appena appresa la notizia, hanno subito ricordato il suo sorriso contagioso.

Cosa è successo

Il portiere austriaco, che avrebbe compiuto 49 anni il prossimo 4 giugno (e che ha vestito anche tra le altre le maglie di Bologna, Torino, Siena e Juventus), ha perso la vita a Nussdorf am Haunsberg, un comune di appena 2.000 abitanti vicino a Salisburgo, la sua città. Fatale l’impatto con un treno a un passaggio a livello, incidente sul quale la procura ha avviato un’indagine per chiarire le dinamiche che hanno portato al tragico impatto.

La sua avventura a Brescia, iniziata nel luglio del 2004, non è stata positiva e lui stesso lo ha ricordato in una intervista poco tempo fa alla Gazzetta dello Sport. «Sono rimasto dispiaciuto da quello che è successo a Brescia. Già dal ritiro estivo De Biasi aveva deciso che non avrei giocato. Senza un reale motivo e senza darmi una possibilità. Ero stato messo in mezzo a uno scambio di giocatori, ma non mi volevano. Così ho preso e sono andato via. Grazie al cielo direi... io sono andato a Siena e poi mi sono guadagnato la Juventus, loro sono retrocessi».

I ricordi

«Vero, gli preferii Castellazzi perché era lui il titolare – ammette Gianni De Basi, sconvolto dalla notizia della scomparsa di Manninger –. Di Alex però mi resta un ricordo bellissimo, di un ragazzo e un giocatore dotato di grande autostima. Era un professionista serio, ma anche sempre sorridente. Noi facemmo una scelta con Luca, ciò non toglie che in quel ritiro estivo seppe comunque lasciare un segno nel gruppo».

«Alex l’ho conosciuto nel ritiro pre campionato – il ricordo invece di Luca Castellazzi, suo compagno di reparto –. Era senza dubbio un grande professionista, sempre sorridente ed educato con tutti. Mi ricordo questo episodio: alla mattina era sempre il primo a scendere a fare colazione, sembrava non sentisse la fatica dei doppi allenamenti in ritiro. Poi quando mi è capitato di incontrarlo da avversario ci siamo sempre salutati con grande rispetto e stima».

Manninger in ritiro a Valdaora con la maglia del Brescia © www.giornaledibrescia.it
Manninger in ritiro a Valdaora con la maglia del Brescia © www.giornaledibrescia.it

Parabola

Quando arriva a Brescia, «Manni» è convinto di ritagliarsi uno spazio e di giocarsela alla pari proprio con Castellazzi e Agliardi. «Non temo la concorrenza, anzi mi stimola a fare sempre meglio – dice prima della partenza per il ritiro di Valdaora –. Sono arrabbiato per quanto ho vissuto negli anni scorsi, fisicamente sto benissimo, ho voglia di rifarmi».

Ma in ritiro le cose sembrano subito chiare per De Biasi: non è lui il titolare, ma Castellazzi. Esordisce contro i connazionali dello Spittal, gioca davvero poco, ma conquista i più giovani nello spogliatoio con la sua simpatia. Il Trofeo Mero a Ravenna a metà agosto è l’ultimo acuto, perché le voci di mercato e di un suo approdo a Siena si fanno sempre più insistenti, fino all’addio alla chiusura del mercato estivo. Saluta con lo stesso garbo con il quale è arrivato e va a prendersi la salvezza in Toscana. Da protagonista. Sempre col sorriso.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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